Al Faro Verde: dove i piatti sanno di mare

di Cinzia Taibbi


Questo luogo per me è la mia bella e amata donna; quella con la quale condividi una vita, con la quale condividi gli affanni rendendola ancora più affascinante.

Così Stefano, maggiore e memoria storica dei quattro fratelli Balistreri, descrive il Faro Verde, il suo ristorante. Un luogo che ha un senso logico, definito, preciso come lo sono i patron che lo dirigono dividendosi oneri e incombenze, onori e incazzature.

Siamo a Porticello, luogo di pescatori e mare.

Dalla terrazza si percepisce lo sbattere dei flutti sugli scogli posti a pochi metri di distanza, cosi come il tintinnio dei cavi e dei verricelli dei pescherecci poco distanti. Il mare è ovunque ed è percepibile con ogni senso.

Un luogo che sazia l’anima. Posto nella parte finale dell’antico piano Stenditore, che dal porto costeggia il mare, delineando un angolo che sporge sul mare affiancato da altre costruzioni che invece si tuffano proprio nell’acqua. Luogo benedetto dalla natura e da Dio che volle fare arrivare proprio qui il quadro di sua Madre, la Madonna del Lume, cullato dalle onde.



Questo miracoloso ritrovamento, fu celebrato a largo San Nicolicchia, dove oggi nasce il ristorante, con la costruzione di una chiesa dedicata appunto a San Nicola, per dare definitivo riparo a quella Madonna venuta da chissà dove e che, ancora oggi, è venerata dai pescatori di Porticello che una volta all’anno, la prima domenica di ottobre, ne rievocano l’uscita dal mare, tra musiche e fuochi d’artificio.

Nella costruzione sono ancora visibili gli archi in pietra grezza, resti dei precedenti edifici; solidi testimoni di quel tempo in cui il sacro e il profano, così come il vero e il verosimile, si fondevano nei cunta siciliani. Anche le vicende del Faro verde partono dal mare e arrivano a largo San Nicolicchia, emulando il viaggio di quel quadro. Fu infatti Benito Balistreri, il padre degli attuali conduttori, a decidere di aprire il ristorante molti decenni orsono, dopo essere miracolosamente scampato a un incidente in mare e aver scelto di mettersi a vendere il pesce piuttosto che pescarlo.

Una scelta epocale per quella famiglia che contava già generazioni di pescatori.

E mentre il padre vendeva il frutto della sua alleanza con il mare, andando a piedi pa strata, abbanniando u pisci friscu che trasportava dentro le coffe (cesta di vimini) nella vicina Bagheria fino a Palermo, ogni volta che passava davanti a quella struttura posta in fondo al paese pensava che lì un giorno avrebbe aperto il suo ristorante. Laddove la Madonna aveva trovato rifugio nacque il Faro Verde.



Colori chiari, dove il bianco sposa il celeste del mare, dipingono questo luogo dove Stefano, Marcello, Francesco e Maurizio Balistreri, i figli di Benito, accolgono i propri clienti.

Una delle nobili trattorie italiane scelte per i nostri lettori, i quali potranno trovare degli osti più che ristoratori, degli ottimi padroni di casa piuttosto che degli imprenditori, i custodi di una sicilianità garbata e lavoratrice, educata al cibo e all’ospitalità come da tradizione.

Una cucina di pesce che si impreziosisce di geniali tocchi che non snaturano la materia prima, ma la plasmano al nuovo, all’equilibrato, con un tocco estetico.

Un luogo che esula dalle solite e ridondanti guide, che snobba l’arte del cucinare solo per un semplice riconoscimento, preferendo assoggettare il fare e l’elaborare a un gusto nostrano e genuino, offerto solo agli appassionati; un luogo che deve essere cercato, dove si arriva se si è curiosi, dove ci si siede dimenticandosi del tempo e accorgendosi dopo ore che si è fatto tardi.

Un modo diverso di concepire il cibo, la ristorazione e la vita. Un mondo lontano da tendenze e bizzarrie.

Le mode vanno e vengono mentre il Faro verde è qui e, onestamente, aspetta che le capricciose onde del mare portino ancora la loro benedizione. Un punto di riferimento, una garanzia costante di non trovarsi mai davanti a cattive sorprese.



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