Alessandro Gatto: arte di graffiante ironia

di Francesca Paola Comolli


Lo scorso anno gli hanno chiesto di decorare il telo che copriva il restauro del busto di Cosimo II de’Medici alla Loggia del Grano di Firenze. In un’immagine tipicamente sua per quel mix di leggerezza e sarcasmo, Alessandro Gatto ha rappresentato un Granduca che, stufo di aspettare dietro il telo, si affaccia a sbirciare il viavai della piazza sottostante la Loggia.

E’ di pochi giorni fa la notizia dell’ennesimo premio internazionale che Gatto, pittore, grafico e, soprattutto, “graffiante” illustratore satirico dal tratto inconfondibile, si è aggiudicato a Kiev. Ma sono più di 200 i riconoscimenti internazionali che questo artista, uno dei più premiati al mondo, ha collezionato nel corso della sua carriera (è nato a Castelfranco Veneto nel 1957), dal Portogallo, dove nel 2013 gli è stato conferito un Premio alla carriera, alla Cina. Tra gli altri, tanto per citarne uno, ma sono tutti ugualmente prestigiosi, ha vinto il premio alla più grande manifestazione mondiale in ambito di illustrazione umoristica, l’Aydin Dogan International di Istanbul, con l’opera See Above.



Dopo aver appreso nella bottega del padre le tecniche del mosaico e dell’affresco, Gatto ha preferito dedicarsi principalmente all’acquerello e all’incisione, declinando queste due pratiche artistiche nella grafica pubblicitaria e in opere più personali, “umoristiche” , o piuttosto “sarcastiche”, come a lui piace definirle.

Gatto usa l’arte della caricatura e la satira, in un’accezione che potremmo definire lirica, per ammonire e denunciare, divertendo, le debolezze e la vanità imperanti nella società mass-mediatica e nell’uomo contemporaneo.
Affascinato e influenzato dalle opere di Callot e di Goya, nelle quali le contese geo-politiche vengono raffigurate come sfregio alla vita comune e all’umanità, Gatto, costruendo mondi spesso indecifrabili e aperti a molteplici interpretazioni, si è dedicato negli anni principalmente all’illustrazione delle “guerre” interiori e sociali che l’uomo si trova a combattere, da solo, ogni giorno.

Solitudine, incomunicabilità e indignazione morale sono le tematiche più ricorrenti e care all’illustratore veneto; i politici, la chiesa e le convenzioni sociali i suoi bersagli preferiti. All’interno di universi claustrofobici dai colori apocalittici, “arredati” da elementi monumentali e minacciosi al limite del fantascientifico, abitano dei personaggi, delle figure piccole e inermi, agitate da paure incontrollabili o schiacciate da pericoli esterni.
Gli elementi di provocazione più ricorrenti sono le sbarre delle prigioni e i muri invalicabili, come metafore degli impedimenti psicologici, morali e politici davanti ai quali l’uomo è totalmente impotente, ma anche oggetti all’apparenza innocui o sofisticati, e tuttavia divenuti incombenti e minacciosi, nelle loro dimensioni abnormi, come un libro, una bottiglia di vino o una scacchiera, che diventano allegoria della dilagante disumanizzazione della società contemporanea e dell’impotenza dell’uomo di fronte a questa “epidemia”.



Solo in rare occasioni Gatto ritrae l’uomo come vincitore “del suo conflitto”, nell’attimo – sospeso - in cui riesce a trovare una via di fuga, sorprendente, paradossale, per non dire miracolosa, che molto spesso, infatti, va addirittura contro le leggi della natura, così come nell’opera Il muro, nella quale è illustrato un uomo in frac - forse un musicista? - nell’atto di abbattere un muro alto 4-5 volte la sua statura, per poterlo pitturare come la tastiera di un pianoforte. Come sempre, anche in questo caso l’opera, polisemica, rimane aperta a più letture.
L’arte della caricatura e l’umorismo sono “una scorciatoia per raggiungere una meta in modo veloce” ha dichiarato lo scorso anno durante una delle rare interviste da lui concesse.

Nel suo mondo d’immagini, ricche di contenuti e parole non scritte e di riflessioni amare, personaggi schiacciati dai loro fantasmi interiori, perseguitati o appesi a un filo – come nell’opera Fede -, mondi trasfigurati in senso ludico o al contrario tragico, sono le materie prime in cui si declina la spiccata personalità delle sue opere e che hanno determinato il successo di Alessandro Gatto nel mondo.



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