Astoria

di Riccardo Margheri


Conversare con Giorgio Polegato accende la mente. Non si tratta (solo) di farsi travolgere dall’entusiasmo di questo imprenditore poco più che cinquantenne, trascinante sì, ma anche con i piedi ben piantati per terra. In realtà è qualcosa di più. Ogni frase non è fine a se stessa, ogni asserzione si collega alle altre in un gioco di rimandi, sia logici sia pratici, che creano una visione più ampia, densa di significati incrociati. Ecco dunque che tento di distillare il molto che ho imparato, in questo incontro sul Prosecco e sul suo successo, in una serie di punti fissi: essi ricostruiscono la storia aziendale altrettanto di successo del brand Astoria, rappresentativa di ciò che è già stato e di quanto ancora può essere.

1. Il principale patrimonio di un’azienda è il capitale umano, gli uomini che la compongono, in termini di entusiasmo, senso di appartenenza, lungimiranza nella progettualità tesa a crescere e consolidarsi, cura nella realizzazione dei dettagli. Vuol dire consapevolezza di sé, del proprio valore, ma anche umiltà nel sapersi non esporre, nel considerare più importante il risultato del proprio lavoro all’affermazione della propria immagine personale.

2. La qualità del prodotto non è un traguardo, è un pre-requisito. In un mercato enologico globale in cui prodotti di pregio giungono (tra breve) dai cinque continenti e in essi si sfidano, ciò è imprescindibile. Per questo Giorgio e Paolo Polegato sin dagli inizi sono imprenditori agricoli, proprietari di terreni, e inoltre, ancora adesso, mantengono PERSONALMENTE i rapporti con propri numerosi conferitori, affinché si sentano cooptati in un progetto di qualità.



3. Ciò nonostante, o forse proprio a causa di quanto detto, il principale problema dell’azienda vinicola italiana è la propria incapacità di porsi sul mercato in modo competitivo, ovvero la mancanza di abilità nel saperlo interpretare. Vedi la staticità del proprio atteggiamento verso i mutevoli gusti dei consumatori, il difetto di programmazione degli interventi necessari a interpretarli e prevenirli, il difetto di duttilità e di adattamento.

4. Ecco dunque che Astoria, e il comparto Prosecco nel suo complesso, hanno costruito il proprio successo su questa capacità di interpretazione, creando un brand che ha avvicinato milioni di consumatori al vino di qualità senza richiedere un preventivo esercizio intellettuale, attraverso l’immediatezza di un’esperienza sensoriale che ne esalta il carattere conviviale. Il Prosecco si impone con un godimento dell’olfatto e del palato che non richiede di interrompere una conversazione con gli amici, esigendo una dedizione assoluta, ma al contrario la rilassa e la arricchisce in modo disimpegnato e subito fruibile.

5.Questo carattere si esplicita pienamente e dispiega la sua piena efficacia con l’immediata riconoscibilità. A livello aziendale ciò significa imporre il brand anche con packaging mirati e ricercati, frutto della creatività interna, che si coniugano con un’immagine di pregio, l’esclusività, la capacità di essere presenti negli appuntamenti importanti (vedi la sponsorizzazione del Giro d’Italia del centenario), ecc.



6. Ciò non vuole dire che il Prosecco, e tanto più quello di Astoria, sia “solo” un vino semplice, senza pretese, senza valori legati alla storia, al terroir, alla sapiente interpretazione che ne danno i produttori.
E quindi lo step successivo per prolungare e consolidare la congiuntura favorevole sarà una paziente azione di formazione per addetti ai lavori e non sui valori di un territorio, che non a caso ha sottoposto la propria candidatura come patrimonio dell’umanità per l’Unesco. Affinché sempre più consumatori avveduti, pur continuando a godersi l’inimitabile, accattivante immediatezza di un prodotto di qualità, imparino ad apprezzare le sfumature saline di un “Rive”, la pienezza di un “Cartizze”, un patrimonio di personalità per lo più inesplorato, e quindi a maggior ragione foriero di esaltanti prospettive.
È un percorso che coniuga passione, imprenditorialità, visione del futuro, solidità nel presente. Esaltante come le frizzanti bollicine, “solido” come la pienezza del frutto di un buon Prosecco Astoria. Giorgio e Paolo Polegato lo sanno, e si impegnano per proseguirlo nel migliore dei modi. In attesa delle nuove generazioni, già in azienda, il futuro è nelle loro mani.



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