Una notte a Baglio Gigliotto

di Cinzia Taibbi


Dormire in Vigna

Una notte a Baglio Gigliotto

Come stai?

Spero bene! Sono giorni che non ci sentiamo. Avrei voluto chiamarti, ma ho deciso di scriverti per raccontarti cosa mi è successo. Stanotte ti ho sognato. Non chiedermi come ti abbia coinvolto in quell’alambicco di pensieri confusi e strani che hanno avvolto il mio sonno notturno. Deve essere l’area della Sicilia a farmi questi scherzi o questa campagna ricca di viti, olivi e fichi d’India.

In quel sogno ci sei tu.

Era mattino, l’area era fresca e il sole stava appena spuntando.

Una fantasia contraddistinta da un leggero vento che veniva da lontano a alitava fra le viti e i fichi d’India in queste terre del Baglio Gigliotto dove sto soggiornando; un antico convento del 1300 che conserva integra la sua serena e tranquilla atmosfera. In lontananza un’accozzaglia di carte si rincorrevano nell’aria.

Nell’aria c’era un bellissimo odore di primavera che mi riempiva le narici.



All’improvviso un soffio di vento più forte mi strappava il cappello, facendolo volare via come se fosse un aquilone senza filo. Lo cercavo, ma scompariva per ricomparire subito dopo e rimontare in alto poco dopo, passandomi accanto, a guisa di un palloncino che si sgonfia rapidamente e saetta senza una meta precisa.

Cercavo d’afferrarlo, ma sfuggiva sempre alla mia presa.

Quella coppola sembrava impazzita come lo erano i pensieri di quel sogno.

Come ultimo tentativo mi mettevo a saltare per afferrarlo, ma prendevo il volo anch’io ritrovandomi a volteggiare insieme a quel cappello su queste campagne, fra i filari delle viti e le colture di fichi d’India.

Sembravo una girandola impazzita, ma nonostante tutto non avevo paura; ciò che vedevo era sublime riuscendo a guardare dall’alto il contesto dei fabbricati che circondano questo baglio. In lontananza c’era il Mediterraneo, girando lo sguardo vedevo Piazza Armerina ed Enna, ma anche la forma delle vallate e quelle delle colline, riconoscendomi ospite di questa bellezza selvaggia e vera.



Da lassù la Sicilia era ancora più splendida di quanto sia.

Stando lassù stavo comprendendo cosa rappresenti nell’immaginario collettivo quest’isola, essendo tanto opulenta da sembrar sfacciata nella sua bellezza, essendo capace di possedere non uno ma ben tre vulcani attivi, 1.500 chilometri di coste, 7 siti Unesco (Siracusa e la Necropoli Rupestre di Pantalica, la Villa Romana del Casale di Piazza Armerina, l’area archeologica di Agrigento, le isole Eolie, le città tardo-barocche della Val di Noto, il Monte Etna e l’alberello pantesco dell’isola di Pantelleria) ai quali aggiungevo decine di siti archeologici e paesi come Caltagirone e Gangi, diventato borgo d’Europa.

Un elenco lunghissimo cui si aggiungevano, in quello strano sogno, anche i personaggi della grande letteratura siciliana che hanno cantato la vita delle genti di questo continente chiamato Sicilia, riuscendo a incontrarli e a salutarli uno a uno, come si fa con dei vecchi amici, facendomi raccontare da loro i segreti di quel loro “verbo” che scuote l’animo.

Un sogno lungo, bello, incantato che è finito solo quando mi sono alzata.

Era mattino e il sole stava per nascere al Baglio Gigliotto dove ho dormito.

Apro le finestre facendo entrare la Sicilia in questa stanza, per capire ancor di più quanto valore abbia la qualità della vita che sa offrire questa terra.

È qui la grande bellezza ed è proprio questo tanto, questo tutto, forse questo troppo, che mi affascina.

Avrei voluto fotografare ciò che ho visto in quel sogno mostrandoti cosa sia quest’isola, ma è meglio che tu scenda a respirare ciò che sto cercando inutilmente di illustrarti con le parole.



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