Bisol, la mia Valdobbiadene

di Riccardo Margheri


Chi nasce a Valdobbiadene, fra i filari di viti che disegnano i profili delle colline, può solo considerarsi fortunato.

Cresce bene direi, consapevole d’appartenere ad una terra unica il cui clima, la morfologia del territorio e la cultura della gente, sono elementi inimitabili e non replicabili, gli stessi che hanno contribuito ad allevarmi e farmi diventare grande.

Non so se troverò le parole esatte per spiegarvi cosa siano per me queste colline, di certo le porto dentro, come se fossero un elemento del mio organismo, di cui non posso fare a meno.

Su queste terre faccio il viticoltore, come le mie precedenti generazioni che si sono succedute negli ultimi cinque secoli. È qui che nasce il Prosecco, proprio su queste colline che tanti amano vedere ma che nessuno vuole lavorare, poiché le viti richiedono fatica per essere allevate.
La mia famiglia, come tante altre, condivide da sempre questo impegno, con la tenacia e la dedizione di chi sente sue queste terre, riuscendo a modellarle fino al punto di regalare un ambiente naturale e unico alla vite che qui trova un luogo d’elezione.

Sono declivi sinuosi quelli che da Conegliano corrono fino a Valdobbiadene. Colorati di verde, in una continua contrapposizione paesaggistica fra vite e boschi dove più rude, impervio e selvaggio è il territorio di Valdobbiadene, in cui si trova l’azienda Bisol, mentre più morbido, arioso e aperto è quello di Conegliano.



Sono quelle che hanno ispirato i principi del mio vivere, che non è mai stato articolato o complesso ma semplicemente visionario come semplice e lineare è il valore che ho sempre attribuito alla famiglia, al “bene” che lega le parentele e le amicizie, al rispetto e alla stima che nutro per il lavoro in cui credo fortemente come elemento di crescita e di auto stima.

Non poteva essere diversamente per chi, come me, si sente trevigiano ed ha alle spalle una grande storia familiare che impone un pragmatismo ragionato nel presente e un concreto idealismo per il futuro.

Su questa strada ho viaggiato, spontaneamente, spinto dalla forza invisibile della tradizione; un passo dopo l’altro, senza grandi certezze, provando ad andare oltre, pensando a un futuro non solo sperato, ma realizzato, concreto e non soltanto sognato.
Per farlo ho provato a vedere le cose da un punto di vista diverso, trasformandomi in un uomo eclettico, difficilmente adattabile a logiche stantie o conservatrici.

La lungimiranza, invece, mi è servita per non vivere soltanto le urgenze che il mondo detta, ma per guardare oltre, un po’ più in là, arrivando a fare scelte coraggiose e originali.



Solo così nascono progetti, idee nuove che pur attingendo al passato, sanno dare un’immagine diversa al futuro. La grande considerazione che abbiamo noi Bisol del nostro lavoro ci spinge a pensare d’aver operato sempre per il meglio in viticoltura, tanto da proporre verticali del nostro Prosecco di anni, sfatando l’idea comune che questo vino sia un prodotto da consumarsi giovane.



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