Stefano e Paola Bigi

di Angela Cesaro


Ed eccomi proprio qui a Milano dove ho avuto il piacere di incontrare i fratelli Stefano e Paola Bigi… dopo un accordo
telefonico, presentandomi come inviata del luxury magazine “Bubble’s”, ho chiesto loro se avessero avuto
piacere che scrivessi la storia sulla loro produttività: interessati, Stefano e Paola mi hanno dato un appuntamento
presso la loro sede produttiva. Le cravatte firmate Bigi nascono in viale Gian Galeazzo
a Milano, in un piccolo laboratorio, cuore pulsante di un classico palazzo d’epoca che rispecchia l’eleganza, la
ricercatezza e il dettaglio che caratterizzano i prodotti realizzati dall’azienda.
Prestigioso ingresso, un importante edificio collocato su un circuito che unisce tutte le antiche porte della città e
tipico di quella Milano amata dai milanesi e dagli stranieri più sensibili alle bellezze architettoniche non esibite.
Quella Milano che oggi detiene il titolo di “fashion capital”, dettando lo stile e custodendo il segreto del buon
gusto. Eh sì… esattamente da qui partono le cravatte destinate ai paesi esteri… Ecco arrivare Stefano, sorridente
e orgoglioso e, sorseggiando un caffè insieme, iniziammo a parlare. Gli ho presentato il magazine Bubble’s e devo
dire che ha fatto un buon effetto… Gli ho chiesto di raccontarmi come ebbe inizio l’attività. Mi ha raccontato
che nel 1938 Luigi Draghi, il nonno materno di Paola e Stefano Bigi, trasformò l’amore per lo stile e la raffinatezza
in un laboratorio destinato alla produzione di cravatte, e da allora la passione per il buon gusto e i dettagli si è
tramandata di generazione in generazione, dando vita a una delle più importanti aziende italiane di cravatte di
alta qualità. Quindi il nonno Luigi fondò con un suo socio l’azienda di cravatte nel 1938 a Milano, al civico 2 di via Corridoni;
dopodiché nel 1954 aprì una propria azienda, “Luigi Draghi”, con al suo fianco suo genero, Daniele
Bigi, padre di Stefano e Paola Bigi, sempre con l’intento di produrre cravatte di qualità, identificandole con il
marchio Luigi Draghi e Pulcher, mantenendo intatti gli elevati standard qualitativi e l’artigianalità dei prodotti.
Nel 1976 Daniele Bigi fondò la West Point Manifattura Cravatte S.r.l. continuando il mestiere del suocero, dopo
che questo si era ritirato con l’avanzare dell’età. Stefano precisa che nel 1980 cambiò nuovamente marchio denominandolo
“Bigi”, in Porta Ticinese.



Oggi
eccoci qui con i fratelli Stefano e Paola Bigi che, in prima persona, portano avanti con competenza e orgoglio questa tradizione
di famiglia. Entrambi si occupano dalla ricerca alla scelta dei tessuti per la realizzazione delle collezioni, fino al confezionamento
e alla commercializzazione dei prodotti. Dal 1990 Stefano e Paola Bigi, forti dell’esperienza acquisita
dal padre, si sono occupati con entusiasmo della gestione della West Point Manifattura Cravatte S.r.l.
Stefano è nato nel 1966, tre sorelle, due figlie, una moglie giapponese e tantissime cravatte intorno al collo.
Ecco i numeri di Stefano Bigi, amministratore unico della West Point Manifattura Cravatte S.r.l. dal 1997.
Entrato in azienda nel 1989, a 23 anni, dopo un’esperienza formativa all’estero presso una impresa produttrice
di tessuti di altissima qualità per l’abbigliamento maschile, condivide con la sorella Paola la gestione
dell’azienda di famiglia. «Mi ricordo ancora il profumo della seta che si sentiva
nella ditta del nonno quando da piccolo andavo a giocare tra i tavoli delle lavoranti... – racconta Stefano
Bigi – Nella mia formazione professionale è stata molto importante l’esperienza fatta affiancando mio padre
quando ho iniziato a lavorare in azienda: vivere da vicino tutti gli aspetti produttivi e stare a stretto contatto
con le lavoranti mi ha dato una solida base. Mio padre mi ha trasmesso principi molto importanti quali l’amore e la passione per
la cravatta». Gli chiedo quanti viaggi fa durante l’anno e mi risponde che per seguire l’aspetto company commercial, negli
ultimi anni si è trovato spesso a girare per il mondo. Viaggiare e conoscere sono aspetti che ha amato sin da
quando era molto giovane. Paola invece mi ha raccontato che «Fin dagli anni giovanili l’arte, in ogni sua espressione, è stata la sua
compagna di vita. Questa passione – continua il racconto Paola Bigi, diplomata in pittura all’Accademia
delle Belle Arti di Milano – non sfuggì a mio padre che, avendo ben compreso la mia inclinazione, riuscì
a convincermi a occuparmi dell’azienda di famiglia. E in questa azienda ho portato la mia creatività e la mia
professionalità». Mi spiega che ha iniziato nel 1986 il suo percorso in azienda, affiancando le loro operaie
in laboratorio per seguire tutte le fasi di realizzazione di una cravatta, per poi occuparsi dei rapporti con
i produttori e i fornitori di tessuti. Un mestiere che non smette di affascinarla e di coinvolgerla: parla di
un’esperienza che apprezza sempre più quando, ogni giorno, vede realizzare il loro prodotto, frutto e sintesi
di gusto, passione e laboriosità.



Un amore per questa striscia di tessuto coltivato giorno dopo giorno, mettendo in campo le passioni personali
e professionali di due fratelli nati respirando il profumo dell’arte sartoriale e tradizionale.
Ogni anno la West Point Manifattura Cravatte S.r.l. produce migliaia di cravatte fatte a mano, esportando il
Made in Italy nel mondo, pur mantenendo una struttura aziendale tradizionale, agile e snella.
Mantenendo il modello aziendale impostato dal nonno, tutte le fasi di lavorazione della cravatta vengono effettuate
da personale dipendente specializzato che opera in azienda o presso il proprio domicilio. Un punto di forza
del prodotto è sicuramente la qualità unità all’esclusivitàe alla competenza.
Ho domandato a Stefano da dove arrivassero i tessuti chiedendo poi anche come, dopo la selezione delle materie
prime, sia processata la lavorazione. «Scegliamo i migliori fornitori tra i quali italiani e inglesi, sete e calde
lane Comasche e lanifici Biellesi. Abbiamo due etichette, una Blu che si riferisce a una linea tradizionale con gusto
classico e sofisticato, ideale per un man of style, mentre l’etichetta Azzurra aggancia la linea casual dedicata più al
modern man. Stefano Bigi continua a spiegarmi il processo di lavorazione
e rifinitura che porta alla nascita di nuovi prodotti. Taglio, punta, macchinatura, stiro, montatura,
cucitura, attaccatura passante ed etichetta, controllo e imbustatura sono i primi passi importanti per realizzare
una cravatta perfetta. Deve essere realizzato rigorosamente a 45 gradi rispetto al dritto filo del tessuto per far sì che
la cravatta, una volta confezionata, non giri su se stessa. Le due punte, ottenute dal taglio della stoffa, devono
formare un angolo retto con i lati perfettamente uguali. La storia di competenza e passione raccontata dalle cravatte
Bigi è apprezzata non solo in Italia. Negli ultimi vent’anni ha conquistato soprattutto il mercato asiatico,
in particolare il Giappone. E che dire… avendomi mostrato i percorsi della lavorazione
di una cravatta, devo dire che qualcosa l’ho imparata
anch’io…
Alla prossima…



ARTICOLI CORRELATI

Igles Corelli: ricerca, arte e avanguardia
Carlo Ferrini, uno dei capisaldi dell'enologia italiana.
Aleph Rome Hotel