Cagliari, un'immersione nei colori del tempo

di Paola Cerana


Cagliari è dunque il riassunto di un passato scolpito nella roccia e incorniciato da un blu che cangia con l’alternarsi delle stagioni.
Incandescente d’estate e gelida d’inverno, si estranea dal resto dell’isola, quasi voglia difendere con orgoglio la sua storia. Il precipitoso incedere dei suoi edifici ricorda un po’ le cittadelle mediorientali, presepi laici sospesi tra storia e leggenda, dove il sole inclemente s’inchina la sera all’aura dorata della luna.
Ma se, ammirando la città dal mare, vince la seduzione del suo arroccarsi verso il cielo, penetrando all’interno si sprofonda nel groviglio di stradine in cui pare veder sfilare le civiltà che qui nei secoli si sono succedute. Carri e carrozze hanno seminato impronte puniche, romaniche, bizantine, cui si sono sommate quelle delle più recenti dominazioni pisana, aragonese e piemontese.
Curioso è il fatto che i viaggiatori forestieri nell’Ottocento e nel Novecento chiamassero Cagliari la “città gialla”, per via della sua bella roccaforte, il Castello, a quei tempi certamente molto più visibile di oggi per via del nulla che la circondava. Il “Castéddu”, costruito in roccia calcarea, trasudava infatti la colorazione giallognola tipica del giglio, fiore per altro diffuso nelle pri
mavere di quei tempi sui pendii di queste montagne. Ancora oggi il Castello è il simbolo storico della città: appollaiato sul colle a cento metri dal mare, pare scrutare l’orizzonte a caccia del nemico, come una vedetta fedele alla propria terra. Il quartiere medievale che lo ospita è il più antico della città, costruito e fortificato nel XIII secolo dai pisani, che hanno lasciato in eredità ai futuri viandanti le possenti mura, le torri e i bastioni. Eloquenti narrazioni architettoniche dei trascorsi storici.
Scendendo dal Castello verso il porto, si passa per Marina, altro quartiere storico in origine abitato prevalentemente da pescatori. Mentre più a ovest s’incontra un’altra fetta della storia di Cagliari, Stampace, quartiere animato da botteghe di artigiani e artisti ma soprattutto ricco di chiese, forse le più seducenti della città, che riassumono il profondo senso religioso dei cagliaritani. Dalla Chiesa di S. Anna a S. Restituita, da S. Efisio a S. Michele, fino agli edifici spirituali del quartiere di Villanova, il filo conduttore dell’arte si perde, o meglio si ritrova, nella fede. Sposalizio tra sacro e profano disseminato in ogni dove, tra viuzze ombrose, tetti assolati e panni stesi, e che culmina nella Chiesa di Santa Maria Assunta e nella Basilica di San Saturnino, santo protettore di Cagliari.



Passeggiando per via Roma e viale Regina Margherita, passando sotto lo sguardo solenne
la città gialla
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del Bastione di Saint Remy, ecco che ci s’imbatte invece nel simbolo politico e civile di Cagliari: il Palazzo Viceregio, antica dimora reale oggi sede della Prefettura. Dal Trecento a oggi i vari restauri lo hanno resuscitato a nuova vita e i dipinti che ospita all’interno delle sue sale ne fanno una vera e propria galleria d’arte. Ancora una volta il passato riaffiora nel presente attraverso la bellezza.
Spiritualità e riverenza emergono anche laddove l’architettura lascia spazio alla natura. Cagliari, infatti, non è solo culla d’arte e architettura ma anche regina di spiagge e oasi protette che invitano il viandante a scoprire il volto più selvaggio della città. Affacciata sul Golfo degli Angeli si allunga la spiaggia del Poetto, particolarmente amata dai cagliaritani ma non solo. Dal Margine Rosso, sul litorale di Quartu Sant’Elena, si srotola per otto chilometri di sabbia fino alla Sella del Diavolo, il promontorio che domina il porticciolo di Marina Piccola. Il litorale s’allaccia poi al Parco Molentargius-Saline con le sue spettacolari nuvole rosa di fenicotteri (“sa genti arrubia”, come li chiamano qui, ovvero il “popolo rosso”). Anche questa è una preziosa opera d’arte naturale che all’animo sensibile suscita la stessa commozione di un’opera d’arte sacra.
Così il viaggio prosegue all’insegna dei colori. Dal giallo del Castello, al rosa dei fenicotteri, al blu del mare. Dopo l’immersione in secoli di architettura, un tuffo rinfrescante nel Mediterraneo è d’obbligo per decantare la bellezza che il pennello del tempo ha impresso su questa città aspra, pietrosa, con una storia tutta scritta e apparente nelle pietre, come i segni del tempo su un viso...





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