Chiarli: un viaggio nel Lambrusco

di Antonio Distefano


Uscita Modena Sud, A1.

Da lì attraverso le strade immerse nelle campagne modenesi fino ad arrivare alla cantina Cleto Chiarli Tenute Agricole a Castelvetro, della famiglia Chiarli che è proprietaria anche di altre due, quella di Modena, Chiarli 1860, e l’ultima nata a Sozzigalli, la QUINTOPASSO Metodo Classico, realizzate come supporto di ben sette aree agricole, locate in provincia, che contano un’estensione complessiva di 350 ettari, dei quali ben 100 vitati, per lo più condotti seguendo il protocollo della lotta integrata, ma anche, in parte, in coltivazione biologica.

A ricevermi trovo la storia del Lambrusco, identificabile nella figura di Anselmo Chiarli, e con essa la tradizione vitivinicola del territorio modenese, evoluitasi attraverso l’impegno, la dedizione, la sagacia e lungimiranza imprenditoriale di una famiglia che ha legato il proprio nome al brand aziendale e al Lambrusco, che ritengo sia uno dei grandi vini italiani.

Come sappiamo il successo, sia che si parli di vino o del territorio dove si produce, passa attraverso la capacità di alcuni uomini che, più di altri, hanno saputo interpretare gli elementi che avevano a disposizione, relazionandoli ai mercati attraverso la costruzione di un proprio terroir.

Tutto ha inizio nel 1860, cinque generazioni orsono.

Cleto Chiarli fu il fondare della cantina, mentre Anselmo, il figlio, si prodigò a diffondere il Lambrusco al di fuori degli avventori della trattoria di proprietà, posta nel centro di Modena, chiamata dell’Artigliere per i quali era iniziata la produzione. Con lui il Lambrusco travalicò il territorio locale approdando ad aree metropolitane e a gran parte del territorio italiano.



Successivamente furono Giorgio e Giovanni, i figli di Anselmo, a rifondare la Chiarli dalle ceneri del disastroso periodo bellico della Seconda Guerra Mondale, riprendendo la direzione tracciata dal padre come fecero dopo, negli anni ’80, Mauro e Anselmo, figli di Giorgio, che consolidarono la struttura aziendale con investimenti mirati e un’apertura mondiale ai mercati, non dimenticandosi, nel frattempo, di far crescere la V generazione.

Dopo poche battute scambiate con Anselmo percepisco immediatamente quali siano i valori che hanno regolato il divenire di questa cantina familiare, così come l’onestà intellettuale che l’ha governata.

Un decalogo comportamentale di altri tempi che si basa su un dialogo schietto, vero, pragmatico, che non travalica mai i valori etici di correttezza verso il proprio e l’altrui lavoro, verso il prodotto e il mercato, verso la qualità e l’opportunità di crescita cha avrebbe il territorio del Lambrusco di Modena DOC se...

Il brand Chiarli, per diritto acquisito sul campo, è inserito nelle mappe mondiali dei mercati del vino, e lo è oggi, come lo era cinquant’anni orsono insieme a tanti altri vini a denominazione italiani.

Grande Storia, quella che cercavo, quella con la lettera maiuscola.

Ripercorrendola mi sento fiero e orgoglioso d’essere nato in un paese come l’Italia.

Le parole di Anselmo danno ragione a quanti, come me, vedono sventolare la bandiera del Lambrusco, al fianco del tricolore, nonostante gli anni, le mode, le critiche e le difficoltà che ha attraversato.

Anselmo ripercorre le vicissitudini del Lambrusco con oculatezza e precisone, scadenzando i tempi della sua consacrazione, le crepe del successo e le prospettive future di un vino simbolo di un’Italian Style nel mondo. Nell’ultimo decennio il Lambrusco ha smesso d’essere “Cenerentola” indossando i più regali panni che vestono i grandi prodotti enologici italiani, essendo capace di soddisfare non solo il gusto dei neofiti, ma anche quello degli intenditori che cercano in un vino l’unicità territoriale, in questo caso di bollicine mai banali e capaci di costruire consensi planetari.



Ne riscontro il valore degustando i vini aziendali proposti da Anselmo che tiene a puntualizzarmi come sia stato “geneticamente assunto” per traghettare verso il futuro l’azienda di famiglia.

Mi parla dei suoi vini alla base dei quali vi è un’idea filosofica produttiva che governa il suo agire e si alimenta di uno spirito sociologico e imprenditoriale che tiene conto da una parte il brand Chiarli, dall’altra valorizza il Lambrusco, il territorio e le altre eccellenze dell’Emilia.

Un’idea consona all’evoluzione dei tempi, come lo è il Lambrusco, essendo modulare e capace di adattarsi ai gusti e delle abitudini alimentari del mondo, pur mantenendo la propria originalità, la massima semplicità e schiettezza.

Un vino da bere sempre e tutti i giorni.

Questa è la forza del Lambrusco e di chi, come i Chiarli, lo produce da oltre 150 anni, parlando di vino al mondo.



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