Filippo Cogliandro

di Emiliana Lucchesi


Il Principe Alberto lo ha incontrato lo scorso anno a Montecarlo in occasione della cena di gala durante la settimana de “La Cucina nel mondo”, dove si trovava in veste di rappresentante della cucina italiana. E ora Alberto Grimaldi, il 9 e 10 maggio prossimi, verrà in Calabria per visitare San Demetrio Corone, il primo feudo di famiglia, in quel di Vibo Valentia. Filippo Cogliandro è emozionato e felice, all’idea del nuovo prossimo incontro con Sua Altezza e ne parla con la spontanea naturalezza che lo caratterizza e lo contraddistingue. D’altra parte ormai lui è avvezzo alle luci della ribalta. Da quando vinse il Premio Paolo Borsellino, qualche anno fa, per essersi coraggiosamente ribellato alla ‘ndrangheta; ma anche da quando porta in giro le sue seguitissime “Cene della legalità”, in Italia ma anche in Europa. L’idea e il progetto di queste cene itineranti prese forma a Firenze, a seguito di un’intervista. Perché lui, Filippo, amico di don Luigi Ciotti, è impegnato molto sul sociale. Al punto da aver praticamente “adottato” due giovani talentuosi e volenterosi del Gambia arrivati in Italia anni fa e che ormai lavorano al suo fianco. Questo giovane Chef però, non è solo un uomo impegnato sul sociale. È un uomo che ama profondamente la sua terra e le sue radici, i prodotti e la cultura della sua aspra regione.



Sicuramente la Calabria è un lembo di terra affascinante e remoto, poco battuto dai food writers, ma non ci dimentichiamo che questa terra ha visto spuntare e crescere anche i fratelli Alia, un po’ più a nord. E poco più di un anno fa il prestigioso New York Times ha inserito la Calabria fra i 52 posti al mondo da visitare assolutamente. Un must, dove si respira cultura a ogni angolo. Probabilmente non è proprio un caso se il ristorante di Cogliandro, con ampie vetrate che danno sul mare, si trova proprio in Largo Colombo, a pochi passi dal Museo della Magna Grecia edificato dopo il terribile terremoto che distrusse la città nel 1908. Qui ci sono anche i celeberrimi Bronzi di Riace. La cucina di Filippo profuma di buono. Di buono e di antico. È un’anima bella, Filippo, e il suo candore è disarmante. La quieta serenità che spande intorno a sé probabilmente gli viene dai lunghi studi in teologia, ma sicuramente anche dalla consapevolezza di operare nel giusto. «Non so se sono stato io a scegliere questo lavoro – dice – o se è il lavoro che ha scelto me!». Che lavori con passione è comunque un dato di fatto inconfutabile. Basta guardarlo mentre, chino come in atto d’amore, compone i suoi piatti. Sistema i pesci dei suoi mari, profumati e vestiti di argentee livree nei piatti; insaporisce pietanze con la ‘nduia e il celeberrimo peperoncino. Ed è innamorato perso anche del bergamotto, che mentre per i più è utilizzato solo in profumeria o per creare bibite che entrano a pieno diritto nella nutraceutica, da Cogliandro entra come comprimario nei manicaretti da lui creati. Anche la carta dei vini incanta e convince, e anche qui ci sono le migliori etichette note e meno note di questa terra che negli ultimi lustri ha saputo riscattarsi anche con una enologia attenta e formidabile.

Ad maiora, Filippo!





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