Ieri, oggi e domani… Coppo

di Redazione


Ci saranno sempre nuovi giorni, cadrà la pioggia che il sole asciugherà e ci saranno giornate d’affrontare con forza e salute: “robur et salus”. Un po’ il motto di casa Coppo, lo stesso che recitava nonno Piero per spronare la famiglia e rappresentare la sua azienda, entrambe identificate come un’unica cosa.



Ascolto, mentre lentamente cammino nei corridoi sotterranei delle cantine di questa azienda. È la loro Cattedrale Sotterranea; una lunghissima galleria che si apre in altri svariati cunicoli scavati a mano nel tufo a partire dal XVIII secolo, dichiarata dall’Unesco Patrimonio mondiale dell’umanità per la loro bellezza e storicità. Percorrendole si attraversa la collina, passando dall’altra parte del paese di Canelli e ritrovandosi all’interno del giardino della villa liberty da un secolo di proprietà della famiglia Coppo.

In queste gallerie dalle volte in mattoni riposa il vino e i dormienti spumanti figli di una tradizione spumantistica che a Canelli, in Piemonte, ha sentito i primi vagiti di quel movimento che si è poi diffuso in tutta Italia.

Da qui è passata la storia del vino italiano, almeno di quello spumantizzato; vini chiamati ancora Champagne almeno fino a pochi decenni orsono, ottenuti dalla vinificazione dei frutti del vitigno Moscato, grazie all’intuito e all’intelligenza, divenuta poi sapienza, dei capostipiti di grandi famiglie.



Parlo prima con i “vecchi” e cari amici, quelli della mia generazione, ma ascolto con passione anche la quarta generazione, quella che si affaccia ora all’uscio della cantina ed è piena di progetti, orientati a rimarcare quale sia l’importanza dei Coppo in questo territorio, esaltando da una parte il concetto della qualità dei vini, che posso affermare con assoluta sicurezza non è mai venuta meno, e dall’altra rendere fruibile la bellezza della cantina e quella del territorio circostante.



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