Alessandro Corina - L'effervescenza creativa

di Andrea Zanfi


Scoprire menti pensanti, oltre a farmi ricredere sullo stato di salute di questa Italia, contribuisce a ornare la mia giornata facendomi apparire questo nostro sistema imprenditoriale più effervescente e meno appassito di quanto sia. Un confronto intellettuale cambia la proiezione delle cose, dà vigore al quotidiano, riuscendo a scrostare la banalità a me circostante, dando al tutto una bella mano di vernice.



Ogni tanto, nel mio girovagare in questo cimitero intellettuale, trovo queste fiammelle di pensieri ardenti, e anche se non fanno calore, so che almeno illuminano questo moderno Medioevo. Il dubbio che non sia reale mi assale, ma contemporaneamente rafforza la mia convinzione che il verbo “fare” ha un significato per certe persone che, come me, credono che le cose possano accadere, che si possa persino avere il piacere di filosofeggiare sul valore della bellezza aprendosi al dialogo con chi ha qualcosa da raccontare. Mi sorprende questo trentenne che si presenta come uno dei più interessanti designer italiani; mi dà gioia sentirlo parlare del suo passato, dei suoi amori, del suo futuro. I suoi sogni hanno ancora limpidezza. Sorride, e quella solarità d’animo mi apre il cuore; la sua determinazione è disarmante e il suo coraggio l’esempio che vorrei trapiantare nelle menti di molti suoi coetanei. Gli piace solcare la vita e plasmarla. Mi parla dei risultati ottenuti, delle medaglie che si è messo al petto, di ciò che era e di ciò che è professionalmente diventato. Racconta tutto questo con semplicità, ma quello che vedo è la sua verginità intellettuale, che non si vergogna di porre davanti alle persone un progetto o un’idea qualsiasi. Sembra un neofita che ascolta per capire e crescere.



Trent’anni. Lo osservo e penso a quando avevo la sua età. Quanti sogni avevo, alcuni sono gli stessi che continuo a portarmi appresso da allora. In un’Italia dove i cervelli migrano, è difficile veder sorridere un trentenne che si è fatto da solo. Alessandro ai miei occhi diventa un laboratorio vivente, da studiare e analizzare più di quanto gli faccia percepire. Un po’ lo invidio e lascio che il suo entusiasmo mi contagi e mi renda felice. Classe 1988… Già quell’88 vorrà dire pure qualcosa. Per lui la parola “problema” sembra non esistere, tutto è finalizzato a costruire opportunità a cui dare valore attraverso la propria creatività, figlia di quell’interior designer che non riguarda solo gli ambienti che si diverte ad arredare, ma coinvolge l’anima, colora i sogni, li plasma e li concretizza per soddisfare i bisogni degli altri, di quelli che si rivolgono a lui non per comprare un mobile con il quale arredare casa, ma per vivere la loro idea di bellezza dentro le loro quattro mura domestiche.



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