Il Bello della Bellezza

di Marco Ongaro


Nelle sere di giugno, ormai da tre anni, ci siamo abituati a passeggiare sulla curva dell’Adige e recarci al Giardino Giusti e al Teatro Romano per assistere agli eventi del “Festival della Bellezza - i Maestri dello spirito”, manifestazione promossa dal comune di Verona e organizzata dall’associazione “Idem - Percorsi di relazione”, ispirata a grandi artisti legati alla città – Shakespeare, Dante, Mozart –, sotto la direzione artistica di Alcide Marchioro e con il coordinamento di Alessandra Zecchini.
Molti gli ospiti a Verona grazie al Festival e alla concomitante rassegna invernale che Idem organizza ormai da nove anni. Paolo Sorrentino, Francesco De Gregori, Amos Oz, Stefano Bollani, Salman Rushdie, David Grossman, Toni Servillo, Fanny Ardant e molti altri. Tra loro un ospite fisso, il più estroso e originale storico dell’arte ad animare le serate Idem, Philippe Daverio, che conversa con noi con la consueta affabilità.

Lei è una presenza familiare al “Festival della Bellezza” dove ha tenuto pure una dissertazione sulla parola e sul concetto di bellezza, ce la rammenta?

«La parola bellezza viene a sorgere nel cuore del Medioevo, a partire dal XII e XIII secolo. Prima non era usata. E la sua etimologia è molto discussa: se provenga dalla parola latina bene, che poi diventa benellum e quindi bellum, o se derivi direttamente da bellum, guerra, con riferimento alla bellezza della forza fisica dell’individuo. Un po’ come per lo spagnolo hermoso, che viene dal latino formosus ed è di significato quasi identico.



Quest’anno lei viene al Festival a parlare di Picasso. Che sguardo ha Picasso sulla bellezza?

«È divertente per il bello in Picasso parlare del Ritratto di Dora Maar, con il naso orientato da un lato e l’occhio da un altro. È distante da quello che noi consideriamo bello o armonioso, però contemporaneamente Picasso fa delle cose che hanno un equilibrio perfetto».

Bellezza come maschia forma fisica, come graziosità femminile, come divina proporzione. La nostra rivista ha un’anima legata alla bellezza e al vino. Che relazione trova tra bellezza e vino?

«In verità è un po’ difficile. Noi usiamo dire “un bel piatto di spaghetti” e “un bel bicchiere di vino”, ma anche una bella fregatura. Usiamo la parola bello nella sua accezione tipica, non nell’accezione greca di kalòs, legata ad agathòs: la cosa è bella in quanto serve a qualcosa. Cioè è buona non nel senso in cui intendiamo noi il buono, ma come lo poteva intendere il greco antico, cioè un qualcosa di utile, che serve a qualcosa».



E non c’è forse utilità nel vino?

«Certo. Possiamo accordarci sul messaggio che il vino è utile, dunque bello e buono. È molto diverso dire in italiano “un bel bicchiere di vino” e “un bicchiere di vino bello”. Se si dice “un bicchiere di vino bello” non si capisce di cosa si parla perché gli si attribuisce un valore estetico che non gli si attaglia. Se invece si dice “un bel bicchiere di vino”, spostando la posizione dell’aggettivo, cosa che si può fare solo in italiano e in francese, non in tedesco, gli si dà un valore etico. “Un bicchiere di vino bello” è estetico, “un bel bicchiere di vino” è etico». Con una risatina aggiunge: «Meglio un bel bicchiere di vino, eh».

E se pensiamo a Platone e alla sua associazione di bellezza e verità, che riflessione potremmo trarre alla luce della celebre locuzione latina in vino veritas?

«In vino veritas è una questione molto complessa perché in parte è legata ai riti dionisiaci, in cui il vino serviva per entrare in Dio, èn-Theós: uno andava in balla, ballava, ci beveva sopra ed entrava nel divino a questo modo. C’è poi la lettura eucaristica, successiva, secondo cui in vino veritas è parte del rito sacro, del sacramento. E la verità qui è ben altra… Parte della genialità del Cristianesimo è stata nel recuperare radici, greco ebraiche in alcuni casi, e trasferirle nella romanità».

La verità del vino nella spiritualità dell’esistenza, concreta prima, simbolica poi. Il Professore partecipa ora al nostro brindisi e ci dà appuntamento allo spettacolo teatrale su Picasso al “Festival della Bellezza di Verona”.


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