Elisabetta Rogai Il vino dalla tavola alla tela

di Emiliana Lucchesi


Elisabetta Rogai, affascinante bellezza rinascimentale dai capelli “tizianeggianti”,
è un’artista totale. Nata a Firenze nella seconda metà del secolo scorso, da tempo vive in quella campagna
che, a un tiro di schioppo dalle storiche cantine Antinori, costituisce
il cuore stesso della Toscana più autentica: quella di San Casciano Val
di Pesa, per lei divenuta una sorta di personalissima Atlantide. E proprio
da queste terre, abituate a ispirare artisti di prim’ordine, il suo stile pittorico
ha tratto stimoli creativi capaci di connotare in modo unico le sue opere.
Del resto, come dargli torto? Il Chianti fiorentino è una terra bellissima, dove
i colori cambiano non solo al mutare delle stagioni, ma quasi di ora in ora.
Le atmosfere continuamente cangianti dei filari che danno ordine ai
vigneti, per chi come lei ama il vino, si trasformano così nel tratto indelebile
di un’arte che si porta dentro la stessa forza del vitale frutto di quelle alchemiche
colline.



Sono proprio queste ultime, divenute per Elisabetta lo straordinario scenario delle sue interminabili passeggiate con i
cani e i cavalli, che ama spasmodicamente, a dare un tono unico alle intense figure femminili che, segnate da una sognante
sensualità non esente dal tormento, popolano il suo lavoro, costituendosi come una sorta di doppio di se stessa,
replica infinita della sfaccettata immagine che si porta dentro. Una, nessuna, centomila, come le sfumature di un volto e
il mutare di uno sguardo dai quali a trasparire è, appena attenuato dalla maturità, un tocco di aggressività quasi felina.
Di certo non poteva essere che lei a inventare l’arte di dipingere col vino, tempestivamente brevettata col marchio
“EnoArte”. Un metodo che ha raccolto il plauso e l’apprezzamento di molti critici, travalicando i talora angusti confini
del ristretto mondo del vino. Grazie alla tecnica di fissaggio naturale, adottata e messa a punto da Elisabetta in collaborazione
con l’Università degli Studi di Firenze, i colori delle sue opere non solo non sbiadiscono oltre una certa soglia,
ma assumono anche le tinte uniche di un sorprendente cromatismo.



Proprio nell’orizzonte di questa naturale poliedricità, l’arte di Elisabetta ha così trovato il sentiero lungo il quale esprimersi.
Un sentiero fatto di coraggiose sperimentazioni che l’hanno condotta, dapprima, a dipingere anche su tela denim
e, successivamente e più recentemente, addirittura su marmo bianco di Carrara. Un sentiero radicato però anche
in una linearità tanto costante da diventare identitaria, al pari del suo universo emozionale, capace di rinvenire nelle
suggestioni del vino il naturale stimolo alla sua stessa inarrestabile creatività. Come provano due suoi recenti ritratti:
quello di Oriana Fallaci e quello di Giacomo Tachis, quest’ultimo commissionatole dalla Fondazione Chianti Banca e destinato
a essere inserito nella copertina del volume dedicato alla vita e alla professionalità del grande enologo.
Forse proprio la forza “passionale” che traspare dai suoi lavori, in questo caso resa ancor più potente dalla maturità artistica,
ha trasformato le sua performance live in momenti capaci non solo di riscuotere un grande successo di pubblico, ma anche di divenire lievito di
un fermento intellettuale che, andando da Hong Kong a Maracaibo, da Guangzhou a Washington, è venuto assumendo tratti sempre più internazionali.



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