Fabio Bigolin

di Andrea Zanfi


È a Verona che tutto ebbe inizio.
Tanto da farmi affermare, da trevigiano, d’essere enologicamente un veronese.
In quegli anni fu Umberto Menini il mio mentore, colui che mi aiutò a sviluppare non solo la tecnica, ma la sensibilità a sviluppare una visione d’insieme del percorso enologico che avrei dovuto effettuare nel vino. Mi ripeteva: «Devi lasciarlo andare. Fai sì che si esprima con le forze che l’annata gli ha regalato. Il vino deve effettuare il proprio percorso, non il tuo; non castrarlo o indirizzarlo dove vuoi tu. Il vino è come un bambino, non puoi imporgli cosa farà da grande. Devi sentirlo, ascoltarlo quando si trasforma; devi far sì che sia lui a indicarti dove sarà il suo punto d’arrivo, una volta giunto al compimento del suo viaggio». Lo nominerò sempre poiché per me è stato un grande maestro.
È in quell’areale che mi sono formato e accostato, molto laicamente, all’agricoltura biologica e poi a quella biodinamica, consapevole di avere dalla mia parte la scienza enologica. Una cognizione che non ha limitato il mio desiderio di voler osservare quali risultati scaturiscono dal lavorare la terra in un certo modo, dal voler potare o legare la vite in un certo modo o in un altro, così come poter decidere quante vendemmie sono utili per portare i giusti frutti in cantina. È incredibile constatare quanta differenza vi sia nell’agire così in viticoltura e come poi risulti più facile fare il vino. In quel territorio lavorai pure da Zeno, a Monte dei Ragni. Assieme facemmo un percorso straordinario elaborando un modo di intendere l’agricoltura, pensando a come produrre le giuste e ponderate quantità di uve, ponendoci in ossequioso rispetto della terra proprio nella continua ricerca del senso di un personale operato, sentendoci liberi di fare le nostre scelte per capire il patrimonio genetico e ampelografico che avevamo a disposizione. Sperimentavamo per il piacere di capire e, pur non avendo risposte scientifiche su ciò che osservavamo, era splendido seguire certi accorgimenti, ottenendo dei vini qualitativamente migliori. Il cardine intorno al quale ruota tutto è la continua ricerca dell’armonia che esiste fra la complessità e la semplicità della natura e il tutt’uno composto, da sempre, fra la terra, la luna e il sole.
L’armonia è il punto di arrivo e va ricercata nei gesti e nelle scelte. Raggiungendola si comprende meglio il vero valore delle cose che ci circondano, si riesce persino a migliorare i punti di osservazione e i tempi giusti per agire.
Non sono certo il primo ad affermare come vi sia, in tutto ciò che ci circonda, un “ordine” cui dobbiamo far capo, ponendoci in armonia con la natura e la vita.
Sono passati anni e con l’età e l’esperienza certe convinzioni si sono radicate, altre invece, e questo non è bello dirlo da enologo, si sono annacquate. Il tempo cambia le cose, ma non la passione che nutro per il mio lavoro perché ogni giorno cerco di mantenermi in equilibrio con tutto ciò che mi circonda.







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