Paolo Pininfarina

di Lamberto Gancia


Con Paolo ci conosciamo da sempre, siamo amici come lo erano i nostri padri. Abbiamo condiviso l’eredità di portare cognomi importanti, l’idea di lanciare una nuova bottiglia di spumante, disegnata da Paolo, che conteneva un ASTI DOCG da me brevettato, così come certe passioni quale quella per il calcio giocato. Epica fu la partita che giocammo al Vigorelli di Milano che contrapponeva gli industriali ai sindacalisti. Ma ciò che di Paolo mi ha sempre affascinato è il sentimento che ripone nel suo mestiere, l’umiltà nel calarsi subito nei problemi e risolverli con i suoi collaboratori, pensando, studiando e progettando con un’innata vena creativa.


Dopo essersi laureato in ingegneria entra nell’azienda di famiglia…


“Mi sono gradualmente scoperto designer sul campo, sviluppando nel tempo più di 600 progetti di design al di fuori dell’automobile, impegnandomi anche nel ruolo di Presidente della Società, ma al di là degli accadimenti societari mi piace ricordare che nei momenti in cui mi sono emozionato negli ultimi anni, presentando le nostre creazioni automobilistiche, ho sempre stappato delle bollicine per brindare…


A Parigi nel 2008 per la Bluecar, a Ginevra nel 2010 per la Duettottanta, nel 2011 per la FF, nel 2012 per la Cambiano e nel 2013 per la Sergio, a Villa d’Este nel 2013 per la BMW Granlusso, a Ginevra nel 2014 per la Sergio stradale, nel 2016 per la H2Speed e quest’anno per la HK600 e per la EF7.

Tutti progetti estremamente belli, direi suggestivi, di grande impatto, anche se quelli per cui vado particolarmente fiero sono tre: uno, nel disegno industriale, riguarda la cucina Snaidero Ola, l’interior design dello Juventus Stadium e, nell’automobile, la Ferrari FF. Mi piacciono le sfide, sarei propenso a dire quasi tutte, poiché oltre a giocare a calcio, in modo amatoriale, pratico sci, golf, ma faccio anche giardinaggio e mi occupo di garden design. La passione più nascosta è quella che nutro per la musica rock, in quanto suono da più di 40 anni la batteria. La musica mi affascina, è un suono trasgressivo, mentre quello della mia Ferrari 12 cilindri è più classico, come una sinfonia. Mi piace molto stare all’aperto, nel silenzio della natura. Adoro la vendemmia, amo i vini e le bollicine che ho apprezzato la prima volta in occasione della mia prima festa di Capodanno, alla fine del 1971, al Sestriere. Ero a casa di Patrizia Sandretto e riecheggiavano le note di Happy Xmas (War Is Over) di John Lennon. Una festa fra amici bellissima.



Ricordi bellissimi di momenti altrettanto belli che non dimentico e mi accompagnano nel mio lavoro, che mi vede, insieme al management aziendale, impegnato a consolidare la presenza della Pininfarina in Cina, negli Stati Uniti e negli Emirati Arabi”.


the dream of a dream team


Come tutti i creativi è particolarmente affezionato al suo ultimo prodotto: la Fittipaldi EF7, presentata a Ginevra, che definisce “the dream of a dream team”.



Lo ascolto mentre si racconta e mi fornisce il suo punto di vista su quali siano le cause del successo del design italiano, una popolarità che va ricercata nelle nostre tradizioni e nella cultura che ci aiutano ad avere un senso dell’armonia. Già, l’armonia degli equilibri, sono questi i valori e l’esempio per tutti gli imprenditori che vogliono avere successo in Italia e nel mondo. Vi è inoltre un altro elemento importante che ritengo di grande rilevanza, ed è la coerenza nei propri valori. Elementi cardini, ma non meno importanti degli errori commessi da cui dobbiamo imparare, magari riconoscendo di aver investito tempo e risorse in progetti su mercati e settori non del tutto sicuri. “Se sbagli devi capirlo immediatamente e fermarti. Se vuoi innovare, devi essere veloce e saper gestire, in tempi rapidi, il rischio imprenditoriale, soprattutto nel design dove devi anticipare le tendenze del mercato. Questo a noi italiani è sempre riuscito. Il mondo è attratto dalla bellezza del nostro design, che è certamente un nostro punto di forza. Come lo sono migliaia di altre cose, dal nostro buon vivere a partire dai prodotti gastronomi, alla ristorazione fino al vino che, dal 2000, mi diverto a produrre facendomi aiutare da un enologo, riuscendo a imbottigliare una piccola quantità di vino rosso, inizialmente solo di Freisa di Chieri DOC a cui si è aggiunto, recentemente, un Collina Torinese Rosso. Meno di 300 piante, una barrique in rovere da 225 litri; un vino per il consumo di famiglia che considero un lusso straordinario”. Parole che scorrono veloci fra vecchi amici e che io ascolto volentieri, sapendo di trovarmi al cospetto di un personaggio che fa parte della storia d’Italia e del mondo, con tanti valori da prendere ad esempio.


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