Igles Corelli: ricerca, arte e avanguardia

di Claudio Mollo


Finalmente ci sono. Dopo aver sentito parlare tante volte di Villa Rospigliosi, bellissima location situata nella frazione di Spicchio nel comune di Lamporecchio, oggi ne oltrepasso la soglia. È un giorno particolare, dedicato quasi esclusivamente al personaggio che dà vita al noto ristorante che alberga all’interno di questa bellissima dimora storica. All’ingresso principale cerco qualcuno per sapere dove dirigermi e, mentre un operaio mi dà delle indicazioni, nel salone attiguo un pianista è intento a provare dei pezzi di quello che più tardi sarebbe stato il suo concerto.
Quelle note rallentano il mio passo trattenendomi in quel salone affrescato, giusto il tempo di scoprirne la superba bellezza.
Una dimora antica dove l’arte recita la magnificenza dell’uomo. Vi è bellezza ovunque e l’atmosfera è intrigante. Richiamo la mia mente all’ordine e prendo una scala che scende al piano sottostante dove si trova il ristorante “Atman”. Ad accogliermi trovo un gioviale sorriso, quello del padrone di casa: Igles Corelli. Personaggio eclettico, sempre pronto a raccontarsi dipanandosi nelle diverse vicissitudini che hanno caratterizzato la sua vita, che in un tumultuoso incedere di eventi, di personaggi, amici più o meno noti, ha scandito la storia della cucina italiana degli ultimi trent’anni. Tutto parte da Argenta, cittadina della bassa ferrarese, e dall’incontro con un grande personaggio, Giacinto Rossetti e il suo ristorante chiamato “Trigabolo”, Due entità forti che segnano in modo profondo la sua professionalità, appena sbozzolata da alcune precedenti esperienze estere. Il primo per la sua straordinaria conoscenza della materia prima e il “Trigabolo” per essere stato a tutti gli effetti, il primo ristorante di sperimentazione e ricerca: prima parola chiave attraverso la quale raccontare Igles.



Poi racconta dell’arte, come secondo step del suo successo, e di quanto questa abbia influito nella sua formazione, nella sua creatività, avvicinandolo alla materia, al cromatismo, alla composizione. Tutto questo grazie all’incontro con una pittrice che lavorava con Emilio Vedova a Venezia. Il periodo della Pop Art diventa per lui un grande punto di riferimento che interpreta spesso, dagli anni ‘80 in avanti, nei suoi piatti, molto legati all’arte come disposizione di colori e altro.
L’ultimo tassello, dei tre che lo hanno portato a essere protagonista, Igles lo racconta come la semplice fortuna di essere sempre stato “mezzo metro avanti” a tanti altri.

“Nel 1985, mentre gli altri facevano le penne alla Vodka e gli spaghetti con il caviale e il salmone – dice Igles – noi facevamo la crema di pomodoro del Piennolo servita a 50 gradi con un gelato di aceto balsamico di Modena, un piatto, se vogliamo, tutt’oggi attuale. I fiori e le erbe aromatiche presenti oggi nei piatti di tanti chef, già nel ’92 io li trattavo come ingredienti principali e non come elementi decorativi, tanto da dedicargli un libro. Oggi, qui da ‘Atman’, lavoriamo con ultrasuoni e altra sofisticata tecnologia, e questo dimostra ancora oggi più che mai la voglia di continuare a essere sempre un pezzo più avanti.



Gli elementi più importanti della mia attuale filosofia di cucina sono l’innovazione, la ricerca sul prodotto e il bello. La mia idea di bellezza è entrare al mattino al lavoro e godere del piacere di ascoltare buona musica, vedere un bel quadro e a Villa Rospigliosi queste cose non mancano e sono quelle che fanno iniziare bene la mia giornata. Il bello stimola le grandi passioni e tutti i miei grandi piatti sono nati e nascono da queste passioni, nelle quali la donna ha un ruolo dominante.

Altro aspetto importante, per non dire vitale, è che adoro lavorare con i giovani, le mie brigate sono sempre state composte da giovani, dai quali traggo continue energie che poi vengono interpretate nei piatti.

La figura ideale per me però è quella del giovane veritiero e non saccente. Il percorso deve essere progressivo, solido e importante”.

Racconti, concetti, storia e aneddoti di un personaggio, padrone della scena, del palcoscenico su cui opera, dal quale controlla tutto e non si allontana mai. Interprete di un mestiere in continua evoluzione, di sogni ancora da realizzare, mai pago di ciò che ha ottenuto, curioso interprete della vita che ha scelto di vivere intorno a una cucina, consapevole di ciò che vale e di ciò che è.


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