IL Mito Giorgio Soldati

di Alessandra Piubello


Guardare lontano. È il significato del toponimo "Sfurca", che origina La Scolca.
Una profezia scritta nella terra che i Soldati, combattenti cortesi, avverarono.
Pochi mesi e son cent’anni di storia. Immagino Giorgio Soldati, quindicenne (a quell’età già
si occupava delle vigne), salire sulla torre che sovrasta la tenuta a osservare l’assedio del mare
verde all’intorno. Guardare oltre. Una stirpe che, giunta alla quinta generazione, inanella
una serie di intuizioni. Partiamo da lontano. Da quando il bisnonno di Giorgio, Gianbattista, si
innamorò di quel podere, in parte coperto da boschi, da campi di grano, da viti (ci sono testimonianze
che fanno risalire la proprietà viticola al Cinquecento e altre, successive, al Settecento)
e decise di impiantare solo un vitigno, il Cortese. Nel suo buen ritiro, a Rovereto di Gavi, si divertiva
a produrre vino bianco per sé e gli amici. In un territorio che era un cru ante litteram.
Fu Vittorio Soldati, manager alla Olivetti ma con l’hobby della vigna, a spingersi più in là.
Siamo alla fine degli anni cinquanta. Quando tutta la zona vendeva le uve alle grandi industrie
spumantistiche della regione, lui fu l’unico che decise che era ora di imbottigliare con la
propria etichetta (nel 1959). Nel 1968 deposita il marchio “Gavi dei Gavi” e inizia la storia dell’etichetta
nera, così conosciuta in tutto il mondo (sessantacinque sono i Paesi che se la contendono).
Un precursore e, di fatto, il fondatore del Gavi. La Denominazione si costituì nel 1974
(rispetto a quel tempo gli ettari hanno uno zero in più: dai 150, di allora, siamo a 1.500 odierni).
Giorgio entra operativamente in azienda nel 1970, dopo l’Università.
«Quando iniziai, il nostro vino, con il lessico odierno, era un vin de garage. Quarantamila
bottiglie. Oggi siamo arrivati a seicentomila e non riusciamo a soddisfare le richieste. E va
bene così, siamo un’azienda familiare e taleesteremo».



Qualche dato informativo per i più professoroni (gli altri saltino pure alle righe successive)
e poi ci perderemo ad ascoltare la “bubble story” e gli aneddoti di Giorgio.
Nei quaranta ettari vitati di proprietà, a cui si aggiungono 15 in affitto, sono impiantate
vigne con un’età compresa fra i trenta e i sessant’anni, con qualche arzilla novantenne.
I terreni sono prevalentemente argillosi, con presenza di ferro e con pendenze che
arrivano anche al 30%. L’altitudine è di 300 metri, l’esposizione sud e sud-ovest.
Il mare dista appena una trentina di chilometri.. qui spira un vento marino asciutto,
l,ambiente rifulge ancora incontaminato, protetto dalla fierezza della natura, carezzato
dal sole e dalla luce dall,alba al tramonto. «Ricordo ancora quando il commendator Pozzi
del Savini di Milano – racconta Giorgio Soldati – ci telefonò per dirci che aveva dimezzato le
etichette dei bianchi italiani, perché i clienti volevano bere preferibilmente il nostro Gavi.
D’altronde dalla fine degli anni cinquanta fino agli anni settanta il Gavi era La Scolca, siamo
stati i primi ad arrivare. Eravamo in tutte le enoteche di punta e nei migliori ristoranti e
per anni gli ordini sono stati superiori alla quantità. E non vendevamo a poco prezzo.
Forse l’indisponibilità dei nostri vini fu uno strumento involontario di marketing».
Anche Giorgio vede lontano. E, guarda caso, per gusto personale, ama bere le
bollicine.



Uomo dal carattere battagliero, pronto alle sfide, soprattutto con se stesso. Intraprende
un percorso, studia in collaborazione con l’Università di Asti una selezione di lievito,
si confronta con quello che definisce il suo primo maestro, uno dei responsabili tecnici
della Martini. Nel 1974 inizia a produrre spumante Metodo Champenois (ebbene sì,
allora si poteva ancora scrivere in etichetta). All’epoca i piccoli produttori di Metodo
Classico si potevano contare sulle dita di una mano! Non contento, si diverte a prolungare
la sosta sur lie per dieci anni, dando vita ai millesimati “D’Antan”.
«Sorpresa fu quando arrivarono in azienda nel 1996 i responsabili di Moët



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