Il valore di un tappo

di David La Mantia


A volte sono proprio gli oggetti che reputi più insignificanti ad avere maggior valore, alla cui esistenza non presti particolare attenzione scoprendo come invece racchiudano un mondo.

Un esempio? Pensiamo a quante bottiglie di vino stappiamo senza soffermarci sul valore del vetro o sul tappo che lo ha conservato, senza pensare a quanta CO2 si sia consumata per produrre quel contenitore o quanta ne produca una foresta di sughere determinando, di fatto, l’importanza di quel piccolo oggetto che stringiamo fra le dita e portiamo al naso, e non soltanto perché conserva il vino, ma per il valore che assume nell’intero eco-sistema mediterraneo! È evidente che questa affermazione potrebbe apparire esagerata, soprattutto se riferita a un semplice tappo di sughero, ma non è così perché racchiude una profonda verità in quanto se la sostenibilità si misura anche in termini numerici, in matrici operative, in stili di vita, nella valutazione di micro-cosmi che si integrano con altri e interagiscono con gli stessi, in questa scala di valutazioni il sughero si pone ai vertici. Purtroppo intorno a concetti come sostenibilità e sviluppo della cultura della stessa c’è ancora scarsa conoscenza, superficialità di approccio; o piuttosto una distorsione del concetto stesso al fine di riempire poltrone di convegni e mascherare produzioni di fatto inquinanti.



Cos’è dunque la sostenibilità? Sostenibilità deriva dal verbo latino “sustineo, -ere” che significa “sostenere” qualcosa, mantenerla e conservarla così com’è nel presente, proteggendola e tutelandola per il futuro senza produrle degrado, senza mutarne l’animo, l’essenza e il senso.

Se oggi ne parliamo, il merito è della crescente cultura che si sta formando intorno a questo argomento, cosa che ha stimolato riflessioni, amplificato le coscienze, determinato la necessità di un confronto, aprendoci a un dibattito per costruire soluzioni, valorizzare il saper fare e le risorse umane tecniche e scientifiche che hanno deciso di lavorare per questo obiettivo. La cultura unisce questo agglomerato di pensieri verso una nuova “identità civile”. Una sorta di lasciapassare universalmente valido, ma che spesso si concretizza nell’installazione di pochi pannelli fotovoltaici, di qualche parete isolante o di applicazioni tecniche mirate alla risoluzione di un problema, sbriciolando di fatto l’idea stessa della sostenibilità in mille frammenti. Partendo dalla stessa definizione di sostenibilità vediamo come la stessa possa condurre a uno sviluppo sostenibile, sintetizzando il rapporto che deve esistere tra qualità ambientale, prosperità economica e giustizia sociale. Questi sono i tre elementi che compongono l’unicum di un modo di vivere, di fare impresa e improntare quelle attività politiche che di fatto, nella loro concomitanza, generano un circuito virtuoso di cui l’intera società beneficia e non soltanto il singolo lungimirante attuatore. Si intuisce, quindi, che uno sviluppo sostenibile è il modo di intendere la vita e l’evolversi di una società che, abbandonati i vecchi criteri di sola ricerca dell’utile – inteso in senso meramente economico – deve svilupparsi tutelando l’ambiente come eredità da preservare. Il primo step per raggiungere l’apice della sostenibilità è dunque la “qualità ambientale” ovvero produrre con il minimo impatto possibile sull’ambiente. Ciò che fa Amorim



Oggi produrre Bio, essere Green, è di moda, ma quante sono le aziende che effettivamente possono vantare autentiche “credenziali verdi”? Ecco che la prosperità economica, secondo pilastro della sostenibilità, diventa un altro valore culturale che deve essere integrato agli altri; in questo caso dovete sapere che la decortica del sughero è uno dei lavori agricoli meglio retribuiti del settore, dovendo essere svolta da mani esperte che non devono rovinare la pianta. La prosperità economica permette quindi di ottenere utili economici oltre a quelli etici, da reinvestire contribuendo allo sviluppo del territorio. Recentemente alla Amorin



ARTICOLI CORRELATI

Alessandro Corina - L'effervescenza creativa
Hotel de Paris: L’histoire continue plus belle que jamais
Fabio Bigolin