Investire sul vino italiano del futuro: viaggio nelle potenzialità dei territori “outsider”

di Fabio Piccoli


Piemonte
Sebbene reso famoso da una realtà vitivinicola come le Langhe, il Piemonte
offre, soprattutto nel territorio del Gavi dei Colli Tortonesi, delle notevoli
possibilità di sviluppo. Specialmente per i bianchi, come dimostrato dall’unicità
del Timorasso, promosso da un testimonial del calibro di Valter Massa,
e dal Cortese, la cui personalità e longevità rimangono ancora fortemente
inesplorate, sebbene ormai già più che intraviste dalle prime esperienze di invecchiamento.
Così come restano da scandagliare ancora, per questo vino,
le sue effettive potenzialità in ordine alla spumantizzazione.
Veneto
Pur chiamati a sopravvivere tra colossi del calibro del Prosecco, dell’Amarone,
del Soave e del Lugana, estremamente interessanti sembrano essere anche le
carte capaci di essere calate in futuro dai veneti Colli Berici e Colli Euganei,
rispettivamente collocati nel veronese e nel trevigiano. Nei primi l’esaltazione
qualitativa di vitigni come il Cabernet Sauvignon, il Merlot e il Carménère si
articola alla possibilità di puntare, in un paesaggio vitivinicolo tra i più belli
e incontaminati del Nord Italia, su un vino identitario come il Tocai, oggi
costretto a essere chiamato solo Tai. , Anche qui in un contesto qualificato da una proposta
termale di prim’ordine, si sposa con l’opportunità di connotare la produzione
vitivinicola di questo territorio mediante il Fiore d’Arancio, vino dolce
ottenuto dal Moscato Giallo e capace di risultare, nel suo ambito specifico, uno
dei più intriganti d’Italia.



Emilia Romagna
In quel lembo di Emila Romagna tanto a nord-ovest da venire spesso confuso
con la Lombardia, anche i Colli Piacentini sembrano destinati a un futuro vitivinicolo
di prestigio. Qui ci sono tutte le condizioni ideali per produrre grandi
vini, come evidenziato dal consenso già raccolto dalle produzioni di alcune
aziende di punta e sebbene in queste terre la messa a punto di vini di qualità
sia rimasta una sorta di “incompiuta”. Oggi, infatti, i tempi sono maturi per
strappare all’incertezza questa progettualità, grazie anche a tipologie di
vino che sembrano saper intercettare efficacemente le tendenze del mercato.
Emblematici in questo senso sono, ad esempio, la Malvasia di Candia, l’Ortrugo
e il Gutturnio. Il primo un vitigno semi aromatico che consente di ottenere
vini, sia fermi sia spumantizzati, che uniscono grande personalità a una
bevibilità perfetta. Il secondo, troppo a lungo sottovalutato, capace con la sua
acidità di rappresentare un’ottima alternativa al Prosecco. L’ultimo infine,
destinato a farsi apprezzare all’estero nella sua versione vivace, anche da
“fermo” potrà dire la sua nel confronto con altri rossi oggi più popolari.
Toscana La notorietà assunta dal Brunello di Montalcino, ancora semisconosciuto
quando negli anni settanta i fratelli Mariani ne intuirono le potenzialità,
suggerisce che possano ancora esserci, proprio in Toscana, tante altre
Montalcino. La prima, non così affascinante nel nome ma unica nella
sua bellezza tutta maremmana, si chiama Montecucco. Qui, tra i territori
vitati più incontaminati e selvaggi del nostro Paese, il Sangiovese ha trovato
un suo habitat perfetto per esprimere al meglio sia la sua anima “potente”,
sia soprattutto la sua natura “elegante”. Come del resto il paesaggio tipico
di questa terra, che nel passare dal Mar Tirreno al Monte Amiata vede panorami
e microclimi diversissimi succedersi in modo stupefacente. Analogamente
inespresso rimane ancora, sempre in Toscana, il valore enologico
della Maremma piombinese, nelle cui Colline Metallifere i principali vitigni
francesi aspettano ancora di essere valorizzati come presumibilmente potrebbero
e dovrebbero. Peraltro in un contesto tanto suggestivo da aver indotto
un imprenditore come Vittorio Moretti a costruirvi una delle cantine
architettonicamente più belle d’Italia.
Abruzzo
Anche qui ad apparire tra i territori più promettenti sul piano vitivinicolo
sembra essere un’area che, geograficamente collocata nella provincia di Chieti
tra la famosa costa dei Trabocchi e lo splendido Massiccio della Majella, sembra
avere tutte le carte in regola per dar vita a vini di qualità. Non è un caso che
proprio in questa terra sia nato un produttore come Gianni Masciarelli, capace
di intuire prima di molti altri come il Montepulciano d’Abruzzo avesse qui la
sua culla d’elezione, riuscendo a darsi un’identità tanto specifica da assumere
un appeal internazionale, sul piano sia della produzione sia della promozione,
ancor tutto da far crescere.
Basilicata
Anche il Vulture, area vulcanica della Basilicata divenuta nota per i sentori
dell’Aglianico, sembra essere pronto per sviluppare una produzione capace
di entrare a pieno titolo nell’olimpo della vitienologia rossa mondiale. I suoi
spazi in gran parte incontaminati, i suoi paesaggi unici, i suoi borghi storici, le
sue tradizioni ancora autenticamente sentite da chi abita questa terra, lo rendono
un territorio del quale il vino potrà in futuro diventare un prestigioso
biglietto da visita, capace di esprimere in un sorso di sapori la complessità di
un mondo in cui risuona ancora oggi l’autenticità di un affascinante passato.



Campania
Il solo pensiero della Campania, su un piano vitivinicolo, rimanda ormai immediatamente
a prestigiose etichette di Falanghina e Greco di Tufo: due
bianchi straordinari che dicono, senza necessità di troppe precisazioni, quanto
questa sia una terra “baciata da Dio” proprio in quanto capace di dare vini
bianchi nei quali eleganza e bevibilità trovano un connubio perfetto. E oggi
la critica enologica, compresa le più autorevole, si sta accorgendo che
il grande profilo qualitativo raggiunto dai vini del Sannio è solo agli inizi e
che in futuro le aziende capaci di posizionarsi come leader della produzione
vitivinicola di quest’area si troveranno davanti immense praterie.
Sicilia
Attraversare lo stretto di Messina per raggiungere la Sicilia significa sbarcare
su un vero e proprio “Nuovo Mondo” enologico. Certo l’universo del vino
ha qui fatto in pochi decenni passi da gigante, ma i territori “outsider.”
.E come non inserire tra questi i pendii scoscesi dell’Etna,
nei cui evocativi paesaggi legati al più grande vulcano attivo d’Europa affondano
le radici vitigni dai quali scaturiscono vini capaci di sedurre per potenza
e raffinatezza, nei quali risuona la potenza di un magma antico e, contrariamente
alla sua apparenza distruttrice, capace invece di rivelarsi fertile?
O quello ragusano dove il Cerasuolo di Vittoria è stato in grado di costruirsi, a
partire dalla particolarità di un vitigno come il Frappato, una personalità ancora
troppo poco conosciuta e capace di dare in futuro grandi soddisfazioni?
O infine l’agro ericino, sulle cui colline che scemano al mare guardando a
isole ricche di storia i sapori dell’Erice passito suggeriscono sensazioni capaci
di sedurre e di dire tutta la bellezza di un’isola sul piano enologico ancora
ricca di opportunità?
Sardegna
Ed eccoci giunti, alla fine del nostro tour, nella terra italiana dove forse si
respira con maggiore intensità la memoria di un passato le cui tracce sono
ancora ben percepibili nell’aura quasi selvaggia che la circonda: la Sardegna.
Le potenzialità enologiche di questi spazi non di rado lasciati incolti sono
qui davanti agli occhi di tutti e non lasciano dubbi in merito.



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