Torino, una città alla riscoperta di sé stessa

di Piergiuseppe Bernardi


A rendere affascinante la contenuta magia delle atmosfere di quella che fu la prima capitale d’Italia è il ritmo lento del fiume che, attraversando Torino, la caratterizza profondamente. Proprio nell’inesorabile scorrere del Po, capace di accogliere e metabolizzare tutto ciò che nei secoli è avvenuto lungo le sue sponde, deve essere, infatti, cercato il segreto nascosto della sobria e austera bellezza di questa città. Il suo respiro profondo, rimasto forse troppo a lungo nascosto, la città lo ha tuttavia ricuperato solo nell’ultimo decennio, tornando improvvisamente a risplendere grazie a un rilancio avviatosi con le Olimpiadi invernali del 2006. È stato questo evento, gestito con lungimiranza sabauda, a consentire a Torino di superare quel suo limitante costituirsi come capitale dell’automobile. Si è aperta in questo modo per Torino una nuova stagione, caratterizzata da un ripensamento della propria identità in una chiave maggiormente legata alla cultura e all’arte: se così per un verso a trovare nuova vitalità è stato il Salone Internazionale del Libro, per l’altro un crescente successo è stato registrato da Artissima, mentre un forte contributo a far conoscere la città come capitale di un territorio enogastronomico di prim’ordine è stato il Salone del Gusto, da quest’anno trasformatosi in vero e proprio evento diffuso e legato alle diverse parti della città.

Lo splendore delle regge di una piccola Parigi

Il battito misurato che muove la Torino restituita ai suoi antichi splendori lo sentirete pulsare innanzitutto nelle residenze reali che costellano sia il centro della città, sia il suo circondario. Da Palazzo Reale alla Reggia di Venaria, dal Castello del Valentino alla Palazzina di Caccia di Stupinigi, da Palazzo Carignano al Castello di Rivoli, tutto qui sembra evocare un grande passato del quale ad essere protagonista era il casato dei Savoia. Quest’ultimo, naturalmente legato alla corte francese, appare costantemente impegnato in uno sforzo di abbellimento della città volto a renderla sempre più prestigiosa attraverso una progettazione urbanistica che ha come evidente modello Parigi, alle cui architetture e atmosfere non di rado alcuni scorci del capoluogo subalpino sembreranno rimandare. A identificare Torino, il cui tratto “francese” appare ovviamente irriconducibile alla grandeur parigina, è il senso di calma operosa e riservata che si respira nelle sue strade e nelle sue piazze, pur alle prese da qualche anno con un flusso turistico visibilmente crescente. Torino dunque – e questo è certamente un pregio tutt’altro che irrilevante – appare del tutto estranea alla frenesia delle grandi metropoli, a tutto vantaggio di una vivibilità che la rende una città a misura d’uomo, immersa in un articolato sistema di aree verdi e attraversata da piste ciclabili che consentono di viverla in un’inedita prospettiva.



La creatività visionaria del rigore sabaudo

Forse l’atteggiamento delle persone che incontrerete, soprattutto se paragonato a quello registrabile in altre città italiane, potrà sembrarvi connotato da una sfumatura di freddezza. Non temete. Si tratta solo della proverbiale riservatezza piemontese, probabilmente a Torino ancora più marcata che altrove. Non appena sorgerà una qualche empatia, vi sorprenderà il vedere questo apparente distacco dissolversi, per far posto invece a una sensazione di autentica e calorosa accoglienza. Per scorgere tutta la tensione che nell’animo torinese si determina tra sobria oculatezza e sperimentale avvedutezza non lasciate semplicemente che il vostro sguardo si perda nel gioco di architetture creato dall’intersecarsi dei palazzi nobiliari. Soffermatevi sulle loro linee e abbandonatevi ad esse. Soprattutto nelle costruzioni dell’Antonelli, dalle suggestive case “a fetta di polenta” alla slanciata Mole, scoprirete una Torino in cui antico e moderno convivono perfettamente. Di questa Torino scorgerete una potente traccia anche in due musei che si sono ultimamente trasformati in potenti motivi di attrazione turistica: da una parte l’avveniristico Museo del Cinema, il cui allestimento all’interno del simbolo stesso della città testimonia della creatività quasi visionaria celata nel rigore di chi abita queste terre; dall’altra l’affascinante Museo Egizio, il cui recente ripensamento ne ha fatto una delle strutture espositive permanenti più visitate d’Italia. E, se siete appassionati di architettura, varrà la pena anche fare un salto in via Alfieri 6: potrete vedere un edificio seicentesco finemente ristrutturato, dichiarato da un concorso della prestigiosa rivista internazionale “Archdaily” come «la casa più bella del mondo».



La suadente forza di una cucina d’eccezione

Anche una cena allo storico ristorante del Cambio, uno dei posti preferiti da Cavour, o al neonato Piano 35, godendovi dalla terrazza del grattacielo del San Paolo le luci della città, saranno un modo per vivere Torino e carpirne il mistero. Per assaporare però i gusti autentici della sua cucina, sedetevi in un giorno di sole nel dehors del ristorante Scannabue, proprio nel cuore di San Salvario: in un’atmosfera tutta “parigina” l’avvolgenza del vitello tonnato e la forza della finanziera vi pervaderanno, riuscendo a stupirvi per coraggio e originalità. Se invece decideste di tenervi più leggeri, senza dimenticare che questo rito preserale già dalla fine del Settecento rappresentava per i torinesi un’abitudine piuttosto diffusa, concedetevi un aperitivo. Sedetevi a uno dei tavolini esterni del Bar Elena e, guardando la Gran Madre e il Monte dei Cappuccini che ad altezze diverse fanno da sfondo a Piazza Vittorio, tenendo ben presente che siete in uno dei locali preferiti da Cesare Pavese, sorseggiatevi lentamente un “Vermut” liscio. Sarà un momento tutto vostro e scoprirete il sapore intenso di un vino, liquoroso e tutto improntato all’assenzio, nato proprio a Torino e successivamente divenuto un’etichetta di gran moda in tutta Italia dagli inizi dell’Ottocento alla metà del Novecento. E se invece vorrete sperimentare l’indubbia creatività dei barman locali, raggiungete in Piazza Savoia il Lobelix Cafè: non ci sarà servizio al tavolo, ma in compenso drink e stuzzichini vi lasceranno la voglia di tornare.

I tratti “dolci” di una città austera.

Non crediate però di aver carpito il sapore autentico di Torino senza averne degustato la versione dolce. Iniziate il vostro percorso di scoperta dal caffè. Potrete percepirne gli aromi tradizionali, da una tazza qui ritualmente accompagnata da un bicchierino d’acqua, in caffè storici come Mulassano e Platti, veri e propri scrigni in cui boiserie e specchi si rincorrono, valorizzandosi reciprocamente. Potrete però assaggiarne anche versioni raffinatissime in laboratori sperimentali come Orso, nei cui locali un po’ retrò prossimi a Piazza Madama Cristina l’esplorazione dei caffè mono origine e la ricerca della giusta alchimia delle miscele sono perseguite con un impegno tenace e puntiglioso. E non dimenticatevi del cioccolato, la cui storia d’amore con Torino dura fin dal Cinquecento. Per assaggiare le ultime evoluzioni di questa delizia fate una sosta nella cioccolateria artigianale di Guido Gobino in via Lagrange: lasciatevi accarezzare dalla suadenza accattivante dei suoi gianduiotti e cremini prodotti ancora in modo tradizionale o dall’essenzialità delle cialdine declinate in versioni che esplorano il cioccolato dal dolce più dolce all’amaro più amaro. E non dimenticatevi di andare ad assaggiare lo straordinario “bicerin” nell’omonima caffetteria di fronte al santuario della Consolata. Sarà un modo per portare con voi un ricordo indelebile di questa magica città ai piedi delle Alpi.



ARTICOLI CORRELATI

Igles Corelli: ricerca, arte e avanguardia
Prosecco DOC, si vola in alto se si ha il coraggio di osare
Hostaria a Cena nella Domus