La filiera della bellezza - Sostenere il mondo per ricercarne il valore

di Andrea Zanfi


Gli Uomini e gli Dei sono tutti nati da Chaòs.
Vivevano in armonia naturale fra loro e l’ambiente. Zeus, però, negava loro il dono del fuoco. La leggenda racconta che in loro soccorso venne Promoteo che rubò i semi del fuoco alla ruota del fuoco per darli all’uomo.
E’ così che prendemmo possesso della coscienza razionale che ci contraddistingue: il Logos. In epoca mitica i valori, individuali e di gruppo, così come i rapporti con gli dei e la natura erano affidati a sacerdoti e ai poeti.
Il passaggio da quel Mithos a quel Logos, con il conseguente sviluppo che ne derivò, spezzo il cordone ombelicale che aveva legato l’uomo alla natura che, da quel momento, venne pensata come estranea al proprio progresso.
Da una parte il sacerdote e il poeta, dall’altra lo scienziato. Sappiamo bene che non dovrebbero esserci due modi diversi di interpretare la sostenibilità, perché la coscienza e intelligenza devono essere necessariamente messe in sintonia fra di loro, per far si che l’agire sia compatibile con la natura, dando valore alla nostra stessa sopravvivenza. L’ignoranza banalizza l’uomo e lo rende un animale di cui avere timore.
È per questo credo che il precursore della sostenibilità sia la cultura. Non nasce oggi questo problema. Il concetto di sostenibilità è presente nella storia dell’umanità sin dalle sue origini. Molte civiltà, filosofie, religioni, fedi e culture nei millenni hanno cercato di gestire il rapporto tra umanità e natura in termini di “saggezza”.
La Sostenibilità può essere intesa come uno stile di vita, un ideale, un modo civile e lungimirante di relazionarsi con il sistema circostante.



Ma per alcuni è poco più che una vacua parola in voga, talmente di moda da essere oramai abusata. Per altri invece ho un valore è uno stile di vita e una fede.
Cos’è dunque la sostenibilità?

Sostenibilità deriva dal verbo latino “sustineo-ere” che significa “sostenere” qualcosa, mantenerla e conservarla così com’è nel presente, proteggendola e tutelandola per il futuro senza produrle degrado, senza mutarne l’animo, l’essenza e il senso.

Sostenere si coniuga perfettamente all’ecosistema e all’ambiente, alla salubrità del nostro vivere, alla capacità di saper armonizzare l’utilizzo delle risorse naturali a un ritmo consono al loro rigenerarsi naturalmente.
Il concetto non un argine definito e si estendesse in senso globale anche all’ambito economico e sociale, essendo questi elementi, strettamente correlati e interdipendenti.

Sappiamo bene che lo sviluppo economico non può essere raggiunto a scapito dell’ambiente, anche se questo, deve generare reddito e lavoro. È così anche per l’aspetto sociale per il quale la sostenibilità deve basarsi sul concetto di equità come principio etico, procedendo di pari passo con lo sviluppo.
Ne parliamo e scopriamo e sentiamo più voci e in questa babele di lingue avendo sempre più chiaro che la sostenibilità è legata alla cultura che è forse il suo valore maggiore, la benzina e il motore del sistema sostenibile. La cultura è l’elemento catalizzante, l’amplificatore delle coscienze, l’humus del pensiero di chiunque si approcci o decida di operare nell’idea della sostenibilità globale, cercando di creare economia e coesione sociale, offrendo un senso di grande rispetto a tutto ciò che lo circonda.
Vi pongo una domanda: saremmo qui, oggi, a discutere della sostenibilità se non avessimo ampliato l’eco della nostra coscienza e innalzato la nostra cultura? Dopo settantadue congressi oggi l’Assoenologi ha posto il focus su questo tema vitale.
Perché? Perché oggi tutti noi abbiamo sentito la necessità di confrontarci sulla sostenibilità? Io mi sento di dire che forse riteniamo tale impegno, preminente per il nostro futuro.
Il merito va dato a chi ha percepito questo bisogno prima degli altri. Il merito è nostro. Il merito è della crescita della cultura intorno a questo argomento, cosa che ha stimolato riflessioni, amplificato le coscienze, determinato la necessità di un confronto, aprendoci a un dibattito per costruire soluzioni, valorizzare il vostro saper fare e le risorse umane tecniche e scientifiche che hanno deciso di lavorare per questo obiettivo. La cultura ci unisce.
Questa credetemi è una grande cosa.
Ci unisce forse per dar vita a nuove “identità civili”?
Forse ci unisce per generare una nuova “civiltà sociale” basata sulla partecipazione e sulla cooperazione intellettuale? Credo di si e, almeno per me, non fa differenza se si parli di vite, vino, terra, acqua e area.
Sono certo che l’uomo, può risolvere i problemi, ma per farlo ci vogliono delle doti; ci vuole una grande capacità d’insieme, ci vuole un ragionamento su una identità di vedute, ci vuole che il NOI sostituisca l’IO, ci vuole che la coscienza e l’intelligenza siano connesse, ci vuole quindi una cultura.
Nessuno di noi è nato “imparato” e “sapendo di non sapere” abbiamo la necessità di stimolare e costruire percorsi cognitivi, didattici e formativi che consapevolizzino le persone sul tema di questo convegno.
Ognuno di noi ha un proprio terroir culturale, che necessita di un continuo rovescio, di operare sempre nel dubbio, di una continua concimazione, di cure e attenzione, come quelle che dedicare a una vite e a un vino.
Un libro, un incontro, un convegno diventano strumenti per apparecchiare la tavola del sapere; tavola che ci sfama e ci disseta come nessuna altra cosa potrebbe fare; tavola su cui le vivande sono composte da idee e da progetti che nutrono il nostro spirito più di ogni altra cosa e ci consentono di cogliere il nuovo, di rivedere il vecchio, valutare nuove opportunità, ampliare i nostri orizzonti, definire i problemi per superarli, compresi quelli che riguardano l’ambiente o il cambiamento climatico. È questo che dobbiamo fare per i nostri figli e i nostri nipoti.
La cultura è un seme di una pianta meravigliosa, ma infestante che genera nuove piante. E se la cultura è il seme, noi dobbiamo essere i contadini che seminano a ragion veduta l’orto per farlo bello e rendere partecipe della BELLEZZA agli altri.

Quindi dovete incoraggiare chi fa cultura. Sostenetela al pari della ricerca, per dare sostanza ai temi che interessano lo sviluppo sostenibile del settore vino, in modo da avviare e realizzare politiche globali.

Mai la cultura deve ispirare a un illimitato potere dell’uomo sulla natura. Il sapere non è potere. Se il sapere persegue questo fine perde la capacità di proteggere l’uomo da se stesso e la natura dall’uomo. Attraverso la cultura si comprende che tutto ha un perché e un’origine.
Tutto è collegato. Tutto ha un filo conduttore che unisce tutti.
Personalmente metto la cultura al centro, la pongo come ago della bilancia delle scelte, ma soprattutto realizza un miracolo quello di costruire un approccio globale al problema, evitandoci di valutare la sostenibilità a pezzi eludendo così il pericolo di fare a pezzi la sostenibilità.



Io, figlio della tradizione dei “liberi comuni”, delle parrocchie o, se preferite, dei campanili, guardo agli altri paesi con quella “sana invidia” di chi anela al “meglio” al quale, purtroppo, non riesco mai a giungere e – nel domandarmi: perché? – capisco che le ragioni sono molteplici, diverse e difficilmente riassumibili, se non in un’ovvietà che ci identifica e ci distingue: “siamo italiani”. Una colpa? Una iattura? Direi di no, quanto piuttosto – per dirla alla Feltri – “fattuale” e, in quanto tale, banale. Potrei rassegnarmi a un prono immobilismo, ma la mia età mi spinge ancora a un ultimo sussulto volto a ribadire: «Così non va!». A questo punto vi domanderete: questo asino dove vuole andare a parare? Presto detto, il tema è quello del giorno, la SOSTENIBILITÀ, che i francesi, neanche a dirlo, hanno tradotto in quello che in italiano potrebbe suonare come DURABILITÀ, ovvero «per quanto tempo possiamo andare avanti così?». O, se siete più positivi, «cosa possiamo fare affinché la cosa possa ancora andare avanti?». A questo punto, i cugini d’Oltralpe, si sono messi a discutere sulla possibilità di delineare una politica nazionale pluridecennale – che coinvolgesse tutti, dal Governo al piccolo produttore – capace di individuare la soluzione più idonea attorno alla quale coalizzarsi nella valorizzazione delle proprie produzioni. Noi? Noi anche! In realtà… quasi. Forse meglio… circa. Per essere sinceri, proprio sinceri… no. Anzi direi, per nulla! Le solite beghe per visioni diverse tra il sistema politico e quello produttivo? O forse all’interno del sistema produttivo tra i rappresentanti delle grandi realtà fondiarie e i piccoli viticoltori? O tra i diversi corpi intermedi? Ah, quelle maledette organizzazioni di categoria!
No, fermi! Nulla di tutto ciò o, se volete, molto di più! Per un attimo sembrava ci fosse un conflitto di attribuzioni tra Ministeri ma il top si è visto quando si è scoperto che nemmeno all’interno del Ministero dell’Agricoltura (un tempo si chiamava così) erano tutti concordi sulla soluzione più idonea… forse non solo sulla soluzione ma nemmeno sull’approccio! Senza voler parlar male del sistema universitario che, trattandosi di sistemi che avrebbero potuto comportare ricadute economiche (forse più per i professori, che per gli atenei), hanno ingaggiato confronti a colpi di clava, uno contro l’altro armato per far salvo il vessillo della “ricerca scientifica”. Che nobile atteggiamento… quasi cavalleresco! E poi ci si sono messe le regioni – ciascuna con la sua soluzione, sempre migliore delle altre – e poi, potevano forse mancare i consorzi? Certamente no… Come potevano esimersi dall’intervenire. Mah… Nel frattempo, la Francia si presenta nei consessi internazionali spiegando la propria visione, ancorché non definita in tutti i dettagli (in ragione del fatto che il confronto tra le parti non ha fugato tutti i dubbi, che in realtà restano giusto un paio) mentre i nostri rappresentanti intervengono “a titolo personale” citandosi addosso come farebbe un bebè nel suo pannolino. Sì, perché la discussione in Italia non è stata nemmeno capace di produrre una sintesi “ufficiale” degli obiettivi. Immaginate voi quanto ci vorrà per arrivare a delle soluzioni! Nel frattempo non ci resta che sperare che la salute ci assista per concederci un giorno di vedere un approccio realmente italiano, condiviso e univoco, alla sostenibilità!



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