La Guardiense

di Andrea Zanfi


Un frazionamento produttivo importante che avrebbe potuto creare criticità, ma che ha invece fornito l’opportunità di un maggior controllo e salvaguardia del territorio.
E qui che incontro Domizio Pigna, presidente da oltre vent’anni di questa cantina nata circa sessant’anni fa, esattamente l’8 marzo del 1960, il giorno della festa della donna; la realtà vitivinicola più grande della Campania, con oltre 6 milioni di bottiglie, ormai apprezzate in tutto il mondo per aver valorizzato gli aspetti ampelografici, mantenendo un ottimo rapporto qualità prezzo negli anni.
Di questo se ne sono accorti anche importanti opinion leader mondiali come Robert Parker e Monica Larner che hanno voluto dare valore al lavoro svolto in queste terre, cosa questa non affatto scontata. Personalmente non avevo dubbi che prima o poi sarebbe accaduto, essendo un accorato estimatore dei vini di questa cantina per la tipicità e la territorialità che riescono a trasmettere. Ricordo ancora quando, una decina di anni addietro, forse era Vinitaly del 2008, l’amico Riccardo Cotarella mi presentò con entusiasmo la Falanghina del Sannio della prima vendemmia da lui condotta nell’azienda, vino che mi lasciò basito per la freschezza e bevibilità che sprigionava.



Sono felice di riscontrare che quell’iniziale entusiasmo profuso da pochi intimi, si sia oggi concretizzato in un consolidato successo.
È stato un processo di crescita lenta ma costante nel tempo, affrontato con la sagacia e la costanza di chi sa rimanere con i piedi ben piantati per terra, come sanno mantenerli i contadini di queste terre beneventane. In cantina, in vigna e nell’intera filiera produttiva sono state fatte sempre scelte coraggiose e strategicamente importanti, dettate dalla grande visione di consulenti esterni e dal Presidente, il quale ha saputo trasferire le proprie idee alla base associativa. Seguendo questo percorso sono nati gli spumanti, Metodo Classico e Metodo Italiano, a base di Falanghina e Aglianico, mentre gli altri vini sono cresciuti qualitativamente e alcuni hanno raggiunto l’apice delle valutazioni delle guide italiane.



Un insieme di fattori hanno contribuito a ciò, non ultimo il piano di lavoro della linea produttiva denominata dei Mille, come il numero dei soci, che interessa la gamma dei vini rossi come l’Aglianico. Un progetto che coinvolge tutte le singole unità che fanno capo all’azienda; come se ogni elemento facesse parte di un gigantesco puzzle all’interno del quale si svolgono attività agronomiche di altissima precisione che partono dalla conoscenza di ogni appezzamento produttivo diviso per altimetria, geologia e sistemi di allevamento praticati. Il risultato? Un giardino botanico viticolo grande 1.500 ettari, con oltre 6.000 pezzi coltivati, alcuni dei quali non superiori ai 3.0005.000 metri quadri, controllati dalla mano dei vignaioli e da due satelliti europei, Sentinel 1 e Sentinel 2, capaci di tenere costantemente sotto osservazione l’evoluzione del lavoro svolto, che sarà certificato come elemento di
un sistema di sostenibilità ambientale e produttiva di altissimo profilo. Grande novità alla quale si aggiunge il fatto che Guardia è divenuta, da poco, città europea del vino, cosa che comporterà per La Guardiense, punto di riferimento del territorio, doveri e oneri, ma soprattutto grande visibilità. Il lavoro non manca e neanche l’entusiasmo poiché è figlio dei risultati che stanno arrivando. Soddisfatto di quanto appreso, riparto nella certezza di tornare quanto prima. Ormai la strada è tracciata.



ARTICOLI CORRELATI

Apertis verbis con Enrico Zanoni
Patrizia Sandretto Re Rebaudengo
Sicilia Seafood, um mare di speranze e certeze