L'albero che cade fa più rumore rispetto alla silente foresta che cresce

di Andrea Zanfi


«Quando penso a questa terra, alla geometria dei vigneti e al lavoro di coloro che hanno reso possibile il successo del Prosecco, sento l’importanza e la responsabilità del ruolo che ricopro come presidente del Consorzio del Prosecco DOC». Forse è per questa ragione che Stefano Zanette non ritiene un sacrifico spendersi tutti i giorni per il miglioramento di questo territorio, cercando l’equilibrio fra l’ambizione di sostenerne l’evoluzione e la sua salvaguardia. «Un bilanciamento di non facile realizzazione, al quale però puntiamo con convinzione cercando di diffondere un nuovo approccio culturale, che incida nella coscienza e nell’agire quotidiano di ogni nostro associato, il valore della sostenibilità come elemento imprescindibile del nostro futuro». Sono anni che il Consorzio del Prosecco DOC opera in tal senso, sin dal 2012 quando deliberando uno “stoccaggio” di parte della produzione, al fine di mantenere l’equilibrio del mercato, decise che tale restrizione non fosse applicata alle aziende che operavano in regime biologico, consentendo loro di rivendicare le produzioni nella misura massima consentita dal Disciplinare di produzione. Anche i successivi bandi per l’assegnazione di nuovi vigneti hanno premiato, con punteggi maggiori, la conduzione delle vigne in regime biologico e quelle in possesso della certificazione ambientale di un organismo terzo come la SQNPI, che si propone di valorizzare i prodotti ottenuti in conformità ai disciplinari regionali di produzione integrata. «Piccoli passi – continua Zanette – ma sostanziosi e sostanziali, espressione della volontà di dare indicazioni precise alle aziende alle quali, recentemente, abbiamo concesso punteggi maggiori nei bandi per l’assegnazione delle nuove idoneità, a fronte dell’impegno a realizzare e mantenere almeno il 5% della superficie vitata a siepi e boschetti». Decisione questa capace di incidere positivamente nell’abbellimento del paesaggio con la creazione di ecosistemi capaci di incrementare la biodiversità delle aree interessate. «La sostenibilità – insiste Zanette – è un tema di cui parliamo quotidianamente con i nostri soci, per renderlo importante e comprensibile cercando di far passare che non è solo una mera “filosofia”, ma un impegno dovuto che tra le altre cose porta economicamente risultati, che non è solo un ostacolo o un ingombro tecnico voluto da fonti sconosciute, ma un valore soggettivo e oggettivo che premia chi lo persegue.



Ci conforta il fatto che molti produttori, almeno quelli più giovani, dimostrano più attenzione a questo tema a prescindere dagli incentivi e dagli ettari che lavorano. La sostenibilità deve coinvolgere il sistema, perché migliora la vita del produttore e di chi vive intorno alla sua azienda, contribuendo a renderla visibile maggiormente ai mercati sempre più orientati a questo valore etico; inoltre con questo orientamento produttivo le vigne di Glera per il Prosecco DOC valgono di più».
Essere il più grande consorzio italiano in certi casi non aiuta, ma Zanette e la sua squadra sono ottimisti perché la situazione è in divenire, per questo non scelgono di scattare la fotografia di un risultato raggiunto, ma proiettano il documentario di una situazione in continua evoluzione. A queste idee il mercato risponde: il comparto del biologico/sostenibile cresce annualmente a doppia cifra, e rappresenta adesso circa il 18% del fatturato della Grande Distribuzione. È vero che la motivazione di acquisto è tuttora condizionata dalle promozioni, ma sussiste già un 4% di consumatori ed estimatori che compra Prosecco proprio perché è BIO. «Stiamo lavorando – ancora Zanette – perché le aziende imparino che la sostenibilità abbraccia un’infinità di azioni che pur dando l’idea di una visione olistica devono trascendere dagli interessi individuali. Sfruttare senza depauperare, costruire senza demolire, investire senza invadere è questa la sfida dello sviluppo sostenibile che il Consorzio si prefigge al fine di tutelare il futuro dagli interventi fatti nel presente , soddisfacendo i bisogni di oggi senza compromettere le opportunità di domani. Abbiamo fatto nostro tutto questo dando un senso a ciò che facciamo. Il nostro compito e consigliare e orientare sentendoci gratificati dalla testimonianza di numerose aziende che stanno adottando il nostro pensiero». Le risultanze scientifiche degli esami svolti confermano che, anche nei territori della Denominazione con una maggiore incidenza di vigneti, la salubrità è migliore della media nazionale, e lo è tanto più di quella di altri Paesi europei, anche se al Consorzio sanno che questi dati non convinceranno mai chi è scettico per partito preso.



Ognuno, d’altronde, è libero di pensare quello che vuole, ma va riconosciuto che agire in una realtà vitata di 24.450 Ha, confrontandosi con 12.000 viticoltori, che sono riusciti a implementare una realtà vitivinicola di valore mondiale, ottenendo questi risultati, non è un’impresa facile. «Consci di questo e di ciò che ci rimane da fare – continua Zanette – noi non ci fermiamo, abbiamo già aderito a due Bio-distretti posti agli estremi geografici del Veneto, quello dei Colli Euganei e Bio-Venezia, e stiamo collaborando alla nascita di un terzo distretto posto nel territorio collinare del Trevigiano, ora confidiamo che anche in Friuli-Venezia Giulia si colga la stessa sensibilità. Ma l'ampiezza della nostra Denominazione necessita una visione strategica capace di tener conto della diversità dei territori in cui insiste, individuando soluzioni tecniche modulabili nel tempo, sapendo che non ne esiste una buona per tutte le circostanze, soprattutto se il patrimonio delle aziende associate si differenzia per estensione vitata, per posizione altimetrica e geologica e per l’impatto che le stesse hanno rispetto agli insediamenti urbani circostanti. Non c’è una ricetta unica – stando all’esperienza del Consorzio – non c’è un unico protocollo a cui attenersi replicabile su nove province e due regioni. Pur essendo la sostenibilità di non facile assimilazione da tutti i produttori, al Consorzio hanno compreso che la sua condivisione consente scambi di informazione e un’ottimizzazione degli interventi. È chiaro che il Consorzio suggerisce soluzioni, ma è opera dei singoli adottarle. È la mentalità che deve essere condivisa da ogni attore della filiera. «Come Presidente del Consorzio – conclude Zanette – so quali siano le difficoltà che ci attendono, ma siamo fiduciosi, non ci lasciamo scoraggiare da chi rema contro, e sono molti. Noi andiamo avanti, sapendo, in coscienza, di fare ciò che è nelle nostre possibilità. Del resto – chiosa Zanette, ridendo – fa più rumore un dente che cade [il riferimento è alla notizia circolata sulla stampa britannica, secondo la quale il Prosecco danneggerebbe i denti, n.d.a. ], che una foresta che cresce».



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