Bollicine: la fotografia del mercato italiano di Wine Intelligence 

16 MAR 2018



di Piergiuseppe Bernardi

Durello, Erbaluce, Verdicchio, Ribolla gialla: sembrano essere questi vitigni autoctoni, ricuperati e/o reintepretati in versione sparkling, a tirare la volata del successo che le bollicine italiane stanno recentemente riscuotendo anche sul mercato interno. A segnalarlo è il focus sul “Mercato delle bollicine Italiane” recentemente realizzato e presentato da Wine Intelligence: un articolato e dettagliato report, nel quale a profilarsi con chiarezza è proprio il crescente apprezzamento registrato in Italia, nel corso del 2017, nei confronti del nostro perlage.

A segnalare questo apprezzamento è un dato immediatamente sorprendente: nel corso del 2017 sarebbero stati ben 31,6 milioni gli italiani, pari al 64% della popolazione del nostro Paese, ad aver bevuto almeno una volta, spesso in occasione di brindisi e festeggiamenti, dello spumante o del vino frizzante Made in Italy. I nostri connazionali, la cui perplessità di fronte alla proposta politica attuale si è recentemente tradotta in una frammentazione incapace di dare al Paese un governo duraturo, sulla scelta delle bollicine sembrano invece idee assolutamente chiare e convergenti.

A favorire questo significativo posizionamento delle bollicine nostrane in Italia sembra essere innanzitutto la pluralità della proposta che le caratterizza. Contrariamente alla maggioranza degli altri paesi, nei quali la concorrenza si gioca sostanzialmente tra Champagne, Prosecco e Cava, in Italia a fare la differenza risulterebbe proprio la diversificazione dei vini sparkling. Un tratto peraltro in via di ulteriore implementazione, determinata dall’affiancamento alle bollicine “tradizionali” del Trentodoc, del Franciacorta e dell’Oltrepò Pavese, della versione spumantizzata di vini prodotti appuntoda vitigni autoctoni.

E se le bollicine più frequentemente consumate risultano Prosecco e Lambrusco, l’immagine della loro qualità resta legata allo Champagne, seguita solo a una certa distanza dal Franciacorta. In crescita anche il consumo di Trentodoc, Alta Langa e Pignoletto, al momento affermatisi però solo come prodotti di nicchia. Il ruolo giocato dai grandi marchi nel determinare questo successo evidenzia infine l’importanza di un suo consolidamento proprio attraverso la costruzione di branding esplicitamente legati alle bollicine Made in Italy.

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