La moda made in Italy tra successo internazionale e potenzialità inespresse  

22 MAG 2018



di Piergiuseppe Bernardi

Come ormai da cinque anni a questa parte, lo Studio Deloitte, colosso mondiale della revisione contabile, ha presentato Global Powers of Luxury Goods 2018, Top Cento delle aziende del settore del lusso e della moda. Una classifica che conferma come l’Italia, nell’ambito dell’eccellenza, continui a giocare un ruolo di primo piano. A provarlo la presenza, tra le cento aziende inserite nell’elenco elaborato dalla Deloitte, di ben 24 realtà italiane, peraltro capaci di posizionarsi a livelli molto buoni in un universo nel quale la competizione appare elevatissima.

A essere ancora più emblematico del successo che il tessuto aziendale italiano del Fashion sta continuando a riscuotere è l’inserimento, sulla base delle vendite attestate nel 2016, di ben tre società italiane tra le prime venticinque del prestigioso elenco. In quarta posizione, dopo la francese Lvmh, la statunitense The Estée Lauder Companies e la svizzera Richemont, si trova Luxottica. Il gruppo, leader nel settore degli occhiali di fascia alta e legati a brand internazionali di prim’ordine, opera in ben 150 paesi con oltre 9000 negozi e un fatturato di vendita di 10 miliardi di di dollari.

A ritrovarsi inclusa nell’autorevole graduatoria, in questo caso al diciannovesimo posto, è inoltre un’importante holding italiana: la Prada, cui l’originaria vocazione all’alta moda non ha però recentemente impedito investimenti anche nel settore del cibo di qualità, come prova l’acquisizione a Milano della nota Pasticceria Marchesi. Al ventiquattresimo posto infine si colloca la Giorgio Armani che, fin dai tempi del suo fondatore, non ha mai mancato di guardare con attenzione al mondo del food di qualità e delle location di haut niveau.

Questa significativa presenza italiana nel panorama del Fashion internazionale sembra però segnata da un limite che rischia di lasciare inespresse le sue effettive potenzialità. La produzione italiana del settore, decisamente vincente sul piano della qualità, finisce infatti con l’essere poi penalizzata sul piano quantitativo. Mentre infatti il fatturato medio dei gruppi francesi si aggira sui 5,8 miliardi di dollari e quello statunitense e svizzero sui 3 miliardi di dollari, quello italiano non riesce a superare, almeno al momento, la soglia del miliardo e mezzo di dollari.

https://www2.deloitte.com/it/it/legal/about-deloitte-italy.html