Loira&Co: quando l’eccellenza francese seduce l’Italia

24 MAG 2018



di Piergiuseppe Bernardi

Parlare di un “salone” può essere eccessivo, visto il ridottissimo numero di espositori e di visitatori che vi partecipa. Sarebbe forse più opportuno, tenuto conto della qualità che qui regna indiscussa, definirlo un “salotto”. Nei cui spazi trovano posto una serie di stand molto essenziali, ma rappresentativi quest’anno, con etichette davvero capaci di stupire, della miglior produzione vitivinicola della Valle della Loira, dell’Alsazia e di altre regioni del Nord transalpino.

Scenario di questo singolare “salotto” è stato, nella giornata dello scorso 21 maggio, un padiglione di Modena Fiere appositamente destinato ad ospitare questo evento. Ad organizzarlo è stato il Club Excellence, realtà nata nel 2012 per promuovere la cultura della distribuzione dei vini e dei distillati di eccellenza. Un club che, sotto la presidenza di Massimo Sagna, alla guida a Torino di una storica società di importazione di questi prodotti, e con al suo interno realtà del calibro del Gruppo Pellegrini, ha saputo far parlare di sé proprio per l’alta qualità degli eventi che è stato capace di creare e sviluppare.

Bianchi e rossi, vini dolci e bollicine, senza escludere ovviamente prestigiosi distillati come il celeberrimo Calvados, hanno così accompagnato la visita del pubblico. Quest’ultimo, selezionatissimo e costituito per larga parte da operatori del settore, ha avuto la possibilità non solo di degustare etichette di grande livello, ma anche di partecipare ad alcune interessanti master class, rispettivamente incentrate sui sancerre, sui poully-fumé, sui gewürztraminer e sulle varietà più prestigiose di vini che si producono nella regione della Loira.

Ciò che ci è sembrato apprezzabile sono state le dimensioni relativamente contenute dell’evento. Il numero dei produttori delle diverse aree francesi rappresentate, settantasei, ci è parso, oltre che ragionevole, anche adeguato a consentire ai visitatori di farsi un’idea, ad un tempo analitica e articolata, dello “stato dell’arte” della produzione vitivinicola “alta” delle regioni considerate. Un’idea che, riassumibile nell’emozione suscitata da un indimenticabile sorso di Baron de L 2006 di Ladoucette, aprirebbe a qualche riflessione anche sulle strategie promozionali dell’enologia italiana. Ma qui siamo, e restiamo, in terra di Francia.

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