“Valentino” Riserva Elena: l’eresia del metodo classico in Langa.

12 SET 2018



di Piergiuseppe Bernardi

La Langa da sempre è sinonimo di grandi vini rossi: che si tratti di barolo o barbaresco, di barbera o dolcetto, a rappresentare il denominatore comune dei diversi vini prodotti da questo terroir è una potenza che, pur non identicamente declinata, imprime comunque ad essi una connotante struttura. Non ci sarà dunque da stupirsi troppo se, tra queste colline, i vini bianchi siano stati a lungo considerati con una certa sufficienza e le “bollicine”, anche laddove apprezzate, considerate come un vino destinato all’altra metà del cielo.

Non è dunque difficile immaginarsi la diffidenza, certo non scevra da ironia, con cui i vigneron di Langa avranno guardato all’idea di Valentino Migliorini di scommettere, proprio tra le loro colline, su un Metodo Classico creato a partire da Pinot Nero e Chardonnay. Parlare di “azzardo temerario” va bene per l’oggi, tempo in cui l’idea di Migliorini ha finito col fare scuola, raccogliendo consensi e inducendo nomi piccoli e grandi dell’area a intraprendere un percorso specificamente mirato a fare delle bollicine di nebbiolo un prodotto prestigioso.

La geniale creazione dello Spumante “Valentino” Brut Riserva Elena di Rocche dei Manzoni risale però a un’epoca tanto lontana – ormai quarant’anni fa – da apparirci oggi quasi remota. Fu nel 1978 infatti che Migliorini, lungimirante “langhetto” di importazione piacentina, trovò il coraggio di incamminarsi senza esitazioni di sorta sulla strada di quella che fu guardata come una sorta di eresia. Non senza trasgredire così una convenzione secolare, certamente non scritta, ma non per questo meno capace di condizionare profondamente l’approccio di questo territorio al vino.

È dunque al coraggio visionario di questo atipico vigneron di Langa che oggi, in questo prestigioso territorio vitivinicolo, stanno prendendo forma tentativi sempre più elaborati e convincenti di dar vita, anche in questa terra di grandi rossi, a un universo di variegate bollicine. Avendo però come riferimento un’ormai consolidata stella polare: quel “Riserva Elena” che, coi suoi riflessi verde oro e col suo bouquet intenso, ha a saputo dimostrare sul campo come le potenzialità di questo terroir sappiano esprimersi ben al di là della semplice consuetudine.

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