La vigna hi-tech del Politecnico sabaudo

9 OTT 2019



di Piergiuseppe Bernardi

Torino è una delle città europee che, insieme ad importanti capitali del vecchio continente, può contare su una vigna in città. In realtà la vigna è posta sulla collina che sovrasta la capitale sabauda e, all’interno del parco della cosiddetta “Villa della Regina”, occupa poco meno di un ettaro di terra. Questo vigneto reale, fatto oggetto di un recupero parziale conclusosi nel 2003 e affidato alle Cantine Balbiano di Andezeno, costituisce solo una lontana eco di una ben più vasta presenza nell’area di vigneti, utilizzati fin dal XVII secolo per produrre vini da bere a corte.

Ora però la vigna reale della Villa della Regina rischia di avere un concorrente torinese, e non certo un concorrente qualunque. È evidente che sedici piantine non potranno, nè intendono farlo, competere in alcun modo con le ben 2700 barbatelle piantate nei possedimenti reali. Tuttavia la nuova microvigna – a darne la notizia è il quotidiano La Stampa – questa volta è stata impiantata in centro città, direttamente sul terrazzo del Politecnico di Torino. E se il loro obiettivo non è evidentemente quello di produrre vino, il loro influsso sul mondo del vino rischia di essere notevole.

Le nuove piantine di Sauvignon Blanc di Montepulciano sono state collocate sul terrazzo del moderno palazzo dell’ateneo torinese con un obiettivo preciso: sperimentare, nell’ambito di una ricerca diretta dal prof. Andrea Bianco, una innovativa piattaforma di monitoraggio dei vigneti. L’intento è quello di verificare l’efficacia di quest’ultima in ordine alla rilevazione attraverso specifici sensori, in futuro diretta e fatta in prima persona dai viticoltori, di quelle che sono le informazioni essenziali inerenti i vigneti: bagnatura fogliare, umidità del terreno e dell'aria, temperatura, misurazioni delle precipitazioni.

Le ormai diffusissime “capannine meteo”, di fatto ingombranti e connotate da consumi energetici elevati, rischiano così di diventare a breve vetuste. A sostituirle dovrebbero essere – nel quadro del lavoro di ricerca coordinato al Politecnico di Torino dal Prof. Daniele Trinchero – dei microsensori che, collocabili senza alcun problema nei vigneti, trasmetteranno dati superando anche i limiti attualmente registrabili a causa dell’insufficiente copertura di rete. Ecco dunque la necessità, per questa sperimentazione, di poter contare su una vigna “a portata di mano”.

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