Lo studio di architettura che crea giganti

di Giordana Talamone


Ad attendermi Margherita Cardoso, Senior Graphics Specialist di quello che è attualmente uno tra i più importanti studi internazionali di architettura, con all’attivo la realizzazione di sette tra i quindici grattacieli più alti al mondo. E mentre il mio sguardo si perde oltre le pareti di vetro della sala conferenza dove vengo fatta accomodare, ecco sopravvenire – fulminea – la sensazione di essere in un luogo in cui passato e futuro virtuosamente si incontrano.
Il passato di SOM è rappresentato dal suo stesso nome, composto dall’acronimo dei suoi fondatori: Louis Skidmore, Nathaniel Owings e John Merrill. Furono questi ultimi che, tra il 1936 e il 1939, crearono questa società multidisciplinare, capace di integrare, in una chiave fortemente innovativa, differenti discipline: architettura e ingegneria, progettazione civile e urbanistica, design di interni e grafica. Avvolta da un ambiente sobrio e contemporaneo, reso accogliente e funzionale dalla strategica interazione del bianco e della luce, cerco di intuire almeno qualcosa di ciò
che accade nel grandioso open space da cui mi separa soltanto una sottile parete di vetro. Il mio sbirciare risulterebbe tuttavia vano se Margherita Cardoso non mi spiegasse, con il piglio sicuro di chi di quel mondo fa parte, le grandi sfide vinte da SOM e gli ultimi progetti in fase di elaborazione.
Ognuno dei diversi progetti che Margherita Cardoso mi illustra ha qualcosa di stupefacente. E il suo racconto riesce quasi a materializzarmi davanti agli occhi gli otto “giganti” che la società ha disseminato in diverse parti del pianeta: dal Burj Khalifa di Dubai all’One World Trade Center di New York, dal Taipei 101 di Taiwan allo Zifeng Tower di Nanijng, dal Willis Tower di Chicago al Trump International Hotel



Di grande rilevanza tra i Tall Buildings di più recente costruzione progettati da SOM risulta soprattutto il One World Trade Center, terminato nel 2014. Il suo cuore di cemento armato e ferro, reso esteticamente affascinante dalle enormi vetrate che ne ricoprono gli esterni, intende ovviamente riaffermare il ruolo finanziario e commerciale internazionalmente rivestito da Manhattan. Ad animare la sua struttura e le sue forme è però in primo luogo la valenza simbolica del suo costituirsi come edificio progettato e realizzato con l’obiettivo di esprimere la reazione a un evento che
per gli interi Stati Uniti ha rappresentato un terribile shock: la distruzione, l’11 settembre del 2001, delle famosissime Twin Towers da parte di Al Qaida. Una reazione che, con i 400 metri di altezza che fanno dell’edificio il quarto grattacelo più alto del pianeta, intende riaffermare gli Stati Uniti come capaci di
guidare il futuro del mondo.



Questo futuro tuttavia, di cui SOM intende essere protagonista, non riguarderà soltanto le altezze vertiginose dei grattacieli – mi spiega Margherita Cardoso – ma anche ripensamenti radicali di edifici del passato realizzati nel pieno rispetto delle loro linee e della loro collocazione. Di questa nuova tendenza è espressione un progetto che, coinvolgendo otto progettisti di fama mondiale, sarà realizzato a Milano: in Corso Italia 23 infatti a diventare oggetto di un innovativo progetto di riqualificazione sarà uno storico palazzo a lungo sede della RAS Assicurazioni. Progettato e realizzato da Gio Ponti, Piero Portaluppi e Antonio Fornaroli, il palazzo di 45 mila metri quadri rivestito in granito rosso, ora di proprietà di Allianz Real Estate, si appresta a diventare una delle nuove sfide di SOM. La sfida è quella di dar vita, senza stravolgerne il design originale, a un edificio capace di coniugare estetica e funzionalità in una chiave che, articolando spazi operativi e aree destinate al tempo libero (ristorazione, palestre…), diventi espressione d’avanguardia della contemporaneità. Di questa capacità di SOM di essere all’avanguardia nell’espressione della contemporaneità è riprova la mostra “Time Space Existence”, presentata tra gli eventi collaterali della Biennale di Architettura di Venezia 2018. L’installazione “Scale Form”, presente in due sale nello storico Palazzo Mora e com
prensivo di un video immersivo, esamina la metodologia di progettazione interdisciplinare dell’azienda, dimostrando parallelamente la forza del suo approccio alle tecniche di costruzione. Proprio l’efficacia di questo approccio trova una convincente conferma in alcuni dei modelli strutturali più innovativi di SOM esposti a Venezia: dal JTI Headquarters, una torre proposta a Charenton-Bercy a Parigi, all’Inland Steel Building, dal Broadgate Exchange House al John Hancock Center, dalla
Willis Tower al Burj Khalifa. Un modo anche questo per immergersi nella storia dell’architettura internazionale dell’ultimo secolo, lasciandosi avvolgere dalla sensazione di vivere in una costante tensione di vivere in un presente costantemente proiettato verso il futuro. La stessa sensazione che provo io mentre, attraversando un lungo corridoio bianco, esco dalla sede londinese di uno studio che di questa storia ha saputo essere uno degli indiscussi protagonisti.



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