L'uomo che sogna i giardini

di Piergiuseppe Bernardi


Non lasciatevi fuorviare né dal palpitante entusiasmo che trasparirà dai suoi occhi, né dai controllati segni di stanchezza che di tanto in tanto attraverseranno il suo viso. L’uno e gli altri vi diranno molto di Flavio, ma non il suo segreto. Il primo vi racconterà di una vita tutta incentrata su un lavoro appassionante, scandita da un’operosità tenace che non conosce orari o battute d’arresto, costruita passo passo senza mai lasciare che a guidarla fosse la legge del profitto, vissuta inseguendo sogni via via realizzati e destinati a divenire uno stimolo per sognare ancora. I secondi lasceranno trapelare di lui la determinazione che gli ha consentito di non sottrarsi mai a coraggiose sfide, la costanza che lo ha spinto a trasformarle in altrettanti successi, l’asprezza con cui ha dovuto imporsi per vederle realizzate senza cedimenti, proprio come fin dall’inizio le aveva intuite. Ma il suo segreto no! Quello lo capirete solo sui tempi lunghi, magari strappandolo allo sguardo con cui improvvisamente si sofferma su una pianta.
Percepisco subito che non gli sfugge nulla. Nemmeno il mio rapido indugiare di fronte a un nodoso gelso che mi ricorda l’infanzia: «Vedi – mi dice con voce sicura – è proprio questa la mia sfida quando immagino, progetto e realizzo un giardino: capire la persona che mi sta davanti e farmi un’idea abbastanza precisa del suo carattere e delle sue reazioni. Solo così posso creare un giardino in cui le varie persone che si rivolgono a me si possono rispecchiare, suscitando in loro stimoli ed emozioni. Proprio come ti ha dato ora questo gelso. Quel che detesto sono i giardini “vetrina”, puramente legati alla moda del momento, fatti solo per soddisfare gli stereotipi imposti dal mercato. Certo anche questi sono spazi verdi, ma lontanissimi dall’idea che mi guida nel creare giardini su misura. Ciò che io cerco di fare, ogni volta in modo diverso, è dar forma a contesti in cui ad essere protagoniste sono le piante e in cui chi lo desidera possa davvero entrare in sintonia profonda con la natura».
«Da dove nasce – lo interrompo – questa tua passione per le piante? Sei figlio d’arte o è qualcosa di davvero tuo?». «Io originariamente vengo da Revello, lo stesso paese in cui è nato e vive il grande architetto paesaggista Paolo Pejrone. La mia però era una famiglia di allevatori, in cui nessuno aveva una particolare sensibilità per il verde. E nemmeno io, almeno in giovane età, ricordo episodi particolari nei quali questa sensibilità per il mondo vegetale emergesse in modo chiaro. A farla affiorare con forza – quasi un colpo di fulmine – è stata piuttosto la mia prima esperienza lavorativa come “bocia” in un vivaio del mio paese. Non sapevo nulla di piante, ma improvvisamente fui attratto da quel mondo e sentii da subito la necessità di conoscerlo e di carpirne il segreto. Mi resi quasi subito conto che il contesto in cui lavoravo non era quel che cercavo, visto che la persona da cui ero a garzone, forse per carattere o forse per paura che potessi poi diventare un suo concorrente, era decisamente restio a trasmettermi la sua esperienza. Così decisi di mettermi in proprio».



Il commento mi viene spontaneo: «Ma eri giovanissimo!». «Avevo solo 20 anni, ma anche tutta l’energia di chi ha già individuato il proprio obiettivo e, pur senza afferrarne in modo nitido i contorni, intuisce che è quella la direzione da seguire. E il mio obiettivo, la mia direzione erano ormai chiari. Cominciai a leggere e studiare, purtroppo da autodidatta e senza maestri, tutto quel che trovavo su quel mondo che tanto mi affascinava, trasferendo poi ciò che apprendevo nella realizzazione di qualche piccolo giardino commissionatomi dai primi clienti, quasi sempre piuttosto perplessi per la mia giovane età. Mi creai nel cortile di casa un mini-vivaio di 250 metri quadri e cominciai a intuire quale sarebbe stato il vivaio che avrei voluto: un vivaio-giardino, uno spazio nel quale consentire a tutti di avvicinarsi con rispetto a quel mondo vegetale che stavo lentamente scoprendo e che tanto mi affascinava. Nulla a che vedere dunque con i garden-supermercato che stavano allora nascendo e che ora proliferano ovunque». «Se mi guardo intorno - e lo dico pensando al mondo verde che ho appena finito di visitare con Flavio – devo pensare che il tuo progetto si è ormai realizzato». «Non ancora del tutto – sorride – ma ci stiamo lavorando. Qui a Busca, dove quando mi sono sposato ho deciso di trasferirmi, sono partito con 15.000 metri quadri di vivaio, divenuti poi 20.000 e poi ancora 28.000. Certo in più di un’occasione il mio sogno ha rasentato l’incubo. Alla fine però a prevalere è stato lui – il sogno – che si è via via concretizzato, trovando un’identità propria, estranea alle mode del momento. Ora qui – alla Miretti Giardini – a lavorare è uno staff preparato e professionale di circa venti persone, il cui impegno è totalmente dedicato alle piante da giardino e dunque a piante finalizzate a essere impiantate negli spazi verdi che di volta in volta creiamo. Dunque niente piante da appartamento, ma solo piante da esterno: dalle erbacee perenni alle varietà antiche di piante da frutta, dagli arbusti alle alberature, fino agli esemplari secolari. «Questa scelta, apparentemente poco commerciale, non rischia di tagliarti fuori una cospicua fetta di potenziali clienti?». «Sai – risponde pacato – se avessi dovuto puntare sul commercio di piante, avrei fatto tutt’altro. Noi qui le piante certo le commercializziamo, ma prima le piantiamo, le curiamo, le facciamo crescere e, quando sono pronte, le piantumiamo in giardini che siamo noi stessi a creare. Forse può apparire una scelta perdente, ma in realtà è vincente. In questo modo la nostra clientela, col tempo, si è auto-selezionata e chi viene da noi vuole che il suo giardino sia ideato proprio per lui, per la sua famiglia, per la sua azienda ed esprima qualcosa di sé e dei mondi che gli stanno a cuore. Ed è proprio questo ciò che cerco di imprimere ai giardini che penso, progetto e realizzo: quel tratto personale che li rende unici e che consente a chi vi si immerge, anche solo per un momento, di rispecchiarsi in essi e di sentire tutta l’energia naturale che essi sono in grado di trasmettere».





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