Maglio - La cioccolata del Salento

di Pasquale Porcelli


Il piccolo centro cresce, le attività prosperano e Giuseppe Maglio, figlio di Antonio, apre un caffè con annesso laboratorio di dolciumi, dando inizio così alla storia che legherà i Maglio all’arte dolciaria e in particolare a quella del cioccolato. È negli anni sessanta che però l’attività si svilupperà in modo pieno, quando alla ormai consolidata organizzazione di ricevimenti, banchetti e produzione di liquori, Vincenzo Maglio, affiancherà la produzione di cioccolato creando ricette e nuovi prodotti e introducendo il marchio del calesse, che da allora contraddistinguerà tutta la produzione. Forti di una storia fatta di tanto lavoro e intraprendenza, Maurizio e Massimo portano oggi avanti un’eredità consolidatasi negli anni anche con successi e premi nazionali ed esteri. Ma cosa rende unico il loro cioccolato? Cosa lo rende diverso e goloso? Senza dubbio la materia prima, che nel cioccolato vuol dire innanzitutto la provenienza delle fave che saranno poi lavorate sino a ottenere il nettare degli dei. Le fave selezionate esprimono gusti e aromi unici, in virtù delle caratteristiche del territorio e del clima e provengono dal Perù, Cuba, Ecuador, Repubblica Dominicana, Tanzania, Guayaquil. La costante ricerca nelle piantagioni di tutto il mondo ha portato a scegliere non solo delle piccole produzioni di altissima qualità, gestite da famiglie produttrici di cacao da generazioni, ma anche nell’impegno a lavorare cacao provenienti da coltivazioni sostenibili, dove non si impiega lavoro minorile. Prende così forma, qualche anno fa, l’impegno dei Maglio in Venezuela, in una piantagione nella località Cuyagua, un piccolo paese che si affaccia sul Mar dei Caraibi.



Qui nella piccola piantagione di 50 ettari, con l'aiuto di una equipe dell'università di Merida, si selezionano le piante di criollo puro, tra le varietà più pregiate, fornendo una mappatura genetica della specie. Inoltre Maglio sostiene il progetto anche con l’aiuto alimentare e finanziando l’acquisto di nuove attrezzature. Un impegno etico concreto, che coinvolge circa 100 famiglie, nel rispetto dell’ambiente e delle condizioni di lavoro. Dietro la frutta ricoperta di cioccolato, le praline, la piccola pasticceria, le tavolette c’è tutto questo. Uno spirito imprenditoriale giusto, fatto di tanto lavoro, di ricerca, di creatività e di visioni, ma anche un impegno civile concreto, tangibile che vuol dire rispetto per la natura e per il lavoro dell’uomo. Più di un secolo è passato, ma lo stile è rimasto intatto, perché nonostante le dimensioni attuali raggiunte, l’azienda resta un grande laboratorio artigianale animato dallo stesso spirito che da sempre muove questa famiglia.





ARTICOLI CORRELATI

Al Vedel, una nobile trattoria che tiene un legame forte con la gastronomia del territorio
Il tappo di sughero - La modernità della tradizione passa per il tappo di sughero.
Castello: La pipa artigiana nel mondo.