Lectio magistralis di Oliviero Toscani

di Giampietro Comolli


Giugno su Italo, tratta Torino Firenze, carrozza numero tre.

Due file avanti seduto, vedo Oliviero Toscani.

È dal 2002 che non ci vediamo. Se non ricordo male fu nell’occasione dei 100 anni di vita delle grandi bollicine del Giulio Ferrari di Trento.

Lui si ricordava benissimo solo del “Giulio”, e basta!

Pazienza.

La butto lì.

Gli chiedo di concedermi un’intervista, potremmo parlare di lui e della fotografia.

Ho tante domande da fargli sui social, i media, il valore dell’immagine e di quale sia il gusto di una foto. Vorrei domandargli cosa voglia dire fotografare?

Se una foto è globale e se fotografare sia come raccontare?

Se esiste la foto delle foto o perché ci sono fotografi che parlano e altri che stampano.

Vorrei chiedergli se l’attimo fuggente esiste e se c’è sempre della verità dietro ogni foto.

Se davvero il grande fotografo sia un animale solitario o se il soggetto e oggetto non siano altro che il punto d’osservazione dello stesso obiettivo. Oppure se la fotografia esista davvero.

Troppe domande, lasciamo stare.

Raccontami… facciamo come fosse un monologo a teatro o una lezione del tuo Neverendingphotomasterclass:

«Certo». Mi sembra quasi contento di non dover dar risposte alle mie domande.

Così inizia ed è un fiume in piena, il segno tangibile che passione, arte, voglia e idee sono sempre vive anche dopo anni.

«…il fotomasterclass è un workshop.



Un percorso formativo introspettivo; è un modo per capire cosa vuol dire fotografare.

Non serve farsi tante domande tutti i giorni, sempre, in ogni luogo.

Creare un’immagine è imprimere l’espressione della vita. Morale ed etica di chi sta dietro la macchina si mischiano. La foto non è arte, è un linguaggio, è un modo di esprimersi e di parlare che può essere anche mediatico, ma ha soprattutto una componente fondamentale che si crea dentro l’animo, in un attimo o magari anche in giorni. Un esercizio di prove continue prima di trovare la strada giusta. Non ce l’ho con i selfie o con Instagram, non banalizziamo ciò che sarebbe facile banalizzare; sono due forme diverse.

La Reflex è come la matita di un disegnatore, ma non tutti quelli che usano una matita sono creativi o sanno cogliere aspetti unici. Non è il mezzo che fa la differenza, ma chi, come, quando, dove e perché, lo usa e fa clic!».

Oliviero Toscani è sempre lo stesso, non cambia, rivoluzionario e innovativo, alla continua ricerca di una forza creativa che sa bene, deve nascere da dentro.

«…un bel luogo invita a fotografare, ma senza anima, spirito, coscienza e introspettiva personale difficilmente lo scatto è completo. Infatti la foto non deve essere eclatante, non deve stordire a tutti i costi, non deve essere contro… c’è la necessità di coniugare insieme un fatto, un luogo, un momento, un colore con il proprio stato d’animo, se ciò riesce possono scaturire effetti straordinari, strani e anche ritoccati..

Fotografare vuol dire selezionare qualcosa tra tutto ciò che è possibile vedere, usando tutte le varie opportunità che la luce consente; la scrittura della luce permette di poter esprimere il proprio punto di vista, ciò che si vuol far vedere. La fotografia è in realtà la memoria storica dell’umanità: da quando c’è la fotografia esiste la storia, prima dell’invenzione della fotografia essa è tutta contestabile.



Ci sono dei fatti e degli eventi nel mondo che negli ultimi 50-60 anni ricordiamo e riviviamo solo tramite un’immagine. Questo nell’ordinarietà della vita personale e soggettiva. La foto è il mezzo con cui io comunico il mio pensiero. Tutte le mie foto sono le mie foto, realmente, anche se commissionate, e se non posso arrivare allo scopo finale, al completamento di un’idea creativa, meglio rinunciare.

Quante volte ho rinunciato a una foto perché… non me la sentivo dentro.

Brutta espressione, ma chiara, netta. Certe tragedie del XX secolo le conosciamo grazie alla fotografia. Grandi eventi dell’anno 1000 li conosciamo grazie ai frati amanuensi: è la stessa storia distante nel tempo. Non sono contro la tecnologia, anzi, ma il dettaglio di un’immagine può comunicare cose diverse a seconda di come sono viste, colorate, dimensionate. La foto, o meglio fare il fotografo, è un continuo farsi un autoritratto, un volersi esprimere a tutti i costi, essere estroverso e nei fatti, rimanere chiuso nei propri pensieri per creare, attraverso realtà e altri soggetti, una propria visione; vuol dire mettere a fuoco il proprio cuore, anima e cervello. Una continua prova e sfida. Se non c’è emotività personale e tensione continua, spirito e coscienza dinamica, difficilmente riesco a mettere insieme immagine e identità nel mio obiettivo. E questo è il mio scopo. Grazie Ninetto per l’intervista».

Grazie Oliviero per la lectio magistralis sulla fotografia.

La prossima volta ci vediamo in cantina da te ad assaggiare un buon vino a Casale Marittimo.

ph Oliviero Toscani



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