Palermo, Italia good living

di Paola Cerana


PALERMO, “FIORE” ALL’OCCHIELLO DELLA CULTURA ITALIANA

Riflessioni avvenuta dialogando con il sindaco Leuluca Orlando

L’Italia senza la Sicilia non lascia immagine alcuna nello spirito. Qui è la chiave di ogni cosa.

Leggendo queste parole, pare di vedere gli occhi di Goethe innamorati di un’isola che tanto decantò nei suoi scritti. Da quando l’illustre scrittore tedesco visitò per la prima volta il nostro Paese, nel 1787, la Sicilia ha conservato intatto il suo fascino.

E se qui è la chiave di ogni cosa.

Già! E’ così. Palermo rappresenta la sintesi perfetta dell’Italia, con il suo caleidoscopico teatro a cielo aperto proiettato in uno scenario in costante evoluzione. Oggi i mille volti di Palermo ricamano un arazzo di raro sincretismo, un’opera che suscita coinvolgimento e ammirazione.

Non sorprende, dunque, che la città sia stata nominata Capitale italiana della Cultura 2018 rubando lo scettro ad altre candidate di notevole levatura. La motivazione dell’assegnazione del titolo va oltre il patrimonio artistico della città e trascende i valori strettamente estetici, come ben spiega il sindaco Leoluca Orlando nell’intervista rilasciata a Bubble’s. Fondamentalmente si va a premiare una caratteristica squisitamente palermitana, ovvero l’accoglienza, quella capacità di saper recepire persone e di culture diverse. Questa è una città aperta che avvolge e coinvolge e chi vi arriva non si sente estraneo, bensì diventa palermitano, che sia un migrante o un turista, felicemente sorpreso da una naturale intimità con una città che sa di casa e sente immediatamente sua.

Questo fa di Palermo non solo la capitale della cultura ma delle culture. Questo è il più bel riconoscimento fatto a questo capoluogo di regione confermato dalla proposta fatta, da parte del Sindaco, di abolire il permesso di soggiorno. Ma non solo: Palermo è anche una città giovane, smart, in cammino verso orizzonti sempre più evoluti e connessi al resto d’Europa e del mondo, un esempio di tecnologia e modernità al servizio della società. Una società sempre più sicura, quella palermitana, che ha saputo guadagnarsi anche il titolo di capitale del diritto e della legalità. Una città cui potersi affidare, dunque, da ammirare, da respirare, da vivere, in cui investire e vivere.

La volontà di preservare i tesori storici va di pari passo con l’investimento nell’innovazione dei servizi, e ospitare la dodicesima edizione di Manifesta, la più importante biennale di arte itinerante europea, è un’ulteriore conferma di volontà di dialogo tra culture in movimento, un filo conduttore tra identità mediterranea e identità europea.

Fu forse profetico il nome con cui i Fenici la battezzarono: “Zyz”, ovvero “fiore”.

Un bellissimo fiore destinato ad aprirsi per accogliere, raccogliere e crescere sempre più prospero. Nei secoli la città ha attirato Greci, Romani, Arabi, Normanni e Spagnoli, ognuno dei quali ha elargito a Palermo saperi e sapori di popoli molto diversi tra loro, contribuendo così alla definizione del mosaico caratteriale della città. Evidentemente l’apertura al mondo è nel suo DNA.



Architettonicamente parlando, la Cattedrale è un po’ lo specchio ideale di questa commistione perché riunisce in sé tutti i linguaggi artistici che si sono avvicendati nel tempo. Ogni chiesa della città, in verità, sposa armoniosamente espressioni culturali diverse: dalla chiesa di San Domenico con il suo austero barocco alle chiese della Martorana, di San Cataldo e di San Giovanni degli Eremiti con gli echi arabeggianti, a testimonianza della conversione degli antichi templi musulmani in edifici cristiani.

Anche Palazzo Reale, o dei Normanni, riassume le diverse stratificazioni ereditate. La facciata, con il suo stile eterogeneo, si lascia sfogliare come un libro di storia, mentre all’interno gli sfolgoranti mosaici della Cappella Palatina ipnotizzano lo sguardo dettando un sentimento di estatica contemplazione. La convivenza nelle decorazioni di simboli cristiani con scene di vita tipicamente musulmane porta a capire come culture tanto distanti si siano sempre allacciate tra loro in questa alchemica città. Non a caso, sulla facciata del Teatro Massimo di Palermo, sta incisa la frase: L’arte rinnova i popoli e ne rivela la vita. Vano delle scene il diletto ove non miri a preparar l’avvenire.

A Palermo, dunque, la cultura è un fiume carsico che scorre nella sua anima e riaffiora anche nella semplice quotidianità tra le fragranze delle spezie, i colori delle stoffe, i profumi della frutta e il vociare della gente. Questo affresco vivente è un’altra espressione culturale, rappresentata dai mercati storici, luoghi senza tempo dove non si scambiano solo cibo e merci ma anche emozioni. Ballarò, Capo e Vucciria sono beni ambientali, simboli della sicilianità più passionale. Dai vicoli stretti e tortuosi come budelli si sfocia in ariosi cortili dove l’odore dei pesci esibiti sui banchi si mescola a quello degli sfincioni colorati di sole, tutto il bello e il buono del mare e della terra tramandato da secoli. Questi mercati brulicanti di vita tramandano gesti e rituali che sembrano ripetersi identici nel tempo e che tuttavia si rinnovano ogni giorno. Tutto quello che oggi le mode esaltano come street-food qui esiste da sempre, e Palermo oggi è la quinta città al mondo per un cibo da strada che non ha eguali.



La tradizione del mercato conduce irrimediabilmente a quella della cucina e al piacere del cibo, ennesima espressione d’identità di una città esuberante anche a tavola. Dalle panelle alle arancine, dalle granite ai cannoli il sapore di ricette millenarie si declina nella fantasia di donne e uomini che sanno esaltare la generosità del territorio, invitando i commensali di ogni provenienza a sentirsi definitivamente parte di questa irresistibile città. Un motivo in più questo per visitarla e condire i numerosi appuntamenti in programma dedicati a Palermo Capitale italiana della Cultura 2018 con intriganti piatti e ottimi vini, gustando il piacere di sentirsi in tutti i sensi palermitani, ovvero cittadini del mondo.

Appendice: I mercati di Palermo

“Ci sono delle atmosfere uniche e irripetibili che affascinano il curioso, il passionale, l’istintivo che ricerca nelle sfumature, nelle cromie dei colori e nel vocio della gente l’anima di un luogo. Se è vero che i monumenti, le chiese e le aree archeologiche o i paesaggi incantati, rimasti immutati nel tempo, riescono a dare valore al passato remoto di una terra, è altrettanto vero che ciò che disegna l’anima del popolo siciliano, riuscendo a ritrarne la sua quotidianità e le sue tradizioni, sono solo ed esclusivamente i mercati. Quell’agglomerato variopinto di elementi che lo compongono, raccontano molto più di quanto uno pensi. Sembra che in quell’accavallarsi di banchi e labirinto di strade, cunicoli e piazzole, rivivano i colori dei dipinti di Guttuso; drappi di un variegato e coloratissimo tessuto che unisce e distingue le classi sociali che animano Palermo come altre città siciliane.” Tratto dai mercati del pesce in Sicilia di Andrea Zanfi (Carlo Cambi Editore)



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