RACHEL BOTSMAN

di Franco Vergnano


La fiducia è una cosa seria.
Una frase di altri tempi, per alcuni un pay off pubblicitario
e analogico degli anni settanta (Galbani, n.d.a.).
Un topos che sembrerebbe ormai in via di estinzione,
tanto da entrare svagatamente nel pour parler delle
persone, che lo pronunciano raramente perché privo
di credibilità.
Nell’epoca dei Bitcoin (monete potenzialmente pericolose)
e della blockchain Online (materia ancora misteriosa
ai più), sulla scena del business la parola suddetta
riassume valore, ancor più davanti alla comparsa
di altre tipologie di convertitori di valute e di nuove
monete, ormai arrivate a oltre 990.
Ecco rispuntare che, con altra veste e con altra funzione,
la fiducia influenza e capitalizza la reputazione
di chi la evoca. Del resto nel mondo della sharing economy,
dove tutto, a partire dall’informazione, si fonda
sulla condivisione, chi e che cosa può vantare migliore
fama e valore se non colui che gode di una fiducia ampia,
diffusa e riconosciuta?
Sento ripetere sempre più spesso la definizione di viral
marketing, ma che cos’è, in accezione positiva, se non
la trasmissione della fiducia in qualcosa o qualcuno attraverso
il passaparola?



Oggi lo studio della fiducia (“trust” in inglese) è assurto
al rango di disciplina. Una materia che vede
nell’australiana Rachel Botsman, una quarantenne
affascinante di fama mondiale, la consulente e saggista,
nonché “guru” emergente, della nuova “economia
collaborativa”.
Bubble’s l’ha incontrata a Milano in occasione del
suo tour europeo di conferenze, che ha toccato la città
meneghina, dedicate ai top manager dell’industria
e dei servizi sull’evoluzione socio-economica dei mercati.
D’obbligo la prima domanda su cosa beva, dal momento
che l’Australia è un produttore ed esportatore
di vini. La Botsman però non ha dubbi: «Quando devo
brindare a qualcosa, un successo, oppure celebrare
un’occasione particolare – racconta senza problemi –
preferisco le “bollicine” Made in Italy». E specifica sicura,
al di là di ogni aspetto diplomatico, essendo ospite
in Italia: «No question about it!».
Botsman, un marito e due figli, ha già ricevuto numerosi
riconoscimenti mondiali come “keynote speaker” di
incontri e riunioni d’affari. I suoi interventi non sono
mai banali e spesso danno il via a dibattiti molto vivaci
e controversi. È un’esperta di fama mondiale sulla
convergenza tra fiducia e tecnologia. Sostiene, dati



alla mano, che l’hi-tech in una prima fase ci ha uniti,
ma ora potrebbe dividerci. E, in ogni caso, è destinata a
rivoluzionare anche le relazioni personali: «Questo avviene
perché l’economia della condivisione è in pieno
boom, alimentato dallo sharing tra consumatori di automobili,
appartamenti, competenze». Gli esempi? Non
mancano: da Airbnb a Uber, Blablacar per non parlare
di Buzz Feed , attivo nelle news, di ogni ordine e grado.
Insomma, qualcosa di profondo sta cambiando il nostro
concetto di fiducia.
Sta emergendo un nuovo ordine mondiale.
Una delle trasformazioni sociali più profonde nella storia
dell’umanità.
Dice Rachel Botsman: «Mentre eravamo soliti dare la
nostra fiducia a istituzioni ben definite e riconosciute
come governi e banche, oggi facciamo sempre più
affidamento negli altri, spesso del tutto estranei, su
piattaforme e tecnologie come la blockchain. Questa
nuova era di fiducia potrebbe portare con sé una società
più trasparente, inclusiva e responsabile. A una
condizione, però. Quella di fare le cose per bene». La
fiducia non è più di natura locale o istituzionale ma è
diventata “fiducia distribuita”, conclude Botsman. Un
nuovo paradigma, reso possibile da tecnologie innovative,
che sta riscrivendo le regole di vivere, lavorare e
consumare. «Questo cambiamento – è la sintesi – rappresenta
al contempo un pericolo e una straordinaria
opportunità. Con una domanda chiave alla base: di chi
vi potete fidare?».



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