Roba da Chiodi

di Mauro Gentile


Roba da chiodi. Sì, perché potresti averne bisogno sugli pneumatici della tua auto vintage a patto che tu sia in possesso di speciali requisiti. Primo fra tutti essere un amante della puntualità al centesimo di secondo, a seguire avere una predisposizione per rimanere alla guida più o meno 12 ore consecutive di notte, sulle strade di montagna tra neve e ghiaccio, infine essere così tanto fortunato da poter contare su un passeggero che sia l’esperto navigatore che ti aiuti a trovare il ritmo giusto per superare le quasi 40 prove di abilità lungo i 450 (o giù di lì) chilometri di percorso. Se i requisiti ci sono tutti, ecco che puoi diventare una star della Winter Marathon, la più affascinante corsa di regolarità per auto storiche che ogni anno (da 26) sveglia dal torpore natalizio gli appassionati del settore. E come star riuscirai certamente ad entrare nella rosa dei primi trenta e con gli pneumatici chiodati affronterai l’arena del laghetto ghiacciato di Madonna di Campiglio di fronte ad un pubblico appassionato, competente, critico e “instagram” dotato per condividere in rete magari la tua sbandata che ti ha scalzato dal podio. Questa è la Winter Marathon, che non ho potuto “vivere”, nella sua storia, solo quattro volte. L’ho vista nascere, l’ho raccontata da giornalista, l’ho vissuta da concorrente, l’ho fatta conoscere ad altri comunicatori coinvolgendoli nel mondo classic di stampo tedesco quando ero in Porsche. Sempre e comunque l’ho interpretata e promossa come una manifestazione unica nel suo genere: sia per l’oggettiva difficoltà delle numerose ore in cui si sta alla guida (dodici, di cui almeno 9 in notturna), sia per le condizioni atmosferiche spesso ostili (ma attese e agognate), sia per la bellezza dei luoghi attraversati, ma soprattutto perché è



luogo d’incontro tra veri appassionati, che, come tali, possono anche divertirsi senza per forza di cosa voler essere delle Star da classifica. Ecco, in sintesi, come divertirsi, con l’unica ambizione di arrivare in fondo alla gara. Sono cinque regole (semiserie) che permettono di arrivare ultimi (o quasi), senza ansia di prestazione, lasciando tutto lo spazio al piacere della guida di una vettura d’epoca.

Regola Numero Uno,
il giusto navigatore: va scelto con cura, possibilmente che non abbia esperienza dell’uso del cronometro, che magari non abbia una predisposizione al multi task e che quindi non sia in grado di darti contemporaneamente la direzione e il tempo. L’importante è che però non soffra il mal d’auto, sia dotato di una buona dose di pazienza, non abbia predisposizione alla narcolessia e che non critichi il vostro stile di guida.



Munitevi di almeno 5 cronometri a cipolla, fissateli su una tavoletta dove il vostro compagno di avventura appoggerà la Road Map (le indicazioni per seguire il percorso) e ne gestirà, manualmente, lo stop and go. Potrà succedere che il display vada in tilt, allora sarà sempre il navigatore che conterà “milleuno, milledue, milletre”, nella notte, cercando di passare al controllo con un più o un meno tra le fotocellule.

Regola Numero Tre, omettere la “sosta tecnica”: siete a dieci minuti dalla partenza, poi ci sono le prove concatenate, le prime, quelle che servono ad affiatare il team che si è appena costituito, e, grazie al freddo, alla tensione, alla digestione in corso, avete la necessità di una “sosta tecnica” cui non avevate pensato perché a tavola in piacevole conversazione. E non c’è tempo. Dovete rimandarla almeno di un’ora e mezzo. Ecco questa è la regola meno piacevole e toglie un po’ al divertimento, ma fa aumentare l’adrenalina e focalizza l’attenzione dell’equipaggio su un obiettivo certo: trovare una toilette confortevole, disponibile, di accesso veloce entro le due ore successive allo start.

Regola Numero Quattro, viaggiare senza riscaldamento: puro piacere di guida, rumori, odori, profumi, viaggiare a capote abbassata è senz’altro un valore aggiunto. Dovete però essere sicuri che l’esperienza sia gradita a tutto l’equipaggio. Se dopo dieci minuti dalla partenza il vostro navigatore dice: “Ma non è che vola via la tabella di marcia con la capote aperta?” è un chiaro segnale di sofferenza all’idea che vi eravate fatti di un team votato alla pura avventura e al desiderio di vedere, nell’ordine di marcia, la bellezza dei passi Palade, Lavazè, Pramadiccio, Campolongo, Gardena, Sella, Costalunga e della Mendola. “Ma non funziona il riscaldamento?” è invece l’ultima frase che il navigatore vi dirà, per impietosirvi, prima di soccombere al vostro desiderio di non soffrire di claustrofobia, e di lasciarsi andare al piacere di scandire il tempo approssimativo grazie alla panacea tecnologica in dotazione e allo stupore fanciullesco di prendere sul viso la neve che magari fiocca copiosa nella fredda notte della Winter Marathon.


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