Nel porto sabaudo delle rotte del Rum

di Piergiuseppe Bernardi


Le parole di questo canto, fatto intonare nell’Isola del Tesoro da Robert Louis Stevenson al capitano della nave Long John Silver, hanno forse legato per sempre il rum a uno mondo infestato da pirati senza scrupoli e che identificavano in questa bevanda il marchio stesso dell’universo trasgressivo in cui vivevano. Sono dunque le atmosfere caraibiche, con la magia rarefatta dei litorali e delle isole che compongono il loro accattivante paesaggio marino, a essere evocate non appena il profumo intenso del rum dapprima ci riempie le narici, per pervaderci poi il palato con l’aromatica intensità alcolica della canna da zucchero distillata. E il nostro immaginario viene così proiettato quasi automaticamente in un orizzonte fantastico, legato a infantili e adolescenziali letture popolate di galeoni carichi d’oro e inseguiti da feroci corsari pronti a tutto per impossessarsi dei loro tesori.
In realtà, a fare da sfondo alla nascita di questo distillato non furono affatto gli assolati panorami caraibici, ma la densa e maleodorante nebbia – così la definiscono testimonianze dell’epoca – che fin dal XIII secolo a lungo afflisse Londra. Fu qui, nella capitale di quello che sarebbe presto diventato l’Impero d’Inghilterra, che durante il XV secolo venne per la prima volta distillato questo particolarissimo superalcolico, destinato nelle epoche successive a diventare, anche nelle sue versioni più popolari, un prodotto sempre più prestigioso. E a rappresentare l’ingrediente principale di questo primo rum, il cui nome viene fatto risalire da alcuni al gorgoglio (rumble) che ne accompagnava la fermentazione, fu indubbiamente la canna da zucchero, proveniente però non dai Caraibi ma piuttosto dall’India. Solo due secoli più tardi, e dunque nel XVII secolo, si sarebbe assistito allo sviluppo graduale di una produzione di rum finalmente realizzata nelle stesse piantagioni di canna da zucchero delle isole caraibiche. Sarebbe stato in questo contesto che i successivi “stili” di distillazione si sarebbero precisati: quello inglese, connotato da una speziata potenza; quello francese caratterizzato da una raffinata eleganza; quello spagnolo infine, reso peculiare da un’avvolgente morbidezza. E sia che si tratti di traditional rum, ottenuti a partire dalla melassa o da altri sottoprodotti del processo di estrazione dello zucchero, sia che si abbia invece a che fare con i rhum agricole, ricavati direttamente dal vesou e dunque dal puro succo della canna da zucchero – anche se l’area geografica di produzione di questo distillato va ben al di là dei Caraibi – sono proprio questi ultimi a essere divenuti col tempo gli scenari immediatamente evocati dai sentori e dai sapori del rum. Martinica e Guadalupa, Barbados e Grenada, Giamaica e Santa-Lucia sono solo alcune delle isole che, con le loro spiagge bianche e i loro mari cristallini, si sono trasformate nel sinonimo di un mondo il cui stile di vita, a un tempo slow e trendy, ha trovato proprio nel rum il suo stesso simbolo internazionale.



Le rotte del rum, che ormai da secoli legano il Nuovo Mondo al Vecchio Continente, proprio in quest’ultimo contesto hanno finito con lo scovare un porto insolito, lontano dal mare e creato ben novant’anni fa ai confini di una città – Torino – il cui stile sabaudo di primo acchito risulta del tutto estraneo a quello, vivace e caliente, delle più assolate isole del Centroamerica. Proprio da questo singolare “porto”, ormai da decenni, la Sagna S.p.A. fa arrivare su tutto il territorio nazionale, grazie a una solida rete di vendita legata a prestigiosi ristoranti e affermate enoteche, i prestigiosi Rhum J.M della Martinica. Distillati che, per l’azienda torinese di importazione e distribuzione di vini e superalcolici d’essai, si sono trasformati col tempo nel vero e proprio fiore all’occhiello di una proposta che ha costantemente voluto puntare sulla qualità. E che ha trovato nell’azienda produttrice di questi rhum agricole un partner altamente affidabile per qualità e fama internazionale.
«Come tutti gli altri prodotti su cui abbiamo puntato in questi novant’anni di storia aziendale – spiega Leonardo Sagna, che con il padre Massimo lavora nell’azienda di famiglia fondata dal bisnonno Amerigo – anche i Rhum J.M appartengono alla più alta gamma di questo tipo di distillati. È nella nostra filosofia infatti proporre vini e liquori che non solo siano espressione di realtà incentrate su gruppi familiari, ma che risultino anche capaci di distinguersi nel sempre più affermato mercato internazionale. Ecco il perché della scelta di una linea di rum che nasce nell’isola caraibica della Martinica sotto la stretta supervisione della storica famiglia Crassous de Médeuil, che segue direttamente e cura ogni fase dell’intero processo di produzione; rum garantiti dalla ferrea normativa dei Rhum Agricole de la Martinique, senza il rispetto della quale non potrebbero essere riconosciuti e commercializzati come A.O.C.».
È il terreno vulcanico della Montagne Pelée, il cui terroir risulta ottimale per la coltivazione della canna da zucchero, a rappresentare lo scrigno in cui si cela il segreto dei sapori e dei profumi unici dei Rhum J.M. Dai trenta ettari della tenuta della famiglia Crassous de Médeuil, destinati a questa coltura, si ottengono infatti, attraverso l’estrazione del vesou, ben 250 mila litri di distillato l’anno. Proprio questa produzione della materia prima, necessaria alla distillazione, costituisce uno dei punti di forza dei Rhum J.M, consentendo prima di non far intercorrere troppo tempo tra la raccolta e la macinatura e poi di curare al meglio la fermentazione e la distillazione. A fare il resto ci penserà il tempo, attraverso un affinamento in fusti di quercia. Saranno questi ultimi a rendere piacevolmente complesso il sapore dei Rhum J.M. e a imprimere loro il caratteristico colore acquisito dai diversi blend in cui esso verrà declinato.
Se, per la Sagna S.p.A, il Rhum J.M. rappresenta lo “stile francese”, lo “stile inglese” è espresso invece dal Rum Admiral Rodney, marchio super premium della Saint Lucia Distillers di proprietà anch’essa della famiglia Crassous de Médeuil. In questo caso, dalla distilleria realizzata al centro della suggestiva valle di Roseau nell’isola caraibica di cui
l’azienda stessa porta il nome, a essere sottoposto a distillazione mediante discontinui alambicchi a colonna non sarà il vesou ma la melassa, precedentemente fatta fermentare a lungo con lieviti autoctoni in vasche aperte. In questo caso ad accompagnare il processo di invecchiamento, antecedente al blend e mai inferiore ai 5-9 anni, saranno botti di rovere americano impiegate per il Bourbon Whisky, lo Sherry o il Cognac. «La potenza raffinata dei tre blend della linea Rum Admiral Rodney – sottolinea Leonardo Sagna con il legittimo orgoglio di chi è consapevole di rappresentare un prodotto unico – emerge con una tale evidenza che non stupisce affatto il successo di questo distillato, unanimemente considerato come uno dei migliori rum al mondo».





ARTICOLI CORRELATI

PICO MACCARIO
Pojer e Sandri
Tenute Barzan