Sicilia Seafood, um mare di speranze e certeze

di Cinzia Taibbi


È figlio degli Dei come lo siamo noi e per questo non ci fa paura, siamo nati con lui accanto, lo attraversiamo, lo calpestiamo
e ne sentiamo la fragranza ogni volta che a lui ci accostiamo, ne sentiamo il fragore quando i venti lo cavalcano,
ne percepiamo la sostanza quando contiamo i popoli che lo hanno attraversato e ne hanno raccontato le storie;
quelle di Eros e Thanatos, di Venere e Plutone. In lui si sono specchiati pensieri, mille e mille volti e altrettante
immagini che lo raffigurano e lo innalzano al di sopra di noi mortali. In tutto questo blu vi sono smeraldi, zaffiri e
pietre preziose; sono le piccole e grandi isole cinte dal suo abbraccio, possedute dalla sua forza, amate dallo stesso per
la loro bellezza. Un’entità superiore che ha sempre governato la vita della Sicilia.
Parole che si innalzano e il vento le porta via, dietro le quali ci sono altre che arrivano raccontando storie tutte diverse.
Parole che fluiscono abbondanti come le sue acque e disegnano il fare e il sapere delle genti, le arti e i mestieri, la
vita e la morte, la poesia e la realtà. Un continente di acqua che bagna altri continenti che hanno tratto dalle sua acque
risorse, creando economia di scambi e di sostentamento. Ecco cos’è il Mediterraneo. Un mare largo 46 mila chilometri
che tocca ben 27 Stati e influenza la vita di oltre 500 milioni di persone. Il cuore pulsante di questo areale è la
Sicilia che non può rimanere emerito spettatore o esimersi dall’accollarsi la responsabilità di tutelare e salvaguardare
questo patrimonio senza intaccare gli aspetti produttivi che lo stesso alimenta e rappresenta.
Ma come può riuscirci?
Costruendo un sistema che non divide, ma accomuna le genti che su di esso si affacciano, valorizzandone le peculiarità
culturali e identitarie, le arti e i mestieri, creando reddito intorno alle sue risorse, in un’ottica moderna e inclusiva,
mantenendo vigile il controllo della sostenibilità che questo mare necessita.
Sì, sostenibilità, dal verbo latino “sustinere” che significa “sostenere” qualcosa, mantenerla e conservarla così com’è
nel presente, proteggendola e tutelandola per il futuro senza produrre degrado, senza mutarne l’animo, l’essenza e il
senso. Sostenere si coniuga perfettamente all’ecosistema e all’ambiente, alla salubrità del nostro vivere, alla capacità
di saper armonizzare l’utilizzo delle risorse naturali a un ritmo consono al loro rigenerarsi naturalmente. Il concetto
non ha un argine definito, ma si estende in senso globale anche all’ambito economico e sociale essendo questi elementi,
strettamente correlati e interdipendenti. Sappiamo bene che lo sviluppo economico non può essere
raggiunto a scapito dell’ambiente, anche se questo, deve generare reddito e lavoro. È così anche per l’aspetto sociale



La sostenibilità è cultura

per il quale la sostenibilità deve basarsi sul concetto di equità come principio etico, procedendo di pari passo con lo sviluppo. Ne parliamo
e scopriamo e sentiamo più voci in questa babele di lingue, avendo sempre più chiaro che la sostenibilità è legata alla cultura
che è forse il suo valore maggiore, la benzina e il motore del sistema sostenibile.
La cultura è l’elemento catalizzante, l’amplificatore delle coscienze, l’humus del pensiero di chiunque si approcci o
decida di operare nell’idea della sostenibilità globale, cercando di creare economia e coesione sociale, offrendo un
senso di grande rispetto a tutto ciò che lo circonda, un valore preminente per il nostro futuro.
Sono questi alcuni pensieri con cui Dario Cartabellotta, direttore del Dipartimento della pesca mediterranea della Regione Siciliana,
costruisce la proprie certezza, che solo così si può e si deve valorizzarene la biodiversità dell’eco-sistema del Mediterraneo.
È con questo obiettivo che è nato il nuovo brand “Sicilia Seafood” che sostiene e divulga le eccellenze agroalimentari dell’Isola, nella
fattispecie quelle legate al settore ittico. «Abbiamo deciso di parlare di seafood – spiega Cartabellotta – cioè
del cibo che viene dal mare, del pesce trasformato ed elaborato in mille specialità gastronomiche e di acquacoltura. Un settore con
grandi potenzialità che pertanto deve essere ben comunicato, per arrivare chiaramente agli addetti del settore e ai potenziali fruitori».
Un settore, quello del seafood, che vanta, oggi in Sicilia, ben 500 milioni di fatturato essendo salito al terzo posto nello scacchiere
dei prodotti agroalimentari e ittici, sotto al vino, che raggiunge ormai quota 1 miliardo di euro e l’ortofrutta che tocca gli 800 milioni.



Sotto il brand Sicilia Seafood – ideato appositamente per l’ultima edizione
di Blue Sea Land - l’Expo dei Cluster del Mediterraneo, dell’Africa e del Medioriente e delle filiere
agro-ittico-alimentari italiane e siciliane – il sistema ha preso forma,
con la presenza a Mazara del Vallo di 80 imprese siciliane, delle quali 20
del luogo; numeri che certificano la ricchezza culturale e tecnica presente
sul territorio siciliano alla quale si è aggiunta quella apportata dalle
58 delegazioni straniere che hanno espresso la determinazione corale
di voler sostenere questo progetto di identità mediterranea.

Tanti dunque i successi in termini di numeri, di idee, di rapporti diplomatici, che
segnano questa ultima edizione di Blue Sea Land che vogliamo simbolicamente
chiudere con le parole dell’assessore regionale
all’Agr i c o l t u r a , Sviluppo Rurale e Pesca
Mediterranea, Edy Bandiera:
«Questo evento ridona alla Sicilia un ruolo centrale e strategico per la Comunità Mediterranea
sia in ambito economico, occupazionale che di relazioni. Poiché il Mare Nostrum
comprende 46 mila chilometri di costa e 27 Paesi che la condividono, c’è la necessità
di regolarizzare i rapporti trans-frontalieri ed euromediterranei per far sì che si possa
perseguire il sogno che era di Giovanni Tumbiolo, ovvero la blue economic zone, e
di superare quella che egli stesso definì la guerra del pesce.
Proprio nell’ottica di ridare “centralità mediterrana” alla Sicilia si indirizzano investimenti
importanti non soltanto economici, ma di costituzione in rete di forze nuove
e internazionali, perché l’obiettivo principale che dobbiamo perseguire è quello
della pace attraverso momenti di confronto di dialogo e di condivisione. Ricordiamo
del resto che problematiche complesse o opportunità complesse necessitano di un
approccio pluridisciplinare, quindi una grande sintonia tra gli assessori e tutto il
Governo Regionale. Giovanni Tumbiolo lascia un vuoto, ma anche
una straordinaria eredità immateriale che abbiamo il dovere di onorare e di perseguire
perché, come lui stesso diceva: l’universo gira con un unico scopo, quello di farci
incontrare e a Mazara del Vallo prima o poi ci devi arrivare».



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