Cavicchioli

di Clementina Palese


Storie di famiglia

Conosco Sandro da tempo e tutte le volte che lo incontro e ascolto quel suo slang modenese, schietto e sincero, mi entusiasmo. Ho quasi una forma di ammirazione nei suoi confronti soprattutto per la verve che mette in tutto ciò che fa. Deve essere il DNA trasmessogli dalle generazioni precedenti a stimolargli la passione per le bollicine, avendo anche lui respirato queste terre e bevuto del buon Lambrusco fin da giovane. Lo pervade quell’orgoglio emiliano che si nutre del lavoro e di quelle tradizioni che sanno guardare al futuro. Non è un caso che ci siano, da novant’anni, dei Cavicchioli che sanno raccontare la terra di Sorbara. Per arrivare a simili risultati ci vuole concretezza e la capacità di confrontarsi con i tempi che cambiano talmente velocemente da non potersi fermare per nessuna lucubrazione su cosa è stato. Con suo fratello Claudio e il cugino Umberto, continua a produrre fantastiche bollicine, una parte con il brand Francesco Bellei a Sorbara, e un altro po’ con il brand Castelfaglia in Franciacorta.

Questo è però solo l’aspetto più virtuoso e godereccio del sistema Cavicchioli perché la passione più intima è per l’azienda agricola familiare, quella di Cristo di Sorbara, dove continuano a produrre quel Lambrusco che ha fatto grande il vecchio stabilimento, ceduto insieme al brand al Gruppo Italiano Vini nel 2010, nel quale ricopre ancora il ruolo di responsabile della parte produttiva. Di contro Claudio si occupa di vendere e rappresentare in giro per il mondo i marchi aziendali, fra i quali Castelfaglia e Bellei, mentre Umberto è l’anima produttiva e operativa dell’azienda. Un triunvirato che mantiene viva la tradizione e il mestiere assimilato attraverso gli insegnamenti di Franco, Romano e Giorgio Cavicchioli. Sono decenni che il suo mondo gravita a Cristo di Sorbara (Modena) dividendosi fra le cantine, quelle del gruppo GIV e la propria, e i 150 ettari vitivinicoli tutti accorpati e in conversione biologica. Su quelle terre sono nati tutti i vini di qualità e d’importanza territoriale della Cavicchioli.



Personalmente l’ho sempre considerato un produttore di buone bollicine a tutti gli effetti, sapendo soprattutto che già nel 1975, lo stabilimento di famiglia stoccava milioni di bottiglie fra le quali, 1 milione, erano destinate a un Lambrusco con tappo di sughero legato con lo spago che, finita la fermentazione in catasta, etichettavano e vendevano con il fondo perseguendo quel sistema che oggi viene chiamato Metodo Ancestrale. Poi nel 1987 etichettò per la prima volta la “Vigna del Cristo” quel Lambrusco di Sorbara che ha avuto e continua ad avere un grande successo, così come lo ha “Col Sassoso” un Lambrusco Grasparossa che si aggiunse al primo a partire dal 1989, l’anno in cui fondarono la Castelfaglia in Franciacorta. Anche in quel caso un progetto doppio che punta a una produzione per la GDO e una per le eccellenze, come dimostra il brand Cuvée Monogram; prodotti quest’ultimi che qualche anno dopo si sono aggiunti a quelli della cantina Francesco Bellei, acquisita nel 2004.

Il tempo cambia le persone e con esse la programmazione e le strategie delle aziende. Scaturiscono decisioni che portano a nuove priorità e altre progettualità e, mentre il brand e lo stabilimento Cavicchioli continuava a crescere, la famiglia si accorse d’essere entrata in un meccanismo più grande di loro, in cui tempistiche precise, organizzazione complessa, logistica, marketing e comunicazione viaggiavano al di sopra della loro realtà di produttori locali. Avevano costruito un grande patrimonio; il valore del marchio Cavicchioli e dei suoi vini era importante, rendendosi conto d’essere arrivati alla loro massima maturità imprenditoriale e quindi alla fine del loro ciclo. La crisi iniziata nel 2008 imponeva di cogliere nuove sfide e fu per questo che nel 2010 cedettero lo stabilimento di San Prospero con il marchio Cavicchioli al Gruppo Italiano Vini.



Il resto è storia recente. Di certo si sono impegnati riuscendo nei loro obiettivi. Risultati rilevanti sono quelli ottenuti concentrando gli sforzi sia in Franciacorta, per quello che riguarda l’espansione aziendale, sia nella Bellei dove mantengono saldo il patrimonio culturale del sapere rappresentato dal loro rapporto con il territorio dove è radicata la storia della famiglia Cavicchioli.

Ascolto Sandro che loquace continua a descrivermi il suo percorso e mi informa sull’esperienza maturata in quarant’anni e sulle difficoltà incontrare nell’intersecare tra loro le varie attività, attivandole come vasi comunicanti pur avendo affrontato il suo lavoro da tutti i punti di vista, da enologo e imprenditore ricoprendo ruoli importanti nei Consorzi di Tutela del Lambrusco, nella Fondazione Palatipico di Modena, nel CdA di Assoenologi nazionale e nell’Unione Vini. Come gli dico bisogna fare di necessità virtù, ricordandogli che non tutti gli imprenditori di questo settore sono tecnici, esperti di commercio e conoscitori dei massimi sistemi che regolano la politica del settore vitivinicolo. Per capire c’è bisogno di confrontarsi con un sistema e con tutto quello che gli sta intorno. Se si ha occhi per vedere e orecchie per ascoltare si anticipato le tendenze.

Il vino del resto va raccontato, a molti questo sembra una banalità.

Lui lo ha fatto con il “Vigna del Cristo”, e ancora dopo con il Rosé del Cristo Lambrusco di Sorbara DOC Metodo Classico, sulla scorta dell’esperienza in Franciacorta precorrendo la moda dei metodi classici territoriali da vitigni autoctoni.

PHOTO: CARLO GUTTADAURO



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