Tenute Barzan

di Antonio Distefano


Che tu sia un credente o non lo sia percepisci, ad un certo punto della vita, d’essere parte di un disegno superiore che sfugge alla tua volontà.

Nel momento in cui ne ho preso coscienza avevo davanti a me due strade da percorrere, quella di oppormi con tutte le mie forze a quel disegno o quella di abbandonarmi lasciandomi trasportare dalla corrente del fato vivendo i miei giorni serenamente, cosciente d’essere alla merce o del genio benefico o dello gnomo crudele.

E’ così che mi sento sempre in bilico fra il sentirmi abbandonata in balia di una corrente che non so dove mi porterà, e la certezza d’avere un disegno ben stabilito davanti a me che è quello di dar corpo e sostanza all’azienda di famiglia, costruita da mio padre e condotta in simbiosi con mia madre. Due donne al comando di una “nave” che produce oltre tre milioni di bottiglie per il 98% commercializzate all’estero, le quali, una volta rimaste sole dopo la scomparsa di mio padre, si sono ritrovate ad affrontare mari tempestosi, cercando di aiutarsi a vicenda e scontrandosi anche a muso duro, ma sempre con l’intento che le vele che stavamo utilizzando non fossero troppo tirate per il vento che soffiava impetuoso.



Alla mia giovane età non è facile affrontare questa continua tensione, ponendosi in equilibrio con tutto ciò che mi circonda, ma nonostante tutto cerco di trovare la forza per riuscirci, ’impegnandomi e sentendomi partecipe di un grande progetto che coinvolge mia madre e i miei 4 fratelli. Essere qui da una parte mi fa paura e dall’altra mi rinvigorisce, mi fa sentire viva e vigile nell’attesa della prossima mossa di quel benevolo o sadico fato.

La certezza è che ho da dare valore a un’azienda divisa in tre parti poste o all’estremo nord o al caldo sud dell’Italia e che vanta oltre cinquanta ettari vitati. Una diversità pedoclimatica e ampelografica che fa sì che la nostra vendemmia duri tre mesi e vada dalla prima decina fino alla metà di ottobre; un periodo lunghissimo carico di lavoro.

In tutto questo certe volte mi sento un giunco che il vento fa ancora traballare, ma so che alla fine dimostrerò di avere radici ben salde, essendo capace di dare valore a ciò che faccio, vedendomi impegnata non solo nello studio, frequentando una scuola a Londra, ma anche sotto l’aspetto commerciale e l’internazionalizzazione del brand aziendale, grazie al fatto di saper parlare correttamente 4 lingue. Qui tutti danno una mano, anche i miei fratelli più piccoli, non fosse altro per spostare gli scatoloni perchè questa rimane ancora una impresa a conduzione familiare, nella quale proprio la famiglia ricopre un ruolo determinante, essendo ogni componenete cosciente di fornire alla causa comune il proprio impegno.



Su quelle etichette c’è il nostro nome scritto e sentiamo sempre vigile l’occhio di Giorgio, mio padre, che ci guarda severo o sorridente, a seconda di ciò che vede.

Da parte mia osservo il mondo del vino accorgendomi di quanto sia statico, ma non ho ancora la capacità di trovare soluzioni che in qualche modo possano dare risposte migliori del rituale meccanismo espositivo a fiere e eventi ad esso connessi. Il vino ha bisogno di storie, di una concreta radicazione all’areale produttivo da cui proviene e alla cultura di chi lo produce. Inoltre spiegare cosa siano oggi le Tenute Barzan richiede un linguaggio nuovo, adatto a un mondo sempre più globalizzato, dove il vino arriva tanto dall’Italia quanto dal Cile, dall’Australia o Sud Africa senza per questo mancare di qualità.

Il distinguo lo crea lo stile e la voglia di costruire una coscienza all’acquisto proiettando il consumatore più sull’origine del vino che sulla sua provenienza. Ci sto provando a costruirmi uno spazio e solo il tempo dirà se avrò avuto il coraggio per trovarlo.


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