Al Vedel, una nobile trattoria che tiene un legame forte con la gastronomia del territorio

di Giordana Talamona


Mi emoziona entrare in un luogo che ha visto i suoi albori nel 1780.
Stando a queste date, Enrico è la sesta generazione di ristoratori che si alterna alla guida di questo locale,
da sempre in questo borgo dal nome dialettale “Le Vedole”, da cui prende il nome.
Duecento anni sono tanti, sono un’infinità di tempo durante il quale Al Vèdel, ha visto scorrere la vita
di generazioni di avventori, ognuno dei quali avrà avuto storie proprie e altre, invece, da condividere
con una comunità, quella “bottega” d’altri tempi dove si trovava di tutto avendo ben 22 licenze merceologiche.
Si veniva qui per comprare “la spagnoletta” per cucire, il pane, il tabacco; si veniva per mangiare un
piatto di pasta o una zuppa o gli arrosti la domenica,
come il pollo dorato in doppia cottura, che ancora oggi viene passato in padella e poi smorzato col
proprio fondo, per poi essere ripreso nuovamente con dell’altro grasso e portato a fine cottura.
Ho la certezza che, appoggiando le orecchie a queste storiche pareti, potrei sentire
ancora i tintinnii dei calici di vino, le chiacchiere degli anziani che si confrontavano
con le giovani generazioni, le imprecazioni dialettali sprecate davanti a un mazzo di
carte in una discussione di politica. Tempi andati, ma non dimenticati. Del resto come
dare torto a Enrico quando afferma che “le radici sono tutto”. L’osservo mentre parla e più lo guardo
e più mi convinco che questo sia davvero il luogo che meglio di qualsiasi altro lo rappresenti integralmente.
Qui tutto parla della sua storia, della sua famiglia, a partire dai quadri posti alle pareti,
opera di sua madre, ai mobili che tappezzano, qua e là, il locale, alcuni vecchi di oltre 150 anni. Non è
da meno la tipologia di ristorazione offerta che segue ancora la tradizione delle eccellenze offerte da
questo territorio parmense che definirlo solo opulento è un eufemismo.
Trovo sia una gran bella persona, come lo sono tutti i membri della famiglia e dello staff che si integra
perfettamente nella filosofia del locale. Lo si percepisce subito dallo sguardo sincero e dal tono composto
e pacato con cui racconta la storia semplice della sua vita.



Sta proprio nella semplicità la potenza del Al Vèdel, nel suo essere autentico, onesto intellettualmente
con la propria clientela alla quale propone piatti che seguono la stagionalità, fedeli a se
stessi e da degustare solo quando è il tempo. È il caso del celeberrimo “Tortél Dòls”, preparati con un ripieno
di mostarde fatte in casa da frutti che raggiungono la maturazione da ottobre a febbraio. «Quando la pianta non ne
produce più non c’è altro da fare che attendere». Mi assicura che c’è chi li prenota da un anno all’altro, per essere sicuro di
assaggiarli di nuovo. Ormai anche gli avventori del Al Vèdel non hanno più l’esigenza di mangiare per sfamarsi, ma hanno
voglia di godere ciò che di buono la cucina può offrire loro, avendo un occhio attento anche all’aspetto salutistico. Una
nobile trattoria italiana, degna di rientrare in questo gotha elitario di nobiltà pura che sa cavalcare il tempo, tanto da
domarlo offrendo spaccati di un mondo quasi scomparso e perle di una cucina estremamente innovativa, ma concreta.



«Essere umili, ma costanti nel tempo è la cosa più difficile in un’attività come la nostra. Lavoriamo per chi verrà dopo
di noi, coscienti che talvolta si va avanti, ma spesso si fa un passo indietro per rispettare ciò che eravamo e non dimenticare
da dove proveniamo». Cosa aggiungere se non il fatto che ancora oggi ad Al Vèdel si “tira” la sfoglia per la pasta
fresca come si faceva un tempo, a mano, e che i salumi tipici, come il Culatello di Zibello Dop o la Spalla Cruda di Palasone,
sono di produzione artigianale da parte del Podere Cadassa, il salumificio storico di famiglia e cantina naturale di stagionatura,
dove i norcini lavorano ancora oggi a mano le carni di malale. Vi sono corsi e ricorsi storici che risultano lapalissiani in
questo ristorante dall’aspetto country chic, che pur cambiando negli anni, non ha perso nulla della propria identità, concretezza

sostanza acquista nel tempo.



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