Un Volano chiamato Prosecco

di Clementina Palese


Un compito quanto mai complesso che affrontiamo attraverso la ricerca di nuovi mercati e il
monitoraggio continuo soprattutto di quelli per noi importanti che presentano delle criticità,
quali Regno Unito e Stati Uniti, rispettivamente per la Brexit e per i dazi minacciati dal presi-
dente Trump. Nonostante tutto siamo fiduciosi perché le vendite vanno in controtendenza ri-
spetto alle ripercussioni paventate dagli anali- sti. Mentre negli USA il trend è stabile, nel Re-
gno Unito aumenta il valore per bottiglia, pur a fronte di una leggera contrazione nei volumi.
D’altra parte dobbiamo essere pronti a qualsiasi eventualità di contrazione di questi due merca-
ti, che insieme assorbono il 57% delle nostre esportazioni: un 37% per il Regno Unito e un
20% per gli Stati Uniti. Nel mentre concentria- mo i nostri sforzi sull’apertura di altri mercati,
dove stiamo crescendo in modo esponenziale: in Francia, che ormai è divenuta il nostro quarto
mercato di riferimento; nei Paesi dell’Est, in Eu- ropa, in Indocina e in Australia. Più complesso
il discorso sulla Cina, dove un mercato partico- larissimo ha finora impedito l’imporsi del pro-
dotto, nonostante l’intensa attività promozio- nale concretizzatasi anche nell’apertura di una
“Casa Prosecco”. Il cinese è un consumatore difficile e variegato,
spalmato su un territorio enorme e molto con- troverso nelle sue espressioni. E se in alcune
aree sembra percorribile la strada dell’abbina- mento con la cucina, più globalmente occorre
lavorare sui giovani che, associando il Prosec- co alla moda e all’Italian Style, possono essere
sensibili al consumo del Prosecco nel contesto di aperitivi e party



Il Prosecco DOC “è un lusso democratico” che si è trovato al momento giusto nel posto giusto. Con que-
sto vino i paroloni astrusi, che spesso riempiono libri e guide, che nessuno legge, che gravitano intorno “al
bere” non servono, così come non serve far credere che “il bere” è un mestiere, un esercizio per pochi elet-
ti, un’arte a cui solo chi sa di sapere si può avvicinare. Il Prosecco ha scardinato ogni elemento precosti-
tuito, costruendo una realtà nuova e divenendone interprete; un fenomeno socialmente ampio, di cui
è interprete in comunione con la “gente” comune, quella che dopo aver lavorato otto ore ha voglia
di bere un bicchiere di vino senza farsi troppe do- mande. Così ha incontrato un consumatore che voleva bere
uno spumante meno alcolico, meno impegnativo dal punto di vista della lettura, che fosse di buona qualità
a un prezzo accessibile a tutte le tasche e – fatto im- portantissimo – da bere sempre senza dover ricercare
un’occasione particolare: «Alla ricerca di una giusta disponibilità dell’offerta nel 2017, abbiamo avviato un
progetto triennale che prevede l’impianto di circa 26 mila ettari di superficie vitata, così come ci stiamo at-
tivando per regolamentare il progetto Prosecco Rosé. Una grande opportunità per ampliare l’offerta e crea-
re il differenziale del valore che deve esserci all’inter- no di una Denominazione così grande. Le analisi con-
dotte confermano che il Prosecco Rosé è visto come un prodotto dalle potenzialità enormi.



Pensando di costruire un futuro ancora più propositivo abbiamo
iniziato una serie di ricerche e sperimentazioni sui due vitigni attualmente previsti dal disciplinare:
la Glera e il Pinot Nero. Pensiamo a un prodotto con un affinamento più lungo per creare una netta
distinzione di valore fra i due prodotti a marchio Prosecco DOC. Siamo certi che sarà un Metodo Ita-
liano pronto a sorprendere i mercati e farci mante- nere ai livelli che abbiamo guadagnato nel panorama
vitivinicolo mondiale. Livelli non legati soltanto all’e- stensione e ai numeri in sé della DOC, ma riferibile
anche a ciò che il Prosecco rappresenta nel panorama mondiale, essendo divenuto un emblema del Made in
Italy». È significativo che importanti marchi di rossi tosca-
ni stiano inserendo nella loro offerta il Prosecco DOC, anche acquistando vigneti e aziende: «La crescita è
stata spumeggiante, ma anche controllata. Siamo ar- rivati a questo punto con i piedi per terra. Tuttavia

sull’Italia del vino c’è molto da lavorare: a dispetto di quanto sta accadendo, si stenta a capire che

il Prosec- co può trainare tutto il vino italiano. Unendo le forze potremmo fare molto di più. Se facessimo sistema, a
livello regionale e/o nazionale, riusciremmo a valo- rizzare i diversi posizionamenti a scaffale e l’intero
Made in Italy. Per non dire quanto nella promozione sarebbe utile lavorare insieme come Italia, possibil-
mente unendo il vino e il food».



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