una regola il manseng e le sue bollicine

di Claudio Mollo


Il suggestivo territorio di Riparbella, che vede il fiume Cecinacscorrere per gli ultimi chilometri prima di sfociare in
mare, è da sempre stato ritenuto ideale per la vite. Le numerose anfore vinarie di epoca etrusca, rinvenute nella zona,
meglio conosciuta come necropoli di Belora, rappresentano non solo un reperto archeologico risalente al VII secolo a.C.,
ma una vera e propria testimonianza che lega indissolubilmente la coltivazione della vite a questi paesaggi. Il sodalizio
etrusco si ripete ancora oggi. Con tecniche di agricoltura biologica, sesto d’impianto da 4.000 a 7.000 ceppi per ettaro
e raccolta manuale del frutto, la famiglia Nuti, proprietaria da oltre un secolo di terreni in località La Regola, punta
sull’alta qualità. La nuova cantina è solo l’ultimo degli investimenti che l’azienda ha messo in atto per trasmettere la
sua filosofia, tesa a preservare e valorizzare una terra unica e incontaminata dove il rispetto dell’ecosistema resta uno
degli obiettivi primari. La famiglia Nuti ha sempre avuto un rapporto speciale con la terra. Dal padre Rolando, che fondò nel 1931 una ditta
agromeccanica, che tutt’oggi porta il suo nome, Luca e



Flavio hanno recepito, stando a contatto con alcune fra le più importanti aziende vitivinicole di Bolgheri, l’importanza
del vino e del territorio della Costa Toscana e del fascino imprenditoriale che ne seguiva. Nel 1990 nacque l’azienda
vinicola, la prima nel comune di Riparbella, e nel 1997 furono prodotte le prime bottiglie di vino, cui seguì, nel 1998,
l’uscita del vino simbolo, il Cru “La Regola”. Da allora Luca, agronomo, si occupa della parte vitivinicola e produttiva e
Flavio, avvocato, della parte amministrativa, commerciale e della comunicazione. Nei 20 anni di produzione è diventata

sempre più forte la necessità di realizzare una nuova cantina, ecosostenibile e alimentata a energia solare, ideale per
trasformare e affinare i vini rigorosamente biologici, che si armonizzasse con l’ambiente circostante.
Come da tradizione sulla Costa, oltre al Sangiovese e al Vermentino, nell’azienda si coltivano vitigni francesi che ben si
sono adattati a questo particolare microclima. Tra le varie sperimentazioni che l’azienda nel tempo ha portato avanti,
c’è quella, iniziata 10 anni fa per realizzare uno spumante Brut. Un’idea che nasce principalmente dalla passione per
le bollicine dei due fratelli Nuti, nonostante la tradizione storica di famiglia sia sempre stata rivolta ai vini rossi.
L’emozione di voler provare a superare i limiti del territorio pensando a uno spumante realizzato con un microclima
profondamente diverso dalla classica situazione di terroir e microclima nel quale in genere crescono le uve da spumante,
in questo caso sulla costa, ad appena 50 metri sul



livello del mare. Quindi, fatte le dovute valutazioni e dopo un accurato report fatto al vivaista francese che da anni
affianca l’azienda con le migliori barbatelle di vitigni con i quali La Regola produce i suoi vini di punta, parte l’avventura
con la scelta del Manseng, un vitigno singolare e molto interessante per la realizzazione di uno spumante. Il clone
più adatto è decisamente quello con l’acino più grande che presenta una spiccata acidità, adattissimo quindi a essere
spumantizzato. Un progetto ambizioso, che presto avrebbe portato l’azienda a produrre per primi uno spumante con
questo vitigno.
Il Manseng, messo a dimora nel 2003 in due ettari iniziali, regala la prima base spumante nel 2008 e a quel tempo,
insieme al Manseng concorreva anche una percentuale di Chardonnay, percentuale che è andata man mano riducendosi
fino all’odierna produzione. Da 2.000 bottiglie si è passati a 10.000 per un prodotto venduto dopo 36 mesi
di permanenza sui lieviti, nessun tipo di dosaggio e con la sboccatura, come unica fase della lavorazione, fatta a macchina.
Un “Brut Nature”, di spiccata personalità, che presenta un bellissimo perlage, fine e persistente, al naso spiccano
note agrumate e fruttate; floreale quanto basta per renderlo ancora più gradevole a tutti i palati. In bocca entra morbido
e mantiene un’ottima persistenza. Un prodotto che trova una sua felice collocazione al consumo, nel panorama
dei bianchi toscani di maggior consumo e in particolar modo tra le bollicine più interessanti prodotte in Toscana.



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