Bellavista: due chiacchere davanti a un bicchiere di bollicine…

di Vittorio Moretti


Un caso?

Non credo alle coincidenze, ma sta di fatto che, dopo anni, sei venuto qui per incontrarmi e lo fai in un anno in cui succedono cose importanti per me a livello personale poiché ho da poco festeggiato i 50 anni di matrimonio con mia moglie Mariella, e per la mia attività imprenditoriale: cade infatti l’anniversario dei 50 anni della Moretti S.p.A. costruzioni, quello dei 40 anni di Bellavista, dei 30 anni della Contadi Castaldi, dei 20 anni di Petra, dei 10 anni di Tenuta La Badiola e l’anno 0 dell’acquisizione della Sella



Se vuoi ci rivediamo fra dieci anni per un altro anniversario e per raccontarti cosa, nel frattempo, ho fatto. Stanne certo, non sono un tipo che va in pensione, pur avendone l’età.

Col carattere che ho, penso che lavorerò fino all’ultimo giorno della mia vita, perché “fare” mi appassiona più di qualsiasi cosa, costruire mi diverte, così come colorare i sogni, provando a realizzarli. E, pur essendo vecchio, ne ho di sogni da colorare...

Dopo una certa età ci si accorge del valore delle cose, si attribuisce loro delle priorità e si arriva alla conclusione di voler tralasciare ciò che non ci interessa per dedicarci alle nostre passioni. Le mie? La famiglia, il lavoro e la barca a vela.

Se ripenso agli albori di questa mia storia mi emoziono, non mi sembra vero d’essere dove sono arrivato. Ho iniziato come capomastro e poi, da imprenditore edile, mi sono accostato al mondo del vino per gioco.

Anche dopo anni dentro mi sento più costruttore che vignaiolo, essendo nato da una famiglia di imprenditori edili, ma il mondo del vino mi affascina e mi ha spinto a fare molte più cose di quanto pensassi. Fin dal primo impatto mi ci sono trovato bene, perché anche questo impegno l’ho affrontato a modo mio, con il mio metro di misura, secondo la mia filosofia, quella da costruttore, avendo ben chiaro cosa avrei dovuto fare per realizzare grandi cose.

Sapevo che non avrei dovuto inventare niente che non fosse già stato scoperto; mi sarebbe bastato osservare e porre attenzione a ciò che facevano quelli bravi, ma quelli bravi davvero, che ho ingaggiato per assecondare il mio obiettivo.

Volevo fare bollicine e sono andato in Francia, e dove se no!!! Era il 1975.

Così ho dato corpo al mio progetto di cantina in Franciacorta ed è nata Bellavista. Cosa mi serviva oltre questo? Un territorio che offrisse servizi per sviluppare un tessuto economico di supporto al vino. Fu così che decisi di dar vita ai L’Albereta Relais



Questi sono solo alcuni esempi di quel mosaico che è indispensabile vi sia intorno al vino. Al resto ci hanno pensato altri imprenditori bresciani, bravi quanto e più di me, gli stessi che hanno contribuito a far sì che le cose qui cambiassero in pochi decenni. Si è creato un movimento che ha consentito a Bellavista e al territorio di crescere in maniera esponenziale oltre le più rosee aspettative.

Non è stato tutto semplice; costruire l’azienda e fare un grande vino ha richiesto tempo e notevoli investimenti su cose concrete, oggettive e quantificabili in termini qualitativi, numerici e di risultati. Niente è stato lasciato al caso.

È questo il mio punto forte: far bene le cose.

Se decido una cosa, voglio farla bene e senza mezze misure.

Se sbaglio e sbatto la testa, so che può essere solo colpa mia.

Sono un decisionista, ma anche una persona drastica e esigente, soprattutto nei miei confronti.

Del resto si vive in un sistema economico globale in cui, se vogliamo distinguerci, siamo condannati a fare solo eccellenza e cose belle, e per farle c’è bisogno di avere conoscenze e collaboratori di altissimo profilo professionale, di cui mi sono sempre circondato. Da solo posso prendere le decisioni, ma so che per il loro sviluppo ci vogliono le persone, quelle quelle brave ma brave davvero.

Non so se sono fortunato, ma certamente mi sento un ottimista di natura; vedo solo le cose positive, quelle brutte non mi interessano, le lascio a chi si crogiola nel piangersi addosso dando la colpa agli altri; io guardo avanti e questo ancora mi entusiasma.

Ora brindiamo alla vita, che è una cosa bella.



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