Bubble's Italia Magazine

Anno 4 - Numero 10

14 Dicembre 2020/Bubble's Magazine

L’editoriale

C’è bisogno di coraggio per disegnare il futuro 

E invece il momento che stiamo vivendo sembra spingerci in direzione contraria e l’unica protagonista della scena, in cui siamo ormai tutti coinvolti, è la paura.

Una paura paralizzante, che ci impedisce di dare identità alle situazioni in cui siamo immersi e soluzioni efficaci ai problemi con cui dobbiamo fare i conti tutti i giorni. Pur essendo assetati di risposte, ci ritroviamo spesso a navigare nel dubbio, quasi non ci fosse posto nei nostri pensieri che per l’incertezza. Nel nostro sangue scorre un veleno destinato a innervare inesorabilmente la nostra quotidianità di un’incontrastabile sfiducia e di una rabbia che ci spinge alla ricerca di un colpevole della situazione. Nemmeno quello però sembra placare i nostri timori, richiamandoci piuttosto al nostro essere vecchi e obsoleti di fronte al cambiamento.

Così rimaniamo fermi, come se l’immobilità ci facesse dimenticare che tutto è in movimento. Ci guardiamo inutilmente intorno, quasi in attesa che a indicarci una via d’uscita sia il fato. Al più navighiamo a vista, trasformando il rintocco di ogni campana che risuona nella nebbia nel canto seducente di una sirena che non ci tratteniamo dal seguire una sonorità immaginaria, magari scoprendo solo dopo di essere divenuti preda della vuota eco.

Ed è proprio questa paralisi ad avvolgere quel mondo del vino che ben conosco? Penso di sì e questo lo percepisco nei contatti quotidiani che ho con imprenditori e consorzi, con piccole e grandi cantine.

La sfida che ci attende è disegnare un futuro che vada oltre a questa pandemia. E questo deve essere chiaro a tutti, spero. Mi accorgo che ciò che manca è il coraggio di impegnarsi in questa sfida. Certo quel che stiamo vivendo non passerà senza lasciare strascichi, in parte già ben visibili e quantificabili. Ciò che tuttavia non possiamo permetterci è proprio di stare fermi, magari aspettando un oracolo che ci annunci una buona novella capace di rimuovere o cancellare il presente. E invece è proprio questo immobilismo, reso ancor più tossico dall’improbabile attesa che ciò che si ha di fronte agli occhi si riveli solo un brutto sogno, che sono costretto a constatare nel mondo del vino, il “mio” mondo, quello che ho attraversato i questi ultimi trent’anni apprezzandone coraggio e dinamismo.

Lo scopro fragile, impaurito e senza idee, privo di una visione futura che invece la difficoltà del momento richiederebbe. Difficile tuttavia dare torto agli attori, dato che la cultura da mondo del vino è stata sfrattata ormai da tempo. Quel vuoto ha lasciato il posto soltanto al business, al profitto immediato e a tutto ciò che poteva asservire i mercati con l’intento di arricchirsi giocando facile.

Le competenze vere, quelle nate dalle mani sporche di terra, sono ormai state sopraffatte da una tecnologia divenuta pervasiva e ulteriormente enfatizzata da un virtuale capace di avvolgere nella sua “grande rete” un mondo che ha smarrito le sue radici. Così sono nati i “guru” , saltimbanchi e attori che elargiscono opinioni e sentenze come se fossero portavoci del verbo di DIO. Mi sono trovato ad ascoltare ciò che dicono e documentarmi sui loro progetti e sulle loro competenze accorgendomi che spesso sono vento o specchietti per le allodole.

Così, nel silenzio di un mondo ricco solo di solitudine, la parola è divenuta sterile. Fino a far dimenticare del tutto quella dinamica vitalità che le è invece intrinseca

e che, per decenni, ne ha fatto lo strumento attraverso cui gli uomini si sono mossi nei meandri della storia, accompagnandone lo sviluppo e superandone i momenti di stallo. Per ritornare a fare questo c’è bisogno di coraggio, occorre abbandonare le seduzioni del passato recente per incamminarsi su una via nuova e diversa dalla precedente, perché ci saranno poche cose che resteranno come prima. Una via ancora tutta da disegnare, visto che quello che viene profilandosi, e con cui dovremmo inevitabilmente misurarci, è un mondo del tutto inedito e sconosciuto.

Dobbiamo ripensare al vino, non come prodotto, ma come strumento culturale della nostra esistenza, cercando di capire, prima di tutto, quale dovrà essere il vino che vorremmo si bevesse in futuro. Dobbiamo ripensare a come comunicarlo efficacemente, liberandoci una volta per tutte degli incantatori di serpenti. Dobbiamo restituire il vino alla cultura popolare in cui per secoli si è radicato, avendo la certezza che il “sapere di non sapere” è lo stimolo più grande per crescere. Dobbiamo impegnarci, concretamente, a elaborare un forte programma per il rilancio del Made in Italy puntando tutto sulla creatività abbinandola a quella memoria che ci ha reso grandi. Dobbiamo ricuperare una maggiore etica, rimettendo al centro il lavoro restituendo al “fare” quel ruolo che è sempre stato imprescindibile nel “nostro” mondo.

Dobbiamo evitare di muoverci in ordine sparso, ma farlo insieme, se vogliamo ottenere dei risultati effettivi. “Bubble’s Italia” sta provando a fare questo e anticipando la prospettiva appena indicata, ha pensato di ampliare, diversificare e rimodulare la comunicazione nella quale opera da anni, tentando di crescere per misurarsi, senza paure, col mondo del vino. Non so se ci riusciremo, ma intanto siam cresciuti in questo anno di grandi difficolta e la riprova è questo magazine che avete fra le mani. Stiamo dimostrando che credere nell’idea di “bellezza”, posta al centro del nostro progetto, sia un valore enorme per noi e per qualsiasi singolo produttore abbia voglia di avere più coraggio. È per questo che a gennaio da “Bubble’s Italia”, ancora oggi unico e inimitabile magazine del vino italiano, nascerà anche una raffinata Newsletter di 80 pagine destinata a raggiungere mensilmente chi, in Italia, avrà trovato in ciò che facciamo un suo affidabile punto di riferimento. Analogamente sta per vedere la luce anche “Italian Good Living”: una rivista online in lingua inglese distribuita a livello mondiale. Parallelamente anche il sito web di Bubbles Italia è stato fatto oggetto di un radicale restyling arricchendolo con la nuova sezione “Sommelier a Domicilio”, che presenta con brevi ed efficaci filmati aziende e prodotti legati al mondo delle “bollicine”. Le sorprese però non sono finite qui, stiamo infatti sviluppando in modo finalmente organico il nostro brand “Dormire in vigna”, così come stiamo cominciando ad aprire i Bubble’s Club in Italia, definendo le regole del Club Bubble’s …

A noi il coraggio non manca, come potete capire, e non intendiamo sottrarci alla sfida che l’attuale momento ci lancia. Per questo vi invitiamo a entrare nel mondo Bubble’s restando convinti che in molti non esiteranno a essere al nostro fianco dato che in gioco non è solo il futuro di quel mondo del vino che per noi rappresenta “il nostro mondo”, ma la stessa cultura della quale deve tornare a nutrirsi.

Andrea Zanfi


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