Le terre che determinano le diversità

Da Nebbiolo a Nebbiolo

Il Nebbiolo

Per scoprire il nebbiolo partiamo da un punto, non è detto che sia quello iniziale, ma è sempre un punto sul quale incominciare a ragionare: dal nome di Pedemontis
Pedemontis viene attestato la prima volta nel XII secolo, ai possedimenti dei Savoia posti ai piedi dei monti fra il Po, il Sangone e la Dora Riparia; territorio che successivamente si estese enormemente con l’ampliamento dei possedimenti sabaudi.

L’arco alpino

La carta topografica con cui si indicano queste terre mostra l’arco alpino, una zona collinare e una pianeggiante che rendono evidente la loro origine dal Bacino Terziario post-orogenico, con forma caratteristica a catino.
Qui si evidenziano le successioni sedimentarie di età più recente risalenti a 30 milioni di anni fa, quelle indicate di natura terrigena (i flysch) deposte in un mare interno il cui fondo, abbassatosi  velocemente, ha consentito la  costituzione di conglomerati di arenarie, marne-argille gialle e di argille verdi ricche di fossili marini.
Gli affluenti a destra del fiume Po, tra cui Tanaro, Bormida e Scrivia, attraversano invece quella parte della regione collinare che, a differenza dell’altra, non è stata ricoperta da ghiacciai quaternari.
In una stretta fascia collinare, tra gli sbocchi della Dora Baltea e del Sesia, si trovano rocce verdi ultra basiche, seguite a est dai porfidi permiani e da formazioni sedimentarie del Mesozoico.

Su questo substrato roccioso, ricoperto da depositi fluvio-glaciali, si sviluppano le zone del Boca, del Bramaterra, del Gattinara e del Ghemme.

Le Langhe

Il cuore delle Langhe, posto a destra del fiume Tanaro si divide nell’Alta Langa, costituita da rocce meno erodibili e nella Bassa Langa, caratterizzata da rilievi collinari più morbidi, di maggiore impronta viticola. I terreni risalgono al periodo del Miocene medio e superiore. Sono costituiti da marne con intercalazioni sabbiose.  A destra del Tanaro, in provincia di Cuneo, sempre nel Bacino del Terziario, si trova la zona del Barbaresco, posta tra i comuni di Treiso, Neive e Alba.

Il Barolo

Procedendo verso sud, tra i 250 e i 500 metri s.l.m. si apre la zona del Barolo, che presenta colline medio-alte, soleggiate e protette dai venti del nord. Sulla sponda sinistra del fiume Tanaro, si estende la zona del Roero, caratterizzata da una successione di argille, marne e sabbie di origine Miocenica e Pliocenica dove vengono coltivati vitigni come il Nebbiolo, l’Arneis e il Cortese.

La Valtellina

L’altra zona viticola a cui è interessato il Nebbiolo attigua a quella piemontese è situata nella parte settentrionale della Lombardia, in provincia di Sondrio, tra le Prealpi Orobiche e le Alpi Retiche: la Valtellina.

La zona percorsa, quasi interamente dal fiume Adda, ha un  clima può essere classificato come endo-alpino e per la sua disposizione di valle “traversa” da est a ovest.
I vigneti sono localizzati sul versante esposto a sud in una fascia altimetrica che si estende dai 300 ai 700 metri s.l.m.
Si tratta di una zona disegnata da terrazze e da conoidi alluvionali e glaciali, caratterizzati da suoli di media profondità con substrato roccioso di origine metamorfica (scisti e gneiss), dalla tessitura franco-sabbiosa talvolta con scheletro abbondante. 

La Val d’Aosta

In Val d’Aosta fra l’Alta Valle, che va da Courmayeur ad Avise, la Media Valle quella centrale, più ampia e soleggiata, che va da Arvier a Montjovet, e la Bassa Valle che da Saint-Vincent conduce a Pont-Saint-Martin quella che interessa maggiormente il nebbiolo è proprio quest’ultima.
Qui i terreni viticoli si sviluppano proprio su terrazzi di origine glaciale, su cumuli di antiche frane e su piani alluvionali. Queste caratteristiche si percepiscono proprio salendo dal Piemonte incontrando i primi vigneti a Pont-Saint-Martin e Donnas, posti su terrazze con muri a secco costruiti con materiali di origine glaciale derivanti da matrici metamorfiche, che sorreggono spesso impianti a pergole. I suoli che sono derivati e sono ricchi di scheletro e sub-acidi.