Cialde di Santa Lucia

A Foligno si preparano come una volta

Testo di Sara Stangoni

Cialde al gusto di anice

L’aroma dolciastro è inconfondibile. Le cialde di Santa Lucia sono un rito che si ripete ogni anno nella città umbra di Foligno il 13 dicembre. Sottilissime e fragranti come un’ostia, sono preparate con semplici ingredienti: farina, zucchero, olio, vinsanto, anice e acqua. La pastella morbida si schiaccia tra antichi “ferri” da camino arroventati sul fuoco e la cialda è pronta in pochi istanti. Può essere liscia o decorata, dipende dai ferri. La tradizione li vuole istoriati con monogrammi e stemmi di famiglia per raccontare di illustri cognomi, date e formule beneauguranti. In alcuni ferri antichi sono incisi segni che collegano Santa Lucia alla rinascita del sole e della luce con l’arrivo dell’inverno “nel giorno più corto che ci sia”, come cita un detto popolare.

Dolci in omaggio a Santa Lucia

La forma delle cialde richiama, secondo alcuni esperti, gli occhi che la martire Santa Lucia tiene in mano nell’iconografia cristiana. Forse per questo motivo sono cucinate e regalate proprio nel suo giorno, il 13 dicembre. Le cialde di Santa Lucia a Foligno si cucinano ancora come nel Cinquecento, quando erano protagoniste di feste religiose. Il ferro da cialda nasce, infatti, come strumento liturgico per preparare nei conventi le ostie consacrate.

Un’antica tradizione di Foligno

Per gli abitanti di Foligno è una ricorrenza molto attesa, in ricordo del monastero di Santa Lucia dove le monache di clausura le preparavano per la città nel giorno della santa. Erano vendute in bancarelle improvvisate, oltre che preparati in casa, e scambiate come dono augurale. Comprare le cialde di Santa Lucia è ancora oggi un atto di devozione verso un’identità antica e soprattutto segno di buon auspicio.

Il ferro da cialde del XII secolo

Il ferro liturgico più antico risale al XII secolo ed è conservato al Museo del Vino di Torgiano (MUVIT) in provincia di Perugia, dove è esposta una collezione di oltre 100 pezzi. I piatti sono opere d’arte: con un diametro di circa 15 cm, sono collegati tra loro da due barre lunghe da impugnatura. Le immagini incise e cesellate in negativo evolvono da quelle liturgiche, come Tao francescano o agnello sacrificale, alla simbologia profana riccamente decorata, quando in età rinascimentale i ferri entrano nell’uso quotidiano: motivi vegetali, animali, fasi lunari, motti, stemmi araldici. Ancora oggi molte famiglie di Foligno custodiscono con gelosia questo strumento appartenuto agli antenati. E così la cialda di Santa Lucia sa di anice e identità.

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