Diego Planeta

Lo sguardo lungimirante di un visionario illuminato

Diego Planeta

Diego Planeta

Se ripercorriamo la sua vita, ora che se n’è andato, non possiamo restare indifferenti davanti alla sua visione: a vent’anni intuì che la Sicilia poteva dare di più. Per prima cosa, trasformò l’azienda cerealicola di famiglia in viticola; con le prime uve tra le mani, avvolto dai profumi di frutta, gli occhi suggerirono di puntare sulla “qualità” – un suo punto essenziale nella produzione –  che lo spinsero ad agire, con grande trasporto, per creare progetti e sistemi di territorialità. Autoironia e carattere, dopo aver fondato la Cantina Settesoli nel 1964, riuscì a farla diventare la più grande cooperativa del mediterraneo.  

Illuminato e illuminante, non si limitava alla sola osservazione ma a mettere in pratica la sua visione a lungo termine. Per farlo infatti non esitò a chiedere supporto a personaggi del calibro di Attilio Scienza e Giacomo Tachis. Investe in innovazione, rende i vini siciliani internazionali. Un carisma tale da renderlo una figura adatta a ricoprire cariche importanti quali vicepresidente Assovini di Sicilia e presidente dell’Istituto regionale della Vite e del Vino. Fu nominato Cavaliere del lavoro da Ciampi nel 2004 ma, ben più importante, fu tra gli ideatori della D.O.C. Sicilia nel 2012.

Quando assaggeremo un vino siciliano d’ora in avanti bisognerà ricordarsi che, oltre il vino, c’è e c’è stato un pensiero che non si rivolge a una singola unità, ma a un intero indotto produttivo che coinvolge, oggi, 8mila aziende vitivinicole. Sicilia e Planeta, un binomio che simboleggia trasformazione e impegno, una volontà di cambiamento avvenuto tra la fine degli anni ottanta e novanta. Un processo iniziato con le parole del padre “ora tocca a te” pregne di responsabilità.

A Planeta dobbiamo la creazione di nuove cantine. Di nuovi vini. Di movimento, per una Sicilia che si è vista cambiare e isola risorsa su cui investire. La crescita avvenuta in questa regione ha coinvolto nuove generazioni mutuando per sempre l’approccio all’agricoltura rendendola organizzata, identitaria e migliore.
“Ora tocca a noi e a voi”.

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