Domaine Faiveley: cambiare per restare se stessi

Lo scenario, la terrazza panoramica del ristorante Ceresio 7, è tanto suggestivo da lasciare senza fiato. Non però come lo saranno i vini Domaine Faiveley che, nel corso di una quasi primaverile serata milanese, sono stati presentati dalla Sagna S.p.A., dinamica società torinese ben nota per le grandi etichette di vini e distillati che, da oltre novant’anni, importa nel nostro Paese. E che tra l’altro importa in esclusiva, da ben venticinque anni, la produzione vitivinicola questo storico e prestigioso domaine di Borgogna, conosciuto in tutto il mondo per i suoi vini.

A guidare la degustazione dei vini Domaine Faiveley, presentata da Massimo e Leonardo Sagna, due personaggi ai vertici della maison borgognona: l’enologo Jéröme Flous e il responsabile dell’export Carl-Stéphane Cercellier. Un supporto non da poco per una degustazione chiamata a verificare una grande scommessa, concretizzatasi solo in tempi relativamente recenti: imprimere ai vini Faiveley una maggior bevibilità anche sul breve termine, salvaguardandone però al contempo quella struttura che in sette generazioni ha saputo rendere la maison francese così prestigiosa.

I nomi dei vini Domaine Faiveley che arrivano in tavola sono celebri e ricchi di storia. Si parte con il Bourgogne 2016 base, per proseguire prima con i premier cru Nuit-St-George Les Porêts e Gevrey-Chambertin Les Cazetiers, poi con i gran cru Corton “Clos de Cortons Faiveley” e Mazis-Chambertin, tutti del 2016. La degustazione punta poi su due di questi vini, di annate però in grado di lasciar trasparire la forza del processo di invecchiamento in corso: il Corton “Clos de Cortons Faiveley” gran cru 2009 e il Gevrey-Chambertin Les Cazetiers premier cru 2007.

La scommessa lanciata da Jéröme Flous, piuttosto coraggiosa nel suo obiettivo di cambiare lo stile dei vini del Domaine Faivelay senza alterarne il tratto tradizionale, ci è sembrata indiscutibilmente riuscita. Se infatti i vini del 2016 hanno indubbiamente attestato l’acquisita bevibilità del loro consumo su tempi brevi, quelli del 2009 e 2007 sono risultati la riprova del fatto che essi, anche bevuti dopo 10 anni, mantengono una forza straordinaria. Peraltro ancora tutta da esplorare, visto che il loro processo di invecchiamento sembra avere tutte le carte in regola per proseguire ancora a lungo.

Testo di Piergiuseppe Bernardi

www.domaine-faiveley.com

www.sagna.it

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