Il virus gourmet

Se lo Stato distrugge la ristorazione

di Piergiuseppe Bernardi

Quando il turismo ti prende per la gola…

La forza del turismo italiano è indubbiamente costituita da paesaggi suggestivi, dall’atmosfera magica di molti borghi e città, dall’unicità di un patrimonio storico-artistico davvero d’eccezione. E chi dall’estero viene in Italia, non di rado innamorandosene, ci viene per “vivere” questi luoghi. Che tuttavia non sarebbero gli stessi se a far loro da sfondo non ci fosse anche un’enogastronomia di eccellenza, resa unica da una ristorazione capace di dar vita a piatti che tutto il mondo ci invidia.   

Un’opportunità mancata per miopia

La miopia dei Governi, ormai da decenni intenti a ridurre la bellezza del nostro paese a usurato slogan, appare ben visibile nella incapacità di trasformare il turismo in un’industria in grado di fare davvero da volano ad un’economia ormai stagnante. E già boccheggiante da ben prima che questa crisi rendesse borghi e città della penisola desolatamente vuoti e imprimesse alla “dolce vita” italiana, divenuta nell’immaginario internazionale un vero e proprio must, una forse fatale battuta di arresto.

Chi la vorrebbe un’Italia così? 

È difficile immaginarsi l’Italia senza ristoranti, senza pizzerie, senza trattorie, senza caffè. È questa però l’Italia che, complice una pandemia certo da non sottovalutare, abbiamo vissuto in questi mesi e vivremo nei prossimi: un’Italia che, sottratta a una socialità tradizionalmente legata al cibo, rischia di veder alterata la sua stessa fisionomia. Viene dunque da chiedersi perché il Governo abbia deciso nei giorni scorsi di aprire i centri commerciali, con l’inevitabile risultato di assistere a incredibili assembramenti, tenendo invece chiusi la sera ristoranti e trattorie ormai attrezzati a gestire il distanziamento. 

Un’approssimazione dalle ricadute devastanti

Alla domanda non c’è risposta. Difficile credere che qualche remoto laboratorio abbia scoperto che il Covid-19 sia un raffinato gourmet, irrefrenabile appassionato di ristoranti e trattorie, e restio invece ad entrare nei centri commerciali. Più probabile che anche questa incomprensibile scelta di penalizzare i ristoratori, pur spacciata per “scientifica”, sia invece soltanto il frutto della disorganizzata approssimazione che ha dominato la gestione di questa pandemia. Col risultato, in questo caso, di veder spazzato via proprio un settore economico che, del nostro Paese, costituisce una risorsa di prim’ordine e uno dei più attrattivi richiami sul piano turistico.

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