La creatività della cucina? Cercatela nella Mixology!

Quando, in una cittadina statunitense vicina a Los Angeles, a fine 2013 la Trattoria Neapolis lo propose, furono in molti a storcere il naso. Sia il mondo della mixology, in Italia ancora intento a darsi un’identità specifica, sia quello dei commentatori, forse troppo restii a dar credito a una sperimentazione così audace, non mancarono di guardare ad essa come a una sorta di “americanata”. Che cosa poteva avere di seducente – agli occhi di un italiano – un cocktail a base di vodka “mixata” con acqua, aceto balsamico, pepe, aglio, basilico e polvere di funghi porcini, proposto in abbinamento a una mozzarella e a una spuma di Parmigiano?

In realtà un analogo tentativo era stato fatto anche in precedenza, e proprio da due ben noti e pluripremiati pizzaioli italiani: gli abruzzesi Valerio Valle e Biagio Saccomandi, la cui creatività aveva tuttavia scelto una via analcolica. E l’esito del percorso era stata la nascita di una “pizza liquida”, nella quale gli ingredienti più tipici del più conosciuto prodotto italiano al mondo si trasformavano negli elementi portanti di una bevanda. Forse per quel momento fin troppo originale, ma chiamata tuttavia a fare da capofila a un percorso di ricerca che la mixology, nemmeno troppo lentamente, avrebbe messo a frutto.

Proprio quei drink, all’epoca risultati un po’ eclettici, sembrano rivelarsi oggi come l’espressione di un’acuta lungimiranza, venuta forse solo troppo presto. Così almeno sembrerebbe dalle quattro direttrici fondamentali della mixology del futuro emerse nel corso di Diageo Reserve World Class 2017, la più importante competizione mondiale di barman: l’eco-sostenibilità, segno di una cresciuta coscienza ambientale dei consumatori; la capacità di connotare e dare notorietà al proprio locale; l’attitudine a indurre ad una sperimentazione “casalinga” della preparazione dei cocktail; e infine proprio l’interazione tra il drink e il cibo.

Ad essere destinata a diventare determinante nella prossima evoluzione della mixology, complice anche una stagione nella quale il grande circo degli chef star ha impresso al mondo del cibo una rilevanza sociale senza precedenti, sembra dunque essere una consapevole e ricercata “contaminazione” dei cocktail da parte di questo stesso mondo. Prepariamoci dunque, per il nuovo anno, ad assaggiare cocktail al fois gras e drink al grasso di carne. O, più semplicemente, a ritrovarci nel bicchiere un gin reso unico dall’inconfondibile sapore della pizza.

Testo di Piergiuseppe Bernardi

www.theworldclassclub.com

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